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Come trasformare la scrittura in unʼabitudine

Alla ricerca della propria forza nella scrittura

Scrivere per pubblicare

Sapete che cosa occorre per scrivere un libro? Soltanto una cosa: lʼabitudine. A cosa abituarsi? A scrivere, tutto qui.

Al di là di tutto quello che leggiamo ogni giorno sulle regole di scrittura, sulla passione, su come strutturare la storia, creare i personaggi, ecc., al di là di tutte queste chiacchiere, per scrivere un libro bisogna scriverlo.

Bisogna scrivere e basta.

Scrivere è sempre la parola magica. Abituarsi a scrivere è la soluzione ai problemi dello scrittore, è la vittoria sul blocco della pagina vuota.

Trovare il momento più adatto per scrivere

Quando scrivete voi? A che ora del giorno?

Quando scrivo un articolo per il blog, non ha importanza lʼora. La sera io mi spengo, quindi dopo le 18,30 non creo più nulla, sono stanco, ho bisogno solo di staccare, spengo il pc e mi metto a leggere.

La narrativa mi richiede molta più energia della scrittura per il web, perché dietro cʼè un reale lavoro di creazione, quindi di creatività. Non posso scrivere narrativa a qualsiasi ora.

Ogni scrittore deve trovare il momento più adatto per scrivere, quello che frutta di più. Cʼè chi scrive di notte e, anche se io non capisco come ci riesca, lʼimportante è che funzioni. Ho letto di gente che si alza la mattina prestissimo – quando per gli altri è notte – e scrive.

La ricerca del momento migliore è il primo passo da compiere, perché migliora lo stato dʼanimo, lʼapproccio alla scrittura e quindi ci permette di essere più produttivi.

Scrivere nellʼambiente più confortevole

J.K. Rowling ha scritto il primo romanzo di Harry Potter in un pub. Per me questo sarebbe impensabile. Non riesco a scrivere con gente attorno. Ma lei lo ha fatto e ha creato uno dei personaggi più riusciti, ha creato una saga letta in tutto il mondo.

Quindi è possibile. Sì, è possibile scrivere un romanzo in un pub. Ma anche per strada, seduti su una panchina, o in un parco o in una biblioteca.

Siamo tutti diversi, ognuno di noi trova il suo comfort in base ai suoi gusti e alla sua personalità. Ognuno di noi ha il suo ambiente di riferimento, quello più confortevole per scrivere.

Lʼambiente non è da sottovalutare, perché rappresenta tutto ciò che amiamo condensato in un piccolo spazio. Il nostro ambiente siamo noi. Per la Rowling il suo spazio era quel pub. Stendhal ha scritto La certosa di Parma rinchiuso dentro casa sua, al numero 8 di rue Caumartin a Parigi.

Vagliare le idee: focalizzarsi su un solo progetto

Quando mi facevo prendere dalla frenesia di scrivere romanzi, finiva che non ne iniziavo nessuno. Aprivo il file e iniziavo a lavorare sul progetto, poi la mente andava a un altro e allora aprivo un secondo file e portavo avanti quellʼaltro progetto.

Quando ho scritto quel libro in quattro mesi, non ho pensato ad altro, ho lasciato perdere anche il mio romanzo, ché necessitava di alcune riflessioni, per concentrarmi sulla scrittura di quel libro.

Sapete quando ero focalizzato su un progetto per volta? Quando scrivevo a mano e non avevo il computer. Non avevo file da aprire. Mi veniva in mente unʼidea e iniziavo a scrivere su carta da riciclo.

In quel modo ho potuto scrivere diversi racconti, cosa che ora mi riesce più difficile. Perché? Perché scrivo al computer e sono distratto da mille cose.

Tornando però al discorso della focalizzazione: bisogna portare avanti un progetto per volta, almeno per me questa è la soluzione per concludere una storia, un libro.

Organizzare lʼopera da scrivere

Scrivere un libro di getto? O pianificare la storia? Per me vince la seconda opzione.

Ho scritto il mio primo romanzo nel 1994: completamente di getto. Risultato? Spazzatura. Neanche un editing invasivo potrebbe salvarlo.

Il mio libro sul blogging è andato avanti senza problemi, perché per circa due settimane ho pensato solo al progetto, alla sua pianificazione, a come organizzare il materiale e le idee.

