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Come scrivere post senza conoscere l’argomento

6 idee per scrivere contenuti nel blog

Idee per post

Davvero si può scrivere un post senza sapere nulla di un argomento? In un certo senso sì, ma non si tratta di scrivere a vanvera, quindi se pensate di impiegare 5 minuti per un post, lasciate ogni speranza. Qui si parla sempre di scrittura di qualità, di creare contenuti di valore per il blog.

Tutto ciò che non conosciamo di un tema può essere condiviso con i nostri lettori, per due motivi essenziali:

  1. anche altri si riconosceranno nelle nostre lacune e questo crea coinvolgimento
  2. altri lettori invece potranno riempire quelle nostre lacune nei commenti e questo genera discussione

A me piace vedere il blog come un momento di dialogo, non sempre come una piattaforma per insegnare qualcosa che io so agli altri. Io non so tutto, poi. Le conversazioni più autentiche non nascono forse quando qualcuno espone un dubbio agli amici?

Scrivere una riflessione

Riflettere è un buon metodo per creare contenuti per il blog. Riflettere significa concentrarsi su un tema a cui prima non avevamo pensato. Magari è una parola letta in un blog oppure un commento lasciato da un lettore, cʼè uno stimolo esterno che fa scattare qualcosa dentro di noi.

Tempo fa ho parlato delle mie riflessioni sul self-publishing, ma non ho impiegato 5 minuti a scrivere quellʼarticolo. La riflessione è stata lunga, perché ho voluto ragionare su alcune questioni che prima mi erano sfuggite.

Il blogging si veste di una certa aria filosofica, perché il blogger ragiona e trova nel suo ragionare il suo pensiero. Post come questi aiutano il blogger a capire che strada seguire e quali scelte prendere.

Raccontare unʼesperienza

Oggi che si parla tanto di storytelling forse si dimentica che i primi blog apparsi in rete non facevano altro che raccontare le proprie esperienze. Erano diari, no? In un diario ci siamo solo noi a tu per tu con una pagina bianca.

Ecco come può essere visto un blog: come una carta bianca su cui scrivere una parte della nostra vita, non importa quale sia il tema del nostro blog, non importa nemmeno quale sia lʼobiettivo né se si tratta di un blog personale o aziendale.

Le esperienze personali sono sempre contenuti vincenti, perché mostrano la persona che sta dietro la tastiera.

Prima della fine di gennaio non avevo mai revisionato un mio libro, non nel vero senso della parola. Ma a quel libro tengo molto e ho deciso di lavorarci per bene. Non posso insegnare a qualcuno come si revisioni un libro, però posso raccontare come lʼho revisionato io.

Esprimere un dubbio

Un blogger deve sapere tutto? Il solo fatto di aprire un blog su un qualsiasi argomento non pone il blogger su un piedistallo, non lo mostra come un vero esperto in quel settore, perché al mondo non esiste nessuno che abbia una conoscenza completa della sua materia.

In un blog, poi, difficilmente si parla soltanto di un argomento. Di solito abbiamo una serie di argomenti correlati. E così due anni fa ho voluto pubblicare dieci domande sugli ebook, per colmare tutti i dubbi che avevo sui libri digitali. Nei commenti sono arrivate risposte esaurienti.

Quel post è stato abbastanza veloce, perché è formato solo da unʼintroduzione e un elenco di domande. Ma le mie quattro domande sullo storytelling sono diventate un post che si è trasformato, grazie ai commenti, in una intervista multipla e spontanea.

Parlare di un problema

A voi fila tutto liscio? Non credo. Se non potete offrire una soluzione ai vostri lettori, dategli un problema da risolvere, come a scuola. Non si tratta di far fare un compito in classe ai lettori, ma di parlare di un problema che avete incontrato e che non riuscite a sbrogliare.

Prendiamo come esempio ancora gli ebook. Compriamo un ereader per la prima volta e siamo un poʼ imbranati nellʼusarlo. Non riusciamo a catalogare gli ebook, a caricare quelli che avevamo nel computer, a connetterci a internet, ecc. Insomma, una delusione totale. Esporre un problema del genere crea discussione nel blog.

Tempo fa ho parlato di un mio problema nella scrittura e ho creato un post a 4 mani sullo scrittore nudo. Noi ci guadagniamo un contenuto a tema, abbiamo raccontato una nostra esperienza negativa, altri lettori saranno incuriositi dalle eventuali risposte, perché anche loro hanno avuto gli stessi problemi.

Ipotizzare una soluzione

Sapete qual è la differenza fra ciò che sapete e ciò che ignorate?

Un piccolo simbolo di punteggiatura: “?”.

Non serve altro. È sufficiente mettere un punto di domanda alla fine di un titolo per trasformare quel post. Senza quel punto interrogativo lʼarticolo sarebbe una guida passo passo. Ma con un punto di domanda diventa una soluzione ipotizzata.

Il mio post su come scrivere un romanzo, scritto e pubblicato prima che io ne scrivessi uno, non offre soluzioni, non è una guida, non insegna nulla a nessuno. Esprime soltanto il metodo che seguirei io – che sto seguendo – per scrivere un romanzo.

A cosa servono post del genere? A generare traffico nel blog.

No, sul serio. Non servono solo a questo. Articoli così servono a migliorarci, prima di tutto. Stiamo in fondo creando un nostro metodo di lavoro e lo condividiamo. I lettori potranno arricchire il post con consigli propri, con altre soluzioni.

Creare unʼintervista

Avete letto bene. Io ho usato le interviste per capire più a fondo temi che mi interessavano e avrebbero interessato i lettori. Voi. Unʼintervista non va condotta solo per conoscere un personaggio, per incuriosire il pubblico ospitando magari uno scrittore famoso nel nostro blog.

Io le chiamo interviste tecniche: sono interviste tematiche, che si focalizzano su un argomento specifico e le trovo più interessanti di quelle generiche.

Volete imparare qualcosa su un argomento che conoscete poco? Intervistate un esperto.

A me piacerebbe aprire una casa editrice, ma non conosco quasi nulla dellʼargomento, così ho condotto unʼintervista su come aprirla. Per il mio blog è un ottimo contenuto e per lʼintervistata è pubblicità.

Avevo dei dubbi sul contratto di edizione, così ho intervistato un avvocato che si occupa anche di editoria e diritto dʼautore.

Ha ancora senso, secondo voi, pubblicare interviste generiche? Secondo me no. Meglio creare interviste tematiche. La prossima settimana forse ne uscirà unʼaltra. Il tema? La scrittura, ma non dirò di cosa.

Come scrivere post senza conoscere lʼargomento?

Io ho trovato sei metodi, tutti sperimentati di persona. Avete usato altri modi per creare contenuti senza conoscerne lʼargomento?

28 Commenti

  1. Serