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7 cose che non sopporto nei libri

7 cose che non sopporto nei libri

Anche se amiamo leggere, non sempre siamo soddisfatti dalla lettura. Così ho voluto elencare tutto ciò che non amo nei libri che leggo, cose che io, se potessi, cambierei. In un certo senso posso farlo, quando pubblicherò in self-publishing, ma con un editore non so se sarà possibile.

1 – La mancanza dell’indice

Io sono fissato con l’indice. Non so perché, ma è una delle prime cose che guardo in un libro. Spesso non viene inserito, quando magari il romanzo è soltanto una sequenza tradizionale di capitoli, ma ricordo alcuni romanzi classici che lo avevano comunque, indicando “Capitolo I”, “Capitolo II” e così via.

Un indice ti aiuta a orientarti nella storia, a sapere anche a che punto sei arrivato, quanto ti manca alla fine, ma in alcuni casi è necessario, come nei romanzi divisi in parti e coi capitoli che hanno anche un titolo.

2 – Le note a fine libro o capitolo e non a fine pagina

Non so perché molti editori abbiano questo vizio di obbligare il lettore ad andare a fine libro, dove le note sono inserite tutte insieme, decontestualizzate, in una zona morta, come se fossero davvero sepolte nel cimitero dell’informazione.

Le note vanno inserite a fine pagina, quando con un colpo d’occhio il lettore può leggerle. Non si risparmia spazio mettendole a fine capitolo o a fine libro. Si fa anzi perdere tempo e pazienza ai lettori.

3 – La copertina non attinente

Ultimamente le copertine lasciano molto a desiderare. Ricordo quelle dei primi romanzi di Terry Brooks: mi divertivo a scoprire, leggendo, quale scena rappresentasse l’illustrazione di copertina. E in quei casi indovinavo.

Le copertine dei romanzi di George Martin, realizzate con fredda grafica 3D, sono state eseguite, secondo me, senza neanche aver letto una pagina di quelle storie. Spesso si preferisce offrire un’immagine epica, scenica, che colpisca, come nel caso del romanzo di Cussler Il cacciatore, che mostra una scena inesistente.

A me piacerebbe invece che la copertina di un romanzo prendesse spunto da una scena reale della storia. Possibile che sia così difficile?

4 – L’anno di edizione incomprensibile

Questo accade piuttosto raramente, ma molte volte leggo un’incomprensibile sequenza di numeri e date che non riesco a capire. Per esempio, nel libro Business Model You leggo:

Ristampa:

4 3 2 1 0 2014 2015 2016 2017 2018

Che diavolo significa?

5 – I trafiletti con la trama del libro

Da abolire. Totalmente. Che poi, alla fine, non è che dicano granché, giusto quello che ti guasta la sorpresa e ti fa capire che cosa dovrà fare il protagonista. Se posso, li evito. Oppure sbircio appena, solo per capire che genere sia, che tipo di storia potrà essere.

Qual è la funzione del testo nelle alette della sovraccoperta? Quello di catturare l’attenzione del lettore, immagino. Ma si può benissimo assolvere a questa missione senza rivelare la parte più importante del libro.

6 – Nessuna biografia dell’autore

Io sono uno che ama impicciarsi degli affari personali degli scrittori. Scherzi a parte, come minimo vorrei sapere anno e luogo di nascita e che altri romanzi ha scritto, quando ha iniziato a scrivere e che lavoro fa, se non è scrittore a tempo pieno.

Insomma, in una delle alette c’è posto per una piccola biografia dell’autore, no? Magari ha anche un sito, sta su Twitter o Facebook: vogliamo inserire queste informazioni?

7 – Le traduzioni imprecise

Non parlo dei titoli, la questione dei titoli è abbastanza spinosa. Noi abbiamo un modo di esprimerci differente da quello di altri paesi e quindi è normale che, in alcuni casi – alcuni, non tutti – si preferisca modificare il titolo, come avviene anche nei film.

Facciamo qualche esempio. Il cacciatore di Clive Cussler, di cui ho già parlato, in originale è The Chase, la caccia. Ho da poco letto un capolavoro, di cui parlerò più in là, si intitola Il fiordo dell’eternità, di Kim Leine. In originale, norvegese, è Profeterne i Evighedsfjorden, ossia “I profeti nel fiordo dell’eternità”.

C’era bisogno di cambiare questi titoli? Forse sì, specialmente per quello norvegese, dove quel “nel” da noi risulta strano. Forse lasciando le traduzioni letterali non avremmo avuto la stessa resa.

Ma io mi riferisco alle traduzioni imprecise – volutamente imprecise – del testo. Tempo fa ho trovato un verbo volgare in un romanzo di Jack London, che nel testo originale era normale. Così come ho trovato dei tagli nel romanzo I pilastri della terra di Ken Follett. Con quale autorità si traduce prendendosi queste libertà?

Queste sono le sette cose che non sopporto nei libri. Mi dite le vostre?