Unʼopera letteraria non è solo creatività, è anche organizzazione, perché rappresenta un flusso di pensieri che necessitano di essere organizzati, strutturati per rendere lʼintero corpus comprensibile al lettore e per non perdersi nel marasma di parole.

Lʼorganizzazione fa parte delle abitudini da prendere, anzi è uno degli elementi per abituarsi a scrivere, perché nessun lavoro, nemmeno la scrittura, può essere svolto bene senza una buona organizzazione.

Evitare troppi paletti

Anche se qui parlo spesso di regole, a me le regole stanno strette. Sono un mezzo anarchico che ama lʼordine e il rispetto delle leggi. Controsensi che fanno parte della mia personalità.

Una delle regole che leggo spesso sulla scrittura è quella di fissare un tot di parole da scrivere al giorno. Cʼè chi scrive 500 parole in un giorno e chi 2000. In questo momento io ho già superato le 1800, ma non è una regola.

Non so se riuscirei a scrivere 2000 parole di narrativa al giorno. Forse, quando scrivevo su carta, lʼho anche fatto. Anzi, sicuramente è così. Ma, come ho scritto prima, non cʼera il computer, cʼera la buona carta con la biro.

Il mio romanzo sta andando avanti anche se non ho più scritto alcuna parola. Ho dovuto riprendere il mano il progetto, perché cʼerano alcuni punti non chiari. Ho eliminato 3 capitoli, quindi il romanzo è tornato indietro, in un certo senso.

Ma quasi ogni giorno riprendo quel progetto e rispondo alle domande che ho scritto. Risolvo i problemi che aveva la storia, anche se ogni domanda spesso ne fa nascere altre. Anche questo è scrivere, anche questa è scrittura creativa.

Troppi paletti, troppe imposizioni non facilitano la scrittura, la rallentano, semmai. Scrivete quindi finché riuscite a scrivere. Se oggi scrivete 4000 parole, va bene, se domani ne scrivete soltanto 80, va bene lo stesso. Il romanzo procede comunque.

Evitare troppe pause nella scrittura

Ha senso iniziare a scrivere un romanzo oggi e riprenderlo fra due mesi? No, per me non ne ha nessuno. Si rischia di perdere passione, stimoli, concentrazione e voglia, soprattutto.

Quando scrivevo racconti a mano, iniziavo a scrivere e smettevo soltanto quando dovevo fare altro. I racconti finivano, si accavallano uno sullʼaltro, non erano incompiuti come tanti progetti che ho ora.

Ho deciso di non portarne avanti più di uno per volta, né di fare lunghe pause nella lavorazione. Quei quattro mesi di scrittura sono stati continui, al massimo ho smesso nel fine settimana, lʼunico periodo in cui non scrivo quasi mai.

Pause lunghe ci allontanano dal libro da scrivere. Ce lo fanno persino dimenticare. A me è successo: intere settimane senza riprendere in mano il romanzo e alla fine era uscito dalla mia mente.

Fare tesoro del proprio tempo a disposizione

Avere due ore di libertà per scrivere e usarle per girovagare per internet e scrivere poi soltanto una frasetta non ha senso. Sono due ore perse. Meglio allora concentrarsi per mezzʼora e scrivere. Scrivere sul serio.

Il tempo a disposizione, come dicono quasi tutti, è poco. Siamo tutti felici delle grandi innovazioni tecnologiche che ci hanno semplificato la vita, però ci hanno tolto più tempo nella giornata. Strano, no?

Il segreto, allora, è concentrarsi per aumentare la produttività. Far diventare quel poco tempo di cui disponiamo un vero tesoro: un tempo che deve fruttare, che deve farci produrre e non gironzolare senza ottenere nulla.

Uno dei motivi per cui spengo il computer intorno alle 18,30 è perché da quel momento non sono più produttivo. Da quellʼora fino alle 19,30 o oltre non facevo altro che vagare nel web, da un social allʼaltro, da un blog allʼaltro, ma di fatto non leggevo nulla, non scrivevo nulla, non imparavo nulla. Perdevo solo tempo.

Considerare metodi estremi

Nellʼautunno del 1830 Victor Hugo – come scrisse sua moglie Adèle Foucher nelle memorie intitolate Victor Hugo raconté par un témoin de sa vie publié – comprò una bottiglia di inchiostro e si rinchiuse in casa per scrivere Notre-Dame of Paris e poterlo consegnare, come previsto, nel febbraio 1831. Per lʼoccasione si vestì soltanto con un grosso scialle di lana, rinchiudendo i suoi abiti in modo da non avere la tentazione di uscire di casa.

