Scrivere è comunicare

Il blog per scrittori, blogger e copywriter

7 cose che avrei voluto sapere prima di iniziare a scrivere

7 aspetti della scrittura

Avete mai ripensato agli albori della vostra scrittura? A quando un bel giorno avete sentito il bisogno di raccontare una storia? Non riesco a ricordare il momento preciso, forse è passato troppo tempo, però ricordo il periodo in cui scrivevo di continuo, un primo abbandono, poi la ripresa, quindi un nuovo abbandono e una nuova ripresa, che dura ormai da 8 anni.

In quelle prime fasi per me scrivere era scrivere e basta. Non mi preoccupavo di tutto ciò che la scrittura comportava. Ecco lʼidea su ciò che avrei voluto sapere prima di iniziare a scrivere storie.

#1 – La scrittura è sofferenza

Non so bene come definire questa sofferenza. È una sofferenza piacevole, innanzitutto. Quando scrivo una storia sento un lavorio maggiore nel cervello rispetto a quando scrivo un articolo per il blog.

Forse dipende dal fatto che i post sono più istintivi. Ma anche la scrittura creativa dovrebbe essere istintiva. In un certo senso, direi. È più semplice far stare in piedi un post che un racconto o, peggio, un romanzo.

Comunque scrivere comporta una specie di sofferenza cerebrale. Quando ho iniziato tanti anni fa, pensavo alla classica e banale immagine che abbiamo conosciuto al cinema: lo scrittore seduto davanti alla macchina da scrivere che riempie pagine e pagine, altre ne accartoccia e finiscono sul pavimento.

In realtà quando sai che devi finire un racconto – non te lʼha chiesto nessuno, ovvio, ma se vuoi fare lo scrittore devi anche importi una certa disciplina – devi aprire il file e metterti a scrivere. Il mio racconto umoristico per il self-publishing è stato concluso così.

#2 – Scrivere è arte, ma anche tecnica e preparazione

Allʼinizio scrivevo e basta. Cʼera unʼidea, anzi un titolo, e via che riempivo fogli di quaderno con una penna. Ecco perché non faccio leggere niente di quelle primitive produzioni. Iniziavo romanzi con una vaga idea soltanto in testa.

Non bisogna mai confondere lʼarte come qualcosa che viene da dentro di noi e allora tutto le è concesso, perché gente come Giotto e Caravaggio era preparata e conosceva la tecnica. Scrivere significa fare arte, ma anche conoscere il mestiere.

#3 – Scrivere per gli altri non è bello come scrivere per se stessi

È ancor più faticoso. Non parlo di scrivere racconti per gli altri, anche se abbiamo visto che cʼè chi vende storie personalizzate per 10 centesimi. Parlo di scrivere articoli per i clienti. Quando ho iniziato, ero entusiasta. Potevo scrivere e essere pagato.

Una scrittura come questa, per me, non è genuina, è una scrittura mercenaria, ancor più mercenaria del vendere i propri libri e i propri racconti. Non cʼè nulla di male, ma io trovo questo scrivere ancor più faticoso. E per nulla piacevole.

#4 – Scrivere è anche tagliare, riscrivere, modificare

Quanto ero affezionato ai miei racconti! Mai avrei osato rimetterci mano. Ricordo che li scrivevo in brutta copia, poi li ricopiavo in bella e li facevo leggere alla mia ragazza, che mi segnalava qualche refuso o strafalcione grammaticale.

Non si parlava di tagli, riscritture, modifiche. Il concetto di revisione non esisteva a quel tempo, nessuno lʼaveva ancora inventato. Per me, almeno.

Adesso guardo alla revisione come a un modo per migliorare il mio testo, adesso soffro di meno quando taglio, butto, cancello, modifico, riscrivo. Ma soffro sempre, sia chiaro.

#5 – La scrittura richiede tempo

Con la fretta non si può scrivere nessun romanzo. Un tempo avevo fretta, non vedevo lʼora di finire un racconto per poterne iniziare un altro. Quella fretta è rimasta, ma solo come spinta interiore per andare avanti con una storia prima di prendere on mano unʼaltra.

Scrivere vuole il suo tempo. Il tempo di ideare una storia, di tirarne fuori una trama stabile, di preparare una struttura che dia forza alla storia, di curare i personaggi, di documentarsi, di scrivere, infine. Quanto tempo!

#6 – Pubblicare significa fare i conti con le critiche

Le prime critiche (negative) che arrivarono a un mio racconto furono una mazzata fra capo e collo. Una mazzata dietro lʼaltra. Per me quel racconto era un capolavoro. A ripensarci ora, è spazzatura.

Bisognerebbe chiedersi: perché scriviamo? Inutile ripeterlo, ma lo ripeto: scriviamo per farci leggere, per noi stessi, anche, ma nel senso che amiamo, desideriamo, vogliamo farci leggere. Ecco cosa significa veramente scrivere per se stessi.

Cʼè poco da fare: se la strada che vogliamo è questa, quella di far leggere ciò che scriviamo, allora dobbiamo mettere in conto anche le critiche negative. È facile? No, per niente. Ma tantʼè.