60 Commenti

  1. LiveALive
    11 settembre 2014 alle 08:13 Rispondi

    Anche io ho certe manie, come andare a controllare l’indice e la biografia dell’autore.
    Le note a fine libro di solito le mettono solo quando sono tantissime, ma a volte ne ho trovate anche solo una o due. Già, non capisco perché farlo…
    Io le copertine di Martin, pure, non le capisco. Non c’entrano niente! Però non credo che la copertina debba necessariamente rappresentare una scena. Certi testi fantasy hanno copertine barocche bellissime, profonde e piene di particolari suggestivi, ma è anche vero che a molti copertine così ricche sembrano infantili. Prendi gli Adelphi: nome dell’autore, titolo, e basta. Eppure sono molti a considerare la collana tascabile Adelphi la migliore. La copertina così semplice dà una idea di serietà e ben si adatta all’oggetto-libro. Certe altre copertine invece starebbero meglio a un videogioco. Sai cosa non sopporto invece? Le copertine copiate dalla locandina dei film! È davvero poco serio, riducono tutto a business.
    La traduzione delle cronache di Martin… Io non la capisco! Altieri è un uomo intelligente, eh! Ma perché diavolo dire che il rostro è di unicorno se nell’originale è di cervo? Non è una sfumatura: il cervo è il simbolo della casa del re, era un foreshadowing per la sua morte! Perché cambiare? Mah!

    Però queste sono cose che riguardano l’oggetto libro (esclusa la traduzione): se il contenuto è buono leggiamo lo stesso, no?
    Bisognerebbe fare una lista anche di ciò che non ci fa piacere una data storia o un dato stile di scrittura. Sai?, ho notato che ultimamente mi spiace sempre molto quando noto un avverbio che poteva essere reso in modo più forte ed energico.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:45 Rispondi

      Mia madre ha una vecchissima edizione de Le mie prigioni di Silvio Pellico. Ebbene, in alcune pagine ci sono più note che parole del testo. Mi piace un mondo quell’edizione.

      Gli Adelphi infatti non mi piacciono, anche se ne ho preso qualcuno. Ma c’è di peggio.

      • LiveALive
        11 settembre 2014 alle 15:03 Rispondi

        Esteticamente neanche a me piacciono troppo le copertine Adelphi, anche se tutti insieme fanno un certo effetto…
        A me piacciono le copertine della newton:
        http://www.ibs.it/code/9788854134645/nietzsche-friedrich/aurora-pensieri-sui.html
        Pulita, semplice, a tre livelli: una immagine, il titolo, una citazione significativa.
        I mammuth sono particolari, invece: a molti infastidisce lo stile infantile delle loro copertine:
        http://www.ibs.it/code/9788854117334/tolstoj-lev/guerra-pace-ediz.html
        A proposito: la newton ha il brutto difetto di mettere le note a fine libro. In realtà la loro edizione dei Promessi Sposi le ha a fondo pagina, così come Iliade e Odissea, ma, chissà perché, la,loro Iliade ha un casino di note in fondo al libro… Anche guerra e pace ha le traduzioni a fine libro. Mah.

  2. Gianluigi
    11 settembre 2014 alle 08:49 Rispondi

    Anche io condivido le tue opinioni, soprattutto su copertina, indice e data di ristampa. Adoro leggere la biografia dell’autore perché ho bisogno di sapere che non è necessario essere geni per diventare scrittori (mi devo consolare).
    Un’altra cosa che odio è trovare errori di battitura o ortografici: quando leggo libri della Newton Compton Editori, dopo aver trovato 6-7 errori e frasi prive di senso mi viene voglia di lanciare via il romanzo.
    Per quanto riguarda la traduzione il discorso è più complesso poiché le lingue sono diverse tra loro. Io ho provato a leggere alcuni romanzi inglesi in lingua originale: la struttura dei periodi è molto più semplice e il lessico meno ricercato.
    Perché la loro lingua ha una tradizione diversa dalla nostra.

    • LiveALive
      11 settembre 2014 alle 08:59 Rispondi

      Ho letto tempo fa un articolo di Giulio Mozzi dove si diceva che la tradizione “prosastica” italiana è invero tradizione poetica. In effetti non ci vuole un genio a capire che il modo di scrivere di Boccaccio del Decamerone è comunque più vicino alla poesia (non a caso c’è chi considera la prima vera prosa italiana quella di Da Vinci). Sarei anzi tentato a credere che in italiano non esista neppure una prosa “pura”, qualsiasi cosa sia…
      È vero, in inglese le prose narrative sono spesso stringate e semplici. L’abitudine sempre più comune di omettere gli articoli iniziali (Daniele corre. Sudore inzuppa i capelli) credo derivi proprio dall’imitazione della prosa inglese. Però non credo che l’italiano non possa rendere l’inglese: mica siamo obbligati a essere ricercati… Piuttosto, diciamo che abbiamo lettori abituati in modo diverso.

      Io della newton Compton colleziono i tascabili e i mammut, e mi sono sempre trovato bene. Oddio, è vero che fisicamente, con tutte quelle pagine, i mammut tendono a cedere, ma hanno sempre delle ottime introduzioni, e di refusi così frequenti non ne ho mai trovati.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:47 Rispondi

      Ciao Gianluigi, benvenuto nel blog.

      Gli errori mi danno parecchio fastidio.

      Vero per le lingue, ma non puoi fare tagli o sostituire del tutto delle parole.