Come la vedete come scappatoia?

Ecco perché dico che bisogna trovare un modo per stare lontani dal web: perché, almeno per me, è lʼunico modo per poter scrivere in santa pace. Metodi estremi. Qualche volta sono necessari.

Leggere ciò che serve alla documentazione

Involontariamente mi ha dato questʼidea lo scrittore Riccardo Coltri in uno scambio di email. Stava leggendo un saggio per documentarsi su una storia, anziché leggere un romanzo.

Io la chiamo ottimizzazione dei tempi. Devi leggere? Sì, per forza, altrimenti non puoi scrivere. Ma devi anche documentarti. Perché non unire le due cose?

Sembra banale, ma finora io ho aggiunto libri a libri, allungando i tempi di lettura e anche di scrittura.

Eliminare al massimo le distrazioni

Lo ripeto fino alla noia: quando scrivevo su carta, non avevo distrazioni. Ergo: computer e web mi distraggono. Quando sono in campagna, riesco a scrivere perché non ho la connessione e quella dello smartphone è più lenta di una lumaca, quindi è come non averla.

Che cosa è una distrazione?

Non lo so. O, almeno, io conosco le mie, come voi conoscete le vostre. Per me scrivere in un pub sarebbe impossibile sia per le distrazioni sia perché viene a mancare quella riservatezza che mi caratterizza come persona. Ma per Joanne Rowling un pub non ha rappresentato una fonte di distrazione.

Riconoscete ciò che vi distoglie dalla scrittura e eliminatelo dalle vostre sessioni di scrittura.

Trasformare la scrittura in una vera passione

Alla fine ciò che conta davvero è la passione che mettiamo in ciò che facciamo. Se davvero scrivere è una nostra passione, allora scriviamo e basta. Se ci piace scrivere ma non riusciamo a concludere nulla, non troviamo quellʼabitudine alla scrittura che ci permette di portare a termine i nostri progetti letterari, allora dobbiamo trasformare la scrittura in una passione sincera.

Dobbiamo rispondere a una serie di domande:

  • voglio davvero scrivere?
  • Voglio scrivere una storia?
  • Voglio scrivere quella storia?
  • Voglio arrivare alla pubblicazione?
  • Mi fa sentire bene scrivere?
  • Scrivere è parte di me o potrei vivere senza?

Dalla natura delle risposte – se positive o negative – capiamo se scrivere è ciò che vogliamo davvero. Se è una passione o il trastullo di un mese.

Conoscere i propri limiti e non superarli

Non superarli? Ma se tutti dicono il contrario!

Il mio limite di concentrazione sono le 18,30. Poi i miei occhi e la mia mente sono stanchi e hanno bisogno di altro. Da quellʼora ho bisogno solo di leggere, mangiare, guardare un film alla TV o, se non cʼè nulla che mi aggrada, continuare a leggere. Oppure andare al cinema o a mangiare una pizza con qualcuno.

Da quellʼora per me inizia il rilassamento totale. Devo ricaricarmi. Al mattino, dalle 6,30, sono di nuovo attivo.

Devo superare quel limite? No, non se ne parla nemmeno. Non ne vedo il motivo. So che dopo quellʼora non sono più produttivo né creativo, quindi perderei solo il mio tempo, quando invece posso guadagnarlo leggendo.

Ricercate un vostro metodo personale

Questo è il mio metodo, sono i passi che compio per trasformare la scrittura in unʼabitudine che mi porti a completare le opere che inizio. Con questo metodo la mia scrittura raggiunge una sua forza, si nutre.

Come trasformate voi in unʼabitudine la vostra scrittura? Come riuscite a scrivere ogni giorno con metodo?