#7 – Scrivere significa anche rinunciare

Quando ho proposto il mio primo libro sul blogging a diverse case editrici, speravo in una pubblicazione, ovviamente. Che non cʼè stata. Lʼultima a cui lo inviai prima accettò di pubblicarlo e 3 giorni dopo disse che non era pubblicabile.

Rivedendo quel testo qualche anno dopo, ho capito che ora non sarebbe più pubblicabile. Andrebbe riprogettato e riscritto. Rivisto totalmente. Ho quindi rinunciato a quel libro, anche se tempo dopo ho avuto unʼidea del tutto diversa per un libro sul blogging, che stavolta è andata in porto.

Queste sono le cose che avrei voluto sapere prima di iniziare a scrivere: se le avessi conosciute, avrei affrontato meglio la scrittura. E forse avrei avuto risultati migliori.

Ma indietro non si può tornare.

20 Commenti

  1. Kinsy
    17 febbraio 2016 alle 06:16 Rispondi

    Io ho iniziato a scrivere molto giovane e seppure tutta l’esperienza accumulata sia utilissima per la scrittura, mi manca con rammarico la naturalezza con cui scrivevo in giovane età. Mi piacerebbe ritrovare quella spontaneità almeno nella prima stesura, per poi applicare tecnica ed esperienza alla revisione. Allora avevo molta più fantasia e scrivere era un vero piacere e non mi importava del tempo che ci mettevo (forse perché allora non ero impegnatissima come oggi). Oggi sono più imbalsamata e prima di cominciare una storia devo averla pianificata in testa per filo e per segno e ho già valutato i possibili lettori e quando scrivo mi soffermo ore anche su una pagina, perdendo spontaneità e naturalezza. Tante storie poi non vengono nemmeno abbozzate su carta. Storie che probabilmente non meritano di essere lette, ma scriverle rappresenterebbe un buon esercizio. Insomma, oggi, sono ben lontana dal consiglio che Sean Connery da al suo allievo in “Scoprendo Forrester”: batti su quella tastiera maledizione!

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 12:57 Rispondi

      Forse c’era quella spontaneità, hai ragione, però non credo che in me sia sparita. Di sicuro ora mi faccio più problemi di allora :)

  2. Moira
    17 febbraio 2016 alle 07:19 Rispondi

    Ho iniziato quattro anni fa,volevo scrivere da tempo,ma, come ho sempre pensato,c’è un tempo per ogni cosa. Sto tentando nello scrivere un romanzo,non è facile ma non ho fretta,la fretta mi ha condotto verso molti sbagli nella mia vita e questo non vorrei che lo fosse.
    Scrivere è scoperta,è studio,ricerca,lavoro ed emozioni grandi, si,c’è il desiderio di essere letti,penso che si riesca a spogliare la propria anima. Chissà quanti sbagli sto facendo e quanto tempo mi soffermo su una virgola o un sinonimo.Sto facendo leggere ad un amico,il quale mi sta dando parecchie dritte,dicendomi comunque che è un buon lavoro, lo spero.
    Indietro non si può tornare,in alcuni casi,grazie a Dio,in altri ritengo di avere imparato e sono stati un trampolino per allontanarmi proprio da quegli sbagli,guardarli da una distanza di sicurezza e modificarli facendoli diventare qualcos’altro.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 12:58 Rispondi

      Gli sbagli nella scrittura si fanno sempre, secondo me, anche se hai tanta esperienza. La scrittura resta sempre un’arte che, per quanto puoi pianificare, comunque fai di getto.

  3. sandra
    17 febbraio 2016 alle 08:53 Rispondi

    Direi che sono tutti punti condivisibili. Aggiungerei anche la necessità di confrontarsi con il mercato, quindi con l’editoria tradizionale o il self ma comunque il luogo dove si verifica l’incontro tra domanda e offerta, che è sovraffollato e caotico.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 12:59 Rispondi

      Vero, al mercato quando si è giovani e inesperti non ci si pensa mai.

  4. Amanda Melling
    17 febbraio 2016 alle 10:26 Rispondi

    All’iinizio ero naturale, ora sono più efficace. Mi vergogno sempre dei miei lavori passati, perché il tempo di finire un libro e guardarlo andare in giro e già non mi rappresenta più!

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 13:00 Rispondi

      Prima naturale e adesso più efficace: hai riassunto alla perfezione come dovrebbe essere l’arte di chi scrive.

  5. Tenar
    17 febbraio 2016 alle 15:05 Rispondi

    Non so che cosa avrei voluto sapere quando ho iniziato.
    Ho iniziato per passare il tempo in attesa che mi arrivasse la coinquilina (portatrice di televisione) quando mi ero trasferita per l’università, senza velleità.
    Intorno a me ci credevano talmente poco che scommisi con mio padre che se avessi vinto il concorso letterario dell’università mi avrebbe portato a cena in un ristorante stellato (a dire il vero mio padre, non pago della cena, poi promise incautamente che se mi fossi laureata con lode mi avrebbe regalato un viaggio, non ho ancora capito se non credesse in me o se fosse una strategia precisa). Insomma, il mio massimo obiettivo era una buona cena!
    Forse avrei voluto sapere quanto sarebbe diventata importante. Così forse l’avrei presa con serietà fin da subito, invece per anni ho considerato la scrittura un hobby di cui, quasi, vergognarmi…

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 15:11 Rispondi

      Scrivere per avere una cena pagata! Un modo come un altro per diventare scrittrice :D
      Però condivido che sarebbe stato bello sapere quanto sarebbe diventata importante la scrittura, non avrei fatto così parecchi sbagli.