  3. Salvatore
    11 settembre 2014 alle 09:31 Rispondi

    Io non ho manie legate hai libri. L’indice, tranne nel caso dei manuali in cui è indispensabile, non lo guardo mai. Anzi, per me nella narrativa si potrebbe tranquillamente togliere.
    Le copertine assolvono solo il compito di attirare la mia attenzione in libreria. Una volta fatto questo, non le guardo più. Preferisco però quelle monocromatiche piuttosto che scene tratte dal libro. Quelle scene preferisco immaginarle a modo mio.
    Per la biografia ti do ragione: anche a me piace farmi gli affari degli scrittori, ma finora non mi è mai capitato di trovare un libro che non ne avesse. Mi piacerebbe però, che in quelle note biografiche venisse inserito anche il sito web dello scrittore (se c’è), anche se non sponsorizza la casa editrice che pubblica il libro. Le note non le trovo necessarie, tranne sempre nel caso della manualistica, ma se ci sono ti do ragione nel volerle a fondo pagina.
    Infine, per le traduzioni, be’, non sono abbastanza esperto da poter giudicare l’operato di un traduttore.

    Quello che invece mi fa proprio incavolare dei libri non ha nulla a che fare con il libro come oggetto, ma con la storia scritta da un nome noto (e altisonante) che compri giusto per vedere come scrive (tanto è osannato) e poi ti trovi in mano qualcosa che, se fossi un editore, avresti scartato a occhi chiusi. A quel punto mi domando sempre: ma se c’è così tanta gente in gamba tra gli esordienti e gli aspiranti scrittori, perché si dà spazio a chi, pur noto, offre un libro di qualità scadente? Anche nella narrativa bisognerebbe giudicare il merito. Il merico consiste nel:

    1. sei un esordiente, ma hai scritto un libro fantastico: te lo pubblico.

    2. sei un professionista piuttosto noto, ma hai scritto un libro di m****, non te lo pubblico!

    Questo dovrebbe essere.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:52 Rispondi

      La biografia la trovo spesso, ma alcune volte è molto scarna e dà poche informazioni.

      Le note sono necessarie anche in narrativa, dipende. Ovvio non come nei saggi e nei manuali.

      Per i libri dovrebbe essere come dici, infatti.

  4. Francesco Magnani
    11 settembre 2014 alle 10:15 Rispondi

    Un articolo veritiero in cui mi ritrovo soprattutto nei punti 1, 2, 3 e 6.

    Non mi capacito del perché di questa mancanza di informazioni. Sono piccole cose ma importanti che possono incidere in modo negativo sulle persone e quindi sulla vendita.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:54 Rispondi

      Hai ragione. Un giorno segnalerò un libro perfetto, secondo i miei gusti, se ne trovo uno.

  5. Claudia
    11 settembre 2014 alle 10:23 Rispondi

    Come non darti ragione sulle traduzioni?
    Anche guardando programmi televisivi in lingua originale, doppiati o con sottotitoli, il fiume in piena di termini volgari scorre inarrestabile. Come se a noi italiani serva la parolaccia o la bestemmia per rafforzare il discorso in se.
    Questa è la cosa che più m’infastidisce, non rispettare la traduzione nella sua forma integrale. Capisco che tra la lingua inglese e quella italiana ci siano delle peculiarità che vanno interpretate in un certo modo ma bando al libero arbitrio del traduttore, per favore.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:55 Rispondi

      Quindi quelle parolacce mancavano nell’originale? Bene…

      Certo, sono lingue diverse e qualcosa deve cambiare, ma non stravolgere.

  6. Alessandro Madeddu
    11 settembre 2014 alle 10:29 Rispondi

    Le note a fine capitolo o a fine del libro erano giustificabili quando i libri si dovevano impaginare carattere per carattere, manualmente. Oggigiorno ci pensa un algoritmo a svolgere questo lavoro in immane: perché non gli lasciano fare il suo lavoro? mistero :)

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:56 Rispondi

      Non ho capito la storia dell’algoritmo. Un algoritmo crea le note?

      • Alessandro Madeddu
        13 settembre 2014 alle 10:28 Rispondi

        Le inserisci con il programma di scrittura, no? quindi è un algoritmo a calcolare la struttura della pagina (o delle pagine) una volta che si inserisce una nota a fondo pagina con del testo. Era questo che intendevo.

        • Daniele Imperi
          15 settembre 2014 alle 07:45 Rispondi

          Io sto scrivendo un libro, che non so se finirò, e inserisco le note a fondo pagina. Sono automatiche, clicco su Aggiungi nota e appare il campo a fondo pagina per scriverla. Intendi quindi che si può fare in modo che appaiano tutte a fine libro?

  7. animadicarta
    11 settembre 2014 alle 11:11 Rispondi

    Tutto condivisibile. Ma davvero elimineresti in toto i trafiletti con la trama? Come ti fai un’idea della storia? Voglio dire, capisco che non debbano svelare troppo, ma un minimo per attrarre i lettori non credi possa essere utile?

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 13:57 Rispondi

      Spesso dicono troppo, non quel minimo per stuzzicare. Pensa a una cosa: hai visto le vecchie edizioni dei classici? Beh, c’erano trafiletti in quei libri? No, li compravi e li leggevi. Che cambia oggi?