32 Commenti

  1. LiveALive
    25 maggio 2015 alle 07:51 Rispondi

    Non posso permettermi di riflettere sugli orari: quando posso, posso. A volte mi viene naturale in treno. Di norma però scrivo bene solo a notte fonda, tra mezzanotte e le quattro: c’è calma, mi distraggo meno, e ho non so che stato d’animo sintesi di serenità e inquietudine.
    Scrivo solo in camera mia.
    Gli antichi, gente come Baldassare Castiglione, lavorava per decenni a uno stesso libro. Libri importanti richiedevano anche 15 anni di lavoro. Tolstoj è rimasto anni su Guerra e Pace e l’ha riscritto integralmente almeno sette volte. Goethe ha speso sopra il Faust addirittura 60 anni. Noi abbiamo perso la capacità di dedicare a una sola opera una così lunga attenzione.
    Poi ci sono tutta una serie di metodi “predispositivi” che riguardano bizzarrie della propria psicologia. Per esempio, d’Annunzio e, mi pare, Camilleri, per scrivere indossano vestiti da festa. Ho anche un amico che fa lo stesso. Pare aiuti perché dà loro l’impressione di fare qualcosa di importante, da prendere sul serio.
    ***
    Io non credo di avere un qualche talento per la scrittura. Io sono anzitutto un teorico, volendo un tecnico (non un critico). Questo perché non ho la minima predisposizione creativa: c’è gente che tira fuori idee su scene, personaggi, situazioni interessanti con niente. Io invece credo che, in tutta la mia vita, non mi sua mai venuta una idea originale così. Però provo comunque a scrivere. Potrei vivere senza scrittura? Ma certo: io rinuncerei volentierissimo anche a mangiare e bere se potessi vivere senza, rinuncerei anche alla musica, alla pittura, finanche alla globalità dei miei cosiddetti amici. L’unica cosa a cui non posso rinunciare è un amore. Però scrivo lo stesso, perché non c’è motivo per cui debba rinunciarci. Perché lo faccio? Immagino perché ho letto cose che mi hanno emozionato, e vorrei riuscire a emozionare pure io. Io però non credo si aver mai voluto raccontare una storia. Più spesso ho voluto esprimere una idea concreta, oppure mostrare uno stile, o mostrare uno schema… È difficile da spiegare XD

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 13:51 Rispondi

      Concordo che oggi nessuno o quasi nessuno si dedichi così tanto a un libro. C’è più fretta, forse perché sono aumentati gli scrittori.
      Io scrivo con abiti da casa, con cui non esco, e in pantofole.
      Forse la tua strada è quella del teorico e del tecnico :)

  2. Chiara
    25 maggio 2015 alle 09:44 Rispondi

    Bell’articolo, Daniele, sicuramente utilissimo!
    D’accordo con il fatto che i limiti fisici non debbano mai essere superati (quelli psicologici sì, se dipendono da paure e paranoie): proprio la settimana ho avuto un collasso perché non riuscivo più a reggere certi ritmi (di lavoro, soprattutto) e sono dovuta rimanere tre giorni in mutua.
    Io per esempio non riesco a scrivere dopo pranzo, perché mi viene sonno, mentre sono particolarmente creativa nel tardo pomeriggio e prima di cena (dalle 16 alle 20). La scrittura notturna mi piaceva tantissimo ai tempi dell’università, ma ora non riesco più a reggerla.
    Non mi sono data dei paletti relativi al numero di parole, ma cerco di mantenere il proposito dei cinque giorni a settimana sul romanzo: se sono troppo stanca per scrivere, pianifico, faccio ricerche, revisioni. Per ora lo sto mantenendo.
    Per quel che riguarda i metodi estremi, avevo provato la “strategia del vuoto” (non ricordo quale scrittore l’abbia ideata) che funziona più o meno così: “okay, nessuno mi costringe a scrivere se non ne ho voglia, però nelle due ore in cui avevo programmato di scrivere non posso fare nient’altro: niente internet, letture, film ecc…” Ecco: a me sembra una forzatura, perché se una persona ama scrivere il desiderio è spontaneo… :)

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 13:53 Rispondi

      Grazie :)
      A me viene sonno solo dopo le 22, per fortuna. Ma non riesco a scrivere narrativa se ho troppi pensieri per la testa.
      La tecnica del vuoto non credo possa funzionare con me.

  3. Salvatore
    25 maggio 2015 alle 10:43 Rispondi

    Per scrivere un romanzo, un buon romanzo dovrei dire, servono solo tre cose: concentrazione, tempo e una buona idea. Non sono cose facili da trovare. Non sempre il momento più adatto per scrivere (adatto per se stesso) è possibile dedicarlo alla scrittura. Ad esempio, io, ho scoperto che scrivo molto meglio al mattino, in particolare tra le 8:00 e le 10:00. Peccato che in quel momento della giornata, normalmente, sono in ufficio a fare altro…

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 13:55 Rispondi

      La concentrazione è una cosa che non riesco ad avere in questo periodo. L’orario più giusto per me non lo conosco, so solo quello impossibile: la notte.