  6. Cristina
    17 febbraio 2016 alle 15:51 Rispondi

    Tutti punti condivisibili, io aggiungerei anche: #8 – Scrivere è solitudine. Solitudine in quanto difficilmente si scrive a quattro mani. Si sacrifica, magari, una bella escursione con gli amici o una passeggiata al sole, perché bisogna assolutamente finire un certo racconto o un capitolo del romanzo. Oriana Fallaci diceva che scrivere è un’attività quasi monacale.

    • Daniele Imperi
      17 febbraio 2016 alle 16:38 Rispondi

      Nel mio caso che scrivere fosse solitudine lo sapevo già, però non penso che sacrificherei un’escursione perché devo finire una storia. Ho bisogno di staccare e di aria aperta.
      Scrivere è solitudine per me significa che è un’attività che non potrei mai fare se ci sono altre persone attorno a me.

  7. Saimon
    17 febbraio 2016 alle 23:28 Rispondi

    Io invece ho scoperto che scrivere comporta parecchio studio degli aspetti tecnici riguardanti lo stile, il giusto punto di vista, il più idoneo alterarsi degli eventi, descrizioni e dialoghi nell’arco di tutto un romanzo, insomma tutte quegli accorgimenti per portare il lettore a non abbandonare il libro a metà. Ma non solo. C’è anche un lavoro iniziale di introspezione per scoprire le sfaccettature di ogni singolo sentimento (come la rabbia, invidia, la gioia, l’ipocrisia, ecc.) seguito da un esplorazione dei più svariati animi altrui per poter scrivere storie che si avvicinino il più possibile alla realtà e suscitino interesse. Queste cose me le sognavo una volta e probabilmente me le sogno pure ora, però so della loro esistenza e già questo è un inizio.

    • Daniele Imperi
      18 febbraio 2016 alle 08:38 Rispondi

      Queste cose me le sognavo anche io, anzi neanche ci pensavo, ma solo perché avevo pochissime letture sulle spalle.

  8. Elisa
    19 febbraio 2016 alle 19:17 Rispondi

    Chi è innamorato della prima stesura scrive solo per se stesso.
    Per carità scriviamo pure per noi stessi, solo per noi, però non lamentiamoci se le case editrici non ci vogliono pubblicare. E se poi ci autopubblichiamo non lamentiamoci se pochissimi ci leggono. E se… in fondo in fondo non abbiamo successo.
    Il vero scrittore è colui che scrive per gli altri.
    Cosa ce ne faremmo di un cuoco che prepara solo per sè?

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 08:04 Rispondi

      Secondo me “scrivere per se stessi” è sempre fraintesi, io lo intendo che scrivo ciò che voglio leggere.

  9. Simona C.
    21 febbraio 2016 alle 15:24 Rispondi

    Scrivo oggi con lo stesso spirito con cui ho cominciato tanti anni fa, ricordi il post sui miei inizi con le storie raccontate a disegni? Un foglio bianco per me è ancora un’opportunità, una superficie sulla quale non vedo l’ora di applicare le mie fantasie. Ciò che ho aggiunto nel tempo è la tecnica, ma non credo che avrei voluto conoscerla prima perché mi è stato utile arrivarci per gradi, crescendo, imparando a riconoscere gli errori che commettevo, raffinando il modo di raccontare e continuando a imparare da chi è più avanti su questo percorso. Condivido tutti i tuoi punti, ma, come ho detto, sono cose che sono felice di aver scoperto negli anni.

    • Daniele Imperi
      23 febbraio 2016 alle 08:08 Rispondi

      Forse per qualcosa è meglio arrivarci per gradi, ma credo che questo debba valere solo se inizi a scrivere quando sei molto giovane, quando vai ancora a scuola. In quei casi per me è meglio scrivere così come ti viene e imparare la tecnica col tempo.

  10. Carmen Laterza
    29 febbraio 2016 alle 12:31 Rispondi

    Non sono d’accordo sul punto #3. Scrivo per gli altri di mestiere e devo dire che la scrittura su commissione per me è molto meno faticosa della scrittura per me stessa.
    Su tutti gli altri punti, invece, sono pienamente d’accordo, soprattutto sulla necessità della riscrittura, purtroppo snobbata da molti autori.

    • Daniele Imperi
      29 febbraio 2016 alle 13:50 Rispondi

      Penso dipenda dalle persone. Però quando scrivo per me, scrivo ciò che voglio, ecco perché è più facile e piacevole.

Lasciami la tua opinione

Nome e email devono essere reali. Se usi un nickname, dall'email o dal sito si deve risalire al nome. Commenti anonimi non saranno approvati.