  8. Chiara
    11 settembre 2014 alle 11:13 Rispondi

    La copertina non attinente è una cosa che irrita moltissimo anche me, in particolare quando i soggetti rappresentati non corrispondono alla descrizione dei personaggi all’interno del libro. Io tendo ad immaginarmi i protagonisti: se l’autore dice che Maria ha i capelli neri, perché mi appiccichi la foto di una bionda? Eppure ormai i romanzi sono tutti così. Di recente, gli unici con copertina attinente che ho trovato sono quelli della Lackberg. Accidenti agli editori e alle immagini di repertorio!
    Lo spoiler nella quarta di copertina non lo sopporto, così come non lo sopporto nelle recensioni dei lettori: “ma brutto pirla, io non ho ancora letto il libro, se vuoi farmi il riassunto scrivilo prima della tua pappardella!” Credimi, per questo motivo ho rinunciato ad acquistare dei libri che mi sembravano molto interessanti.
    Anche a me piace trovare una mini-biografia dell’autore, mentre all’indice non ho mai dato grande importanza. Un’altra cosa che però non sopporto sono i refusi: ne trovo veramente tanti, anche in romanzi pubblicati da grandi editori. Lo trovo vergognoso. Se Mark diventa Mike e Gioia diventa Gloria (entrambi sviste che ho trovato) crolla la sospensione dell’incredulità e il tutto assume un contorno finto.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 14:04 Rispondi

      Ti consiglio di leggere questo mio post su una copertina sbagliata ;)

      Io ho appena finito di leggere Narciso e Boccadoro. Il traduttore non ha mai messo l’apostrofo nelle forme verbali “da’”, “sta’” e “va’”: 2° persona del presente imperativo. Se capita una volta, è errore di stampa. Se capita sempre, è ignoranza.

      Sapessi quanti errori di quel genere ho trovato nell’ebook Mechardionica di Dario Tonani… una ragazzina diventata maschio e altre amenità…

      • Chiara
        12 settembre 2014 alle 09:16 Rispondi

        Leggerò molto volentieri il tuo post, appena avrò qualche minuto :)
        Grazie!

  9. Agnese.C
    11 settembre 2014 alle 11:56 Rispondi

    Condivido in tutto e per tutto l’odio per le note a fine libro scomodissime e incomprensibili… a fine pagina sarebbero più immediate e facili da consultare. Inoltre ammetto di essere molto attratta dalle copertine (uno dei motivi per cui il kindle non raggiungerà mai l’edizione cartacea…anche se lo trovo molto comodo per viaggiare) e di apprezzare quelle che sono particolarmente curate e che danno a primo impatto un’idea di quello che può essere il libro.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 14:06 Rispondi

      Ciao Agnese, benvenuta nel blog.

      Negli ebook Kindle non ci sono copertine? Nei miei sì, certo sono di dimensioni ridotte e non fanno lo stesso effetto di quelle cartacee.

  10. Giorgia
    11 settembre 2014 alle 12:03 Rispondi

    1. Anche secondo me e importante per come hai detto tu, almeno sai quanto manca alla fine
    Ci sono ancora dei libri che per fortuna alla fine ne hanno uno.

    2. E’ vero io sono stata abituata così per Antologia quando la studiavo a scuola,
    se no a fine libro e decisamente scomoda. Pensa a quelli che leggono in PDF se
    hanno le note alla fine!

    3. Sì e vero ci sono un sacco di romanzi così, vedi per es. un sacco di Urban fantasy
    che non si sa per quale oscuro motivo avevano quasi tutti una ragazza in copertina
    di spalle con u abito lungo che correva, oppure di tre quarti che resta ferma.
    Cambia solo la “modella e l’abito” ma non capisco a cosa serve. C’è uno Fateful
    con una ragazza con un abito rosso in mezzo al mare, è vero che il libro e
    ambientato sul Titanic, ma almeno nella copertina originale (credo) è simile ma
    lei è abordo della nave.

    4. Secondo me sono certi di stamparlo anche in futuro, e l’unica spiegazione logica che
    mi viene in mente. Lo notato anche io

    5. Secondo me dovrebbero limitarsi solo alla trama nella copertina dietro. Quelli
    dentro non servono a nulla.

    6. Io per fortuna ho letto un sacco di libri dove dice chi è l’autore, dove è nato,
    quando, dove vive, se e sposato con figli, con animali domestici e cosa fa nella vita

    7. Si mi è capitato di trovare delle frasi che mi danno l’idea che siano tradotte
    per fino dal dialetto, quelle che si suol dire Italianizzate dal dialetto. Spero
    di sbagliarmi.

    Io non sopporto le finte trame. Ovvero mi è capitato di leggere dei libri dove la trama
    e bellissima, e mi dico: Caspita però questo e bello adesso lo metto in lista e
    po appena posso lo prendo, e purtroppo un sacco di questi libri si sono rivelati
    delle letture noiose, e che sembravano scritti da bambini piccoli, che non capirò
    mai se sono i traduttori o se è davvero lo scrittore così scarso.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 14:08 Rispondi

      Le trame che mettono nelle quarte o nei trafiletti sono scritte per attirare lettori, quindi anche se dentro c’è una schifezza di storia, loro te la pongono come fosse da Premio Nobel :)

      • Giorgia
        11 settembre 2014 alle 14:12 Rispondi

        Se fosse per me dovrebbero campare d’aria. Perdonami, ma non possono fare delle trame bellissime su libri schifezza, menti sapendo di mentire.