  4. Danilo (IlFabbricanteDiSpade)
    25 maggio 2015 alle 12:28 Rispondi

    Il primo romanzo (breve) l’ho scritto di getto, dopo anni di racconti, versi e quanto di più personale potevo buttare giù su carta. Il risultato è stato un casino: l’editor mi ha massacrato, dicendomi che le potenzialità c’erano e la storia di fondo era viva, ma mi perdevo in alcuni passi, dimenticavo cose, aprivo flashback senza chiuderli eccetera.
    Finito il suo lavoro, ho pensato: faccio prima a riscriverlo che a correggerlo. Altro casino.
    Ho iniziato la riscrittura, ma dopo un paio di settimane sono stato fagocitato dagli impegni e ho dovuto stoppare. Conosco perfettamente luogo e momento più adatti a scrivere, ma sto cominciando a pensare che ci sia una specie di volontà divina che si ostina a mettermi i bastoni tra le ruote. Ed intanto, il libro è lì ad attendermi, in perenne attesa. Dovrei andare a vivere in montagna e chiudermi in una baita, senza telefono, per tre mesi. Sono certo che tornerei a casa col romanzo finito.

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 13:57 Rispondi

      La tecnica della baita in montagna mi piace :)
      Isolamento completo, senza nemmeno l’elettricità, mi porto solo i libri e la carta per scrivere.

  5. Tenar
    25 maggio 2015 alle 16:09 Rispondi

    Se ho una storia da scrivere la devo scrivere. È un imperativo, un bisogno fisiologico. Quindi ritaglio in tempo dove posso, quando posso. Di base mi piace scrivere seduta sulla mia poltrona preferita, con la musica di fondo, ma questi sono giorni incasinati, quindi è anche andato bene il tavolo della bidelleria, in attesa che finisse il consiglio di classe che precedeva il mio. Le miei abitudini, quindi, sono ampiamente trattabili, quando c’è l’urgenza di lavorare a una storia.

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 16:38 Rispondi

      Beata te che riesci a farne un imperativo. Non riuscirei mai a scrivere in ambienti che non mi sono congeniali.

  6. Lisa Agosti
    25 maggio 2015 alle 17:35 Rispondi

    Questo articolo potresti averlo scritto apposta per me oggi. Hai colpito e affondato ogni mia possibile scusa e titubanza. Sono giorni che non scrivo una parola, trovando giustificazioni ridicole. La verità è che basta poco a farsi prendere dai troppi impegni quotidiani e quelle due ore rubate alla scrittura ogni mattina aiutano ad arrivare a sera meno stanchi. Purtroppo basta poco a perdere il ritmo ed è molto difficile ricominciare a scrivere con costanza.

    • Daniele Imperi
      25 maggio 2015 alle 17:53 Rispondi

      Sì, è vero, il ritmo lo perdi presto, io l’ho perso, per esempio, da quando ho dovuto rimettere mano alla trama del romanzo.

      • mariella
        28 maggio 2015 alle 09:24 Rispondi

        Non rimettere mano alla trama per iscritto, seguila e poi ti porterà lei da qualche parte

        • Daniele Imperi
          28 maggio 2015 alle 10:50 Rispondi

          Ciao Mariella, benvenuta nel blog.
          In che senso per iscritto? Scrivi con la trama nella mente?

  7. Alice
    26 maggio 2015 alle 11:20 Rispondi

    ecco, questo post mi è davvero utile e di interesse.
    sono una che si lascia abbindolare e distrarre dalle mille luci fatue, di cose comunissime…
    il frigorifero, l’iphone, la polvere in terra, il ferro da stiro…
    tutto concorre a togliere l’attenzione da ciò che vorrei scrivere.
    solitamente, nelle prime ore del giorno, che per molti sarebbero notte, rendo al massimo delle mie possibilità, ma dovrei non staccarmi per andare al lavoro alle 8

    • Daniele Imperi
      26 maggio 2015 alle 11:24 Rispondi

      Il ferro da stiro non serve più :D
      Il problema di scrivere di notte è proprio quello: come riesci a non addormentarti al lavoro?