  11. Chiara
    11 settembre 2014 alle 12:08 Rispondi

    1 – La mancanza dell’indice

    Dipende dal libro, ma certo è utile…a maggior ragione se è diviso in più parti.

    2 – Le note a fine libro o capitolo e non a fine pagina

    Trovare le note a fine libro, a meno che non siano fonti (per cui leggerle più tardi non cambia nulla alla lettura), è fastidiosissimo perché ti costringe a interrompere la lettura, pescare l’informazione e tornare indietro. Tollerabile se sono poche, quattro o cinque, ma dopo diventa quasi irritante.

    3 – La copertina non attinente

    Questa credo sia una piaga di oggi. O la copertina non attinente o la copertina orribile, di quella che non compri il libro perché ti vergogneresti a tenerlo sul tavolo del soggiorno. Un esempio c’è qui (se è concesso linkare altri blog: http://idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it/2014/07/copertine-folli-e-surreali-intervista.html, copertine a dir poco inguardabili.
    Quando poi non c’entrano né in spazio né in riga con la trama è particolarmente fastidioso…più che altro perché magari compri il libro con una aspettativa e invece vieni deluso.

    4 – L’anno di edizione incomprensibile

    Concordo. Mi piace vedere quando un libro è stato stampato, specialmente quando vado a caccia nei mercatini…

    5 – I trafiletti con la trama del libro

    Io li trovo utili, se danno un’idea della trama generale…ma quelli che ti rivelano tutta la storia sono pericolosissimi! Se la voglio vado a cercarmela su internet!

    6 – Nessuna biografia dell’autore

    Di questa non me ne importa assolutamente nulla. Mi basta sapere se ha scritto altri libri, per cercarli (o evitarli). A meno che non tratti di argomenti che necessitano di una certa preparazione, come un trattato di medicina si intende…

    7 – Le traduzioni imprecise

    Per le copertine a volte non è possibile tradurle letteralmente, sia perché suonano male in italiano sia perché magari ci sono altri libri con lo stesso titolo…però vorrei che fossero quantomeno simili, sia perché se lo devo ordinare mi è più facile trovarlo sia perché spesso i titoli inventati non ci stanno granché con la trama…ma soprattutto, se un libro viene ristampato vorrei che gli dessero lo stesso titolo: lo dico perché ho fatto una faticaccia a trovare un libro che poi ho scoperto avere già a casa, con un titolo diverso.

    All’interno del testo le traduzioni imprecise sono pessime. Un esempio? Pecoranera, su Harry Potter, che diventa magicamente (e correttamente) Corvonero; saghe di libri in cui gli stessi oggetti vengono chiamati con nomi diversi a seconda del libro anche se il curatore della traduzione è lo stesso; traduzioni -specie in libri un po’ vecchi- letterali che però sono presi nel modo sbagliato (piani che diventano pianure); personaggi con il nome tradotto senza necessità (non dimenticherò mai Tristamaro)…se poi si parla di frasi sconnesse o senza senso ancora peggio.

    Aggiungo qualcosa di mio:

    8: Libri non numerati in sequenza

    Intendo libri che fanno parte di una saga di cui però è impossibile capire qual’è il primo, quale il secondo e così via.

    9: Libri che descrivono fatti spacciati per veri anche se non lo sono

    Vale a dire libri con una ambientazione apparentemente ricercata ma imprecisa, con personaggi che si comportano o agiscono in modo errato rispetto alle fonti, invenzioni storicamente inesatte e così via. Non è un problema se viene dichiarato, né se l’autore si prende la briga di scrivere ciò che ha cambiato rispetto alla realtà dei fatti, ma un libro che mi spaccia per vere cose che non lo sono lo trovo a volte ai limiti della denuncia.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 14:17 Rispondi

      2. non sai il tempo che ho perso in certi libri, tanto che alla fine ho smesso di leggerle.

      7. Quella di Harry Potter la ricordo.
      Per esempio in Narciso e Boccadoro di Hesse i nomi sono tutti in italiano. Ma perché? I nomi non vanno tradotti in italiano (Daniele, Agnese, Maria, Lidia, Roberto…). Sto leggendo una storia ambientata in Germania e mi ritrovo nomi italiani?

      8. Giusto, in una saga e in una trilogia il numero ci starebbe bene.

      9. Come The Amityville Horror ;)
      Ma da come scrivi non mi pare di averne mai letti.

      • Nani
        15 settembre 2014 alle 08:46 Rispondi

        A me ha fatto incavolare il film Red Dragon. (tratto dal Red Dragon di Harris). Il serial killer morde le vittime e dalle impronte che lascia sulla carne si deduce che ha un calco dei denti un po’ strano. Nell’originale il nomignolo che gli danno poliziotti e giornalisti e’ Tooth Fairy (corrispettivo nostrano: fatina dei dentini), nella versione del film italiana “lupo mannaro”. Ma che ci azzacca? Dov’e’ l’ironia?

        Anche a me danno fastidio i rimaneggiatori della storia. E anche quando le saghe (o simili) non sono numerate. Pennac, ad esempio, non l’ho ancora letto perche’ quando lo andai a cercare ci persi troppo tempo a cercare di capire da dove iniziare. Ma per il resto sono abbastanza paziente.