      • Alice
        28 maggio 2015 alle 13:25 Rispondi

        …ho una tenuta incredibile….
        ma oltre le 23 fatico a stare sveglia

        • Daniele Imperi
          28 maggio 2015 alle 13:42 Rispondi

          Ah, pure io, ma da sempre succede.

  8. Grazia Gironella
    28 maggio 2015 alle 22:06 Rispondi

    Potrei avere scritto io questo articolo, per quanto sono d’accordo. In questi dieci anni ho scritto tanto e passato periodi psicologici molto diversi, e lo confermerei mille volte: rendere la scrittura un’attività quotidiana è la chiave. La storia si raffredda nella nostra sensibilità quando scriviamo a macchia di leopardo, e i dubbi tipici dello scrittore alzano la voce. Quando scrivi ogni giorno non sei né esaltato, né seccato, né su di giri: sei lì, nella storia, e basta. E’ questo genere di tranquillità che serve, secondo me. E come dici tu, possono essere anche poche righe. Io cerco di scrivere nella prima parte della mattinata, perché la mia mente è più vivace. Se è per il blog, anche il pomeriggio può andare. La sera sono K.O. Mi sono data una quota minima di 500 parole, che spesso supero e talvolta non raggiungo. Non mi interessa essere troppo rigida, mi interessa presentarmi all’appuntamento. Per l’abuso di Internet sta funzionando alla grande da qualche settimana: non vado sul web se non dopo avere scritto. Le giornate si sono allungate. :)

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2015 alle 08:13 Rispondi

      Vero, le giornate senza web si allungano. In questo periodo io sono molto discontinuo col romanzo, ho altro per la testa e non riesco a concentrarmi. La narrativa mi succhia più energie del blog.

  9. Sabrina
    29 maggio 2015 alle 10:06 Rispondi

    Uno dei post più interessanti. Sono un’amante delle scalette, della documentazione scientifica e dell’organizzazione sistematica della storia. Dieci anni fa, quando ho iniziato a scrivere dovevo buttare giù tutto di getto. Ma in quarta elementare probabilmente uno non ha ben chiaro neanche cosa sia, scrivere. La parte più bella per il romanzo futuristico-distopico che sto scrivendo adesso, è stato proprio inventare da zero nuovi mondi, esseri, creature, linguaggi, stili di vita, pianeti, modi di pensare, letteralmente un altro universo. Peccato che poi quando devo materialmente scrivere la storia e non ho più scuse, il mouse va sul pulsante di Internet, e lì sono fregata. Internet è la mia più grande condanna, anche se sono piena di file word con scalette, tabelle, spiegazioni, riassunto di trame e turning points e quant’altro. Ma costruire muscoli e pelle su uno scheletro, per quanto ben strutturato, è un’impresa quando ho internet a portata di mano. Il mio unico metodo estremo consiste nell’andare in un posto senza portarmi dietro laconnessione, spesso neanche il telefono. E se penso di non avere l’ispirazione, ecco che l’assenza del web mi riattiva il cervello e posso stare sei ore di fila a scrivere ininterrottamente. Per fortuna luogo e orario per me non hanno differenza, a volte l’ispirazione mi arriva al bar il sabato sera, e sono costretta a chiedere dei tovaglioli di carta in più per appuntarmi tutto (è successo e avevo il telefono). Ma Internet… Beh, penso che se non esistesse scriverei un romanzo ogni sei mesi :D però senza non potrei neanche sapere l’esatta conformazione chimica della nebbia che c’è su Venere che mi serve sapere per la mia storia.. Il mio ‘odi et amo’ è destinato a non avere risoluzione.

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2015 alle 10:20 Rispondi

      Grazie. No, alle elementari non puoi avere in chiaro tutto ciò che riguarda la scrittura :)
      La penso allo stesso modo su internet: scrivevo di più quando non c’era. Però di certo è utile per la documentazione.

  10. Maria Concetta Manzi
    29 maggio 2015 alle 14:40 Rispondi

    Non avevo mai pensato di dover trasformare la scrittura in abitudine fino a pochi mesi fa. Ingenuamente pensavo che fosse il modo per liberare la mente dalle storie che la affollavano. Poi la voglia di condividerle, si è trasformata nella timida e terrificante ambizione della pubblicazione! E sono arrivati i dubbi, la ricerca del vocabolo perfetto, della punteggiatura corretta ecc.
    Concordo con te sulla questione internet; anche per me è una distrazione assoluta e talvolta neanche tanto utile per le ricerche e la documentazione, giacché ci trovi tutto e il contrario di tutto. E che sia una distrazione, lo prova il fatto che sto qui a leggere il tuo interessante articolo, invece che ammazzare la povera coprotagonista del mio romanzo!
    Per assurdo che possa sembrare, preferisco scrivere ancora con la penna perché mi permette di fissare subito le idee di una storia.
    Anch’io dopo le 18 sono cotta e come te non amo avere troppi paletti, anche perché quando ho provato a impormi di scrivere un tot di parole a sessione, sembravo Penelope: facevo e disfacevo a giorni alterni. Sfrutto il tempo in cui non riesco a scrivere, a fare revisione di quello che ho già scritto e per il resto ognuno deve trovare la giusta via di mezzo tra disciplina della scrittura e proprio modo di essere.

    • Daniele Imperi
      29 maggio 2015 alle 15:32 Rispondi

      Sulla documentazione hai ragione. Internet ti permette di cercare le informazioni più semplici velocemente, ma per quelle più accurate io uso i libri.
      La coprotagonista del tuo romanzo puoi ammazzarla più tardi :)
      Concordo sul trovare i propri metodi, ognuno agisce e reagisce in modo diverso.

  11. Giada
    3 giugno 2015 alle 02:41 Rispondi

    Il mio posto perfetto per scrivere è il mio letto! Mi chiudo in camera e mi sdraio sulla pancia, matita in mano (la penna mi blocca e il pc mi uccide direttamente) e raccoglitore ad anelli davanti.
    Abito in campagna, a metà strada tra due paesini, fatta eccezione per vento, uccelli e qualche cane da pastore nessun tipo di suono giunge dall’esterno.
    Non ho un orario preciso, anche se scrivo meglio by night!

    • Daniele Imperi
      3 giugno 2015 alle 07:53 Rispondi

      Come fai a scrivere a pancia in giù?
      Vivere in campagna è il massimo, in senso generale ma anche per scrivere.

      • Giada
        4 giugno 2015 alle 04:47 Rispondi

        So che può sembrare scomodo ma io mi ci trovo benissimo, tanto più che in quella posizione elimino dal campo visivo tutto tranne il foglio!
        La vita in campagna ha anche lati negativi. In città i negozi sono più a portata anche a piedi, noi dobbiamo uscire in auto. Nei paesi vicini casa mia non ci sono librerie e l’unica biblioteca ha quasi meno libri di quanti ne possiedo io, che non sono comunque molti, per di più è aperta solo un paio d’ore al mattino e un paio il pomeriggio (i pochi che la frequentano prendono in prestito solo dvd).

        • Daniele Imperi
          4 giugno 2015 alle 07:45 Rispondi

          Sì, a me sembra proprio scomodo :)
          Hai ragione sui lati negativi, ma per me sono tutti superabili, considerando i tantissimi lati positivi che vedo.

  12. Simona
    6 giugno 2015 alle 17:34 Rispondi

    Io sono più produttiva in inverno o comunque quando il tempo è brutto. Il sole mi distrae, mi porta fuori casa e non riesco a scrivere all’aperto. Mi riferisco, però, alla vera stesura: seduta al tavolo davanti al pc. Se si tratta di appuntare idee, spezzoni di dialoghi, scene da inserire nel romanzo, allora vale tutto: carta e penna e scrivo anche in auto, quando mi fermo a un semaforo. Qualche volta mi è capitato di far suonare il clacson perché mi ci ero appoggiata per scrivere, ma questa, come si dice, è un’altra storia.

    • Daniele Imperi
      8 giugno 2015 alle 07:50 Rispondi

      Anche sono più produttivo in inverno, il caldo mi uccide, mi fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa. E parlo anche io della stesura, le idee le appunto un po’ ovunque.

  13. Erika
    27 ottobre 2016 alle 23:42 Rispondi

    E’un appuntamento ..un appuntamento con la storia.
    Il resto poi verrà da se…;-)

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2016 alle 08:24 Rispondi

      Ciao Erika, benvenuta nel blog.
      Vedere la scrittura come un appuntamento è una buona cosa :)

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