  12. Fabio Amadei
    11 settembre 2014 alle 13:57 Rispondi

    È vero, le note a fine racconto sono una scelta scomoda ed inutile.
    Ci sono anche dei libri virtuosi. In questi giorni sto leggendo “Il segreto del bosco vecchio” di Dino Buzzati e qui ci sono addirittura delle note a piè di pagina anche su parole normali dove l’autore spiega il significato. Ad esempio zeffiro, per un tipo di vento. Anche se il libro è rivolto a ragazzi, la trovo una lodevole iniziativa. Che si chiama rispetto per il lettore.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 14:20 Rispondi

      In quel caso va bene, era per ragazzi, ma non è detto che un adulto non possa lo stesso beneficiarne :)

  13. Luciano Dal Pont
    11 settembre 2014 alle 14:23 Rispondi

    1) In genere non faccio molto caso all’indice, anche se riconosco che è utile nel caso di romanzi dalla struttura molto complessa, soprattutto se suddivisi in parti;
    2) Sono d’accordo, in genere anch’io detesto le note a fine libro o a fine capitolo, però non sopporto nemmeno l’eccesso contrario. Recentemente mi è capitata fra le mani una copia di un’edizione economica de “I promessi sposi”, c’erano le note a fine pagina, solo che in certe pagine occupavano persino la metà o più della pagina stessa. Trovo che un simile eccesso rompa la continuità della lettura, non si può leggere e ogni 2 secondi doversi interrompere per andare a consultare le note, che alla fine occupano la metà del tempo, se non di più, necessario alla lettura. Sto parlano, in questo caso, della mania compulsiva e quasi paranoica di mettere note esplicative ovunque e per qualunque cosa, anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. e d’altra parte, se le note ci sono, necessarie o meno, non so perché ma a me viene spontaneo consultarle, o almeno dare loro un’occhiata, altrimenti mi vengono i sensi di colpa;
    3) Anche a me infastidiscono un po’ le copertine non attinenti; purtroppo anche nel mio primo romanzo la copertina, pur essendo graficamente molto bella e rappresentando l’immagine della bambina che è una delle protagoniste della storia, tuttavia non rispecchia esattamente la bambina stessa come io l’ho descritta;
    4) Sull’anno di edizione spesso incomprensibile, nulla da aggiungere, condivido in pieno;
    5) Per quanto riguarda i trafiletti, io non li abolirei, io se devo acquistare un libro voglio sapere di cosa parla, di che tipo di storia si tratta, voglio avere un’indicazione di massima di qual’è la sua trama; ovvio che non mi deve svelare tutto nei dettagli, meno che meno il finale, un trafiletto che lo facesse mi indurrebbe semplicemente a non acquistare il libro;
    6) Anche per quanto riguarda la nota biografica dell’autore non aggiungo nulla, mi limito a sottoscrivere e a condividere;
    7) Sulle traduzioni concordo in pieno con quanto espresso nel post, per quanto mi riguarda non cambierei però nulla dei titoli, che dovrebbero restare assolutamente fedeli a una traduzione letterale. Come autore, non gradirei affatto che un mio libro uscisse con titoli diversi e del tutto fantasiosi a seconda del paese in cui viene pubblicato.
    E la 8 la aggiungo io: non sopporto, ma proprio non sopporto nella maniera più drastica quei libri che appena li apri ti trovi di fronte, in ordine casuale: Introduzione – Prefazione – Bibliografia – Cronologia – Biografia – Postfazione e chi più ne ha più ne metta. A volte ho trovato dei libri in cui tutte queste amenità occupavano almeno un terzo delle pagine totali. Insopportabile! :-(

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 15:09 Rispondi

      Non hai avuto voce in capitolo sulla copertina?

      Sul punto 8 credo succeda quando il testo è molto breve e si deve quindi giustificare un prezzo di copertina e un minimo di pagine.

      • Luciano Dal Pont
        11 settembre 2014 alle 15:56 Rispondi

        Sinceramente ho preferito non insistere e soprassedere, tutto sommato la questione la considero marginale e poi di fronte all’entusiasmo di avere trovato un editore vero (leggi: non a pagamento) disposto a pubblicare il mio primo libro, tutto il resto è passato in secondo piano. Per quanto riguarda le prefazioni ecc., si, l’ipotesi che fai mi sembra azzeccata.

  14. Moonshade
    11 settembre 2014 alle 14:39 Rispondi

    Meh °-° Sono le stesse cose che anche a me mandano in berserk. Davvero. La copertina poi quando non c’entra nulla – quelle dell’edizione povera di Martin sono tra le più brutte mai viste, ma noi non abbiamo tanto la cultura del copertinista, dato che costa meno pagare il diritto di uso immagine- e i pezzi di traduzioni fatti a caso o anche stravolti, riscritti e reinventati – il famoso ‘pecoranera’ di Harry Potter che a me ha convinto ci fossero 5 casate durante il secondo episodio, o il famigerato unicorno che uccide la metalupa in “Il gioco del trono” stravolgendo tutto il finale del primo libro-.
    Una cosa che vieterei tanto è l’uso della fascetta con scritto frasi casuali decontestualizzate attribuite a grandi scrittori: ti danno un’aspettativa che non c’entra niente con il libro in sé, come se l’editore non ci avesse creduto abbastanza e necessitasse di uno strillone. Recentemente mi è capitato sottomano uno di questi casi e, dato che il mondo si è accorto dell’esistenza di Martin, ora qualunque libro viene etichettato come il suo nuovo erede. Questo, in particolare, non c’entrava nulla con niente che Martin abbia scritto – a parte se si considera Le Cronache come facente parte del Fantasy.
    Anche lo stampare i libri di una saga a caso senza badare alla progressione originale mi manda ai matti. Fortuna che esiste google, Wikipedia e kindle -inglese-, altrimenti non ci capirei nulla.

    • LiveALive
      11 settembre 2014 alle 14:57 Rispondi

      Ma io non ho ancora capito perché scrivere unicorno al posto di cervo…

      • Moonshade
        12 settembre 2014 alle 12:42 Rispondi

        Ce lo chiediamo tutti. Anche perchè per me è assolutamente non professionale cambiare per partito preso un testo non tuo. Posso capire che qualcosa si perda nella traduzione sempre, ma dovrebbe essere il compito di un traduttore essere il più fedele possibile al testo, sia per libri che per telefilm.

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 15:13 Rispondi

      Quella di etichettare i nuovi autori come eredi di altri dà fastidio anche a me.

      Riguardo ai libri, la Fanucci ha pubblicato Londra in fiamme di Lansdale, ma purtroppo non ha pensato di pubblicare il primo romanzo. Quello rappresenta un seguito.

      • Moonshade
        12 settembre 2014 alle 12:47 Rispondi

        Già ti rovina il primo spoilerandoti cose, immagino. Però sei fprtunato, sono solo due. A me è capitato di dovermi omprovvisare agente della cia per ricomporre una saga pubblicata da Harmony di 14 volumi e arrivati in Italia in ordine tipo: 6,7, 12, 3, 2, 10 (Ho risolto grazie ad un megaebook in inglese per disperazione).
        Però potrebbe essere colpa degli acquisti di diritti da un paese all’altro: per pubblicare un titolone magari ne devi comperare 10 meno noti, e non tutti dello stesso filone, quindi vengono buttati fuori a caso. Io ho comperato un libro in inglese perchè non mi risultava tradotto in italiano, anche se poi ho scoperto esserci -forse Fanucci?- ma senza alcuna nota di informazione: trovato così a caso.

  15. Grazia Gironella
    11 settembre 2014 alle 14:43 Rispondi

    Sposo in particolare i punti 2,3,5,7.
    Le note a fine capitolo o fine libro perdono ogni significato emotivo, e spesso anche funzionale.
    La copertina è una cosa delicata, che sicuramente dipende dai gusti. Io non vorrei trovarci scene vere e proprie della storia, ma qualcosa di attinente sì, magari simbolico o stilizzato. No comment sulle copertine dei romanzi fantasy… mi domando sempre se esista qualcuno cui piacciono, visto che tutte le persone che conosco le detestano, con l’immancabile tettona conciata da valchiria affiancata dal drago… che poi, quando vai a leggere, non c’entrano nulla perché la protagonista è smilza e androgina e il drago è un unicorno.
    I trafiletti che ti spoilerano la storia sono mortali, da bruciare. Come dice Maria Teresa, qualche indizio su come sia la storia sì, tutta la trama finale incluso no!
    Delle traduzioni si potrebbe parlare per anni, e anche qui, guarda caso, i fantasy sono spesso tradotti malissimo, e non parlo di sfumature stilistiche, ma di vere e proprie ingenuità che nemmeno il traduttore novellino commetterebbe. Non sarà la solita storia della letteratura di serie A e B?

    • Daniele Imperi
      11 settembre 2014 alle 15:15 Rispondi

      Anche io leggo sempre pareri scontenti sulle copertine dei fantasy :)

      Ho appena letto il De Bello Gallico di Cesare, col latino a fronte, e controllavo la traduzione di volta in volta. Anche lì ci sono state parecchie libertà, senza contare imprecisioni ed errori vari.

  16. Kinsy
    11 settembre 2014 alle 15:36 Rispondi

    Non ci avevo mai pensato, ma è vero sono tutte cose che mi danno fastidio! Tutte tranne l’ultima: ahimè, non sono in grado di leggere sia testi in lingua originale sia tradotti in italiano (a parte il francese, ma quando ho letto un libro in una versione non mi è mai passato per la testa – fin’ora – di leggerlo nell’altra).
    La cosa più fastidiosa? Commenti e riferimenti a fine libro. Ti staccano letteralmente dal testo e ti fanno perdere la concentrazione; dopo un po’ ti passa la voglia di andarteli a leggere.

  17. Kinsy
    11 settembre 2014 alle 16:07 Rispondi

    I commenti del traduttore, i riferimenti biografici, brevi spiegazioni, ecc. Le note a fine pagina, insomma.

  18. Alessandro Cassano
    12 settembre 2014 alle 11:42 Rispondi

    Io non sopporto le fascette editoriali. Tutte eh, nessuna esclusa.

    • Daniele Imperi
      12 settembre 2014 alle 11:44 Rispondi

      Sai che a me piacciono, invece? :D
      Ma se hanno un senso. In un romanzo c’è scritto Premio Campiello, per esempio. Ovvio che sono messe per dare una nota al libro e incentivare le vendite.

      • Alessandro Madeddu
        13 settembre 2014 alle 10:30 Rispondi

        Una volta ne ho vista una che serviva a ridurre le vendite. Diceva: Baricco: “Moehringer è mostruosamente bravo!”.

        • LiveALive
          13 settembre 2014 alle 11:37 Rispondi

          Ma perché ce l’hanno tutti con Baricco? XD

        • Daniele Imperi
          15 settembre 2014 alle 07:45 Rispondi

          Pensa se avessi letto nomi come Volo e simili :D

  19. Riccardo
    12 settembre 2014 alle 22:18 Rispondi

    – copertine rigide (obbligano a posizioni impegnative, specie da sdraiati)
    – ringraziamenti (telefono?)
    – prefazioni (specie se di autori più noti del prefato, ché portano un po’ sfiga…)
    – introduzioni (specie dell’autore: sono antipatiche come la spiegazione delle barzellette)

    • Daniele Imperi
      15 settembre 2014 alle 07:40 Rispondi

      A me invece quelle cose non danno fastidio. Non leggo sempre le prefazioni. In alcuni casi non le ho lette, quando si trattava di libri classici. Ma altre volte sì. I libri li preferisco con copertina rigida e sovraccoperta.

  20. Bruna Athena
    13 settembre 2014 alle 18:40 Rispondi

    Tutte queste cose danno molto fastidio anche a me!

  21. GiD
    14 settembre 2014 alle 12:36 Rispondi

    Vedo le tue 7 cose e rilancio di 3:

    1 – Le saghe infinite con non hanno in copertina l’indicazione”primo libro”,”secondo libro”, ecc.
    Sì, sto pensando a “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Sono arrivato al punto che il commesso della libreria, appena mi vedeva entrare, già apriva la pagina di Wikipedia per vedere qual era il prossimo volume da vendermi.

    2 – I libri senza numeri di pagina.
    No, dico… perché? Davvero, non capisco che senso abbia.

    3 – I libri con copertina rigida e sovracopertina.
    Onestamente, la copertina rigida è spesso orrenda e la sovracopertina finisce per rovinarsi nel giro di un mese. A parte poi che per leggere comodamente la sovracopertina devo toglierla, e poi è un miracolo se la ritrovo…

    • Daniele Imperi
      15 settembre 2014 alle 07:43 Rispondi

      Le saghe non fanno parte degli elementi di un libro, ecco perché non le ho messe :)
      I libri senza pagine numerate non mi sono mai capitati.
      Come già detto, a me piacciono di più i libri rilegati.

  22. Lisa Agosti
    16 settembre 2014 alle 19:53 Rispondi

    Sono perfettamente d’accordo su tutti e sette i punti. Aggiungerei solo che negli ebook la situazione peggiora ulteriormente, si fatica a trovare le informazioni, a ritrovare un punto già letto, alcuni ebook non sono nemmeno ben impaginati.

  23. enri
    21 settembre 2014 alle 18:43 Rispondi

    L’indice lo trovo indispensabile nella saggistica o nei manuali. Ma anche nel romanzo è utile, soprattutto se lungo.
    A volte i capoversi mi fanno impazzire, quando ad esempio in un colloquio, non vanno a capo quando cambia l’interlocutore e l’autore non specifica chi è che sta parlando.
    Un’altra cosa che mi blocca durante la lettura è quando i termini arcaici vengono scritti in corsivo, come se fossimo tutti esperti chennesò di scritti sumeri o di poemi epici celtici. Spesso neanche a fine libro ne trovi legenda, ma scritti in calce alla pagina sarebbe la cosa migliore. Anche i riferimenti dovrebbero essere il più vicino possibile al testo citato, per praticità.
    La copertina per me è più importante in fase d’acquisto, ma se è un autore che mi piace, lo comprerei anche con la carta igienica sopra.
    Le traduzioni errate anche a me danno molto fastidio, soprattutto se l’errore è nel titolo. Uno impiega un secolo a trovare quello giusto e il “traduttore creativo” lo modifica. Ridicolo e fuorviante.
    Non amo particolarmente la brossura, mi piacciono i prologhi e le prefazioni, le note varie e la biografia dell’autore. Basta che non occupino mezzo libro, come a volte accade.
    Finisco dicendo che è bello condividere con Voi le esperienze di scrittura e di lettura, oltre alle opinioni personali. Lo trovo utile e divertente. Sono un “utente soddisfatto” :-). Ciao

    • Daniele Imperi
      22 settembre 2014 alle 07:40 Rispondi

      Il problema dei capoversi lo trovo varie volte, purtroppo. Ne parlai nel post su Murakami.

      La brossura non piace neanche a me, specialmente se troppo leggera, ché si rovina subito.
      Mi fa piacere tu sia soddisfatto :)

  24. Il meglio del blog nel 2014
    31 dicembre 2014 alle 05:02 Rispondi

    […] 7 cose che non sopporto nei libri 57 […]

  25. Alessandro
    22 aprile 2016 alle 23:31 Rispondi

    L’indice lo metto sempre, le note non me trovo la necessità perché gli oggetti che trova per strada e usati spesso al momento e non hanno sempre spesso alcuna rilevaza con la storia li descrivo,
    alcuni però compaiono anche nellepica classica tipo il vaso di Pandora

    • Daniele Imperi
      25 aprile 2016 alle 08:37 Rispondi

      Le note non sempre sono necessarie.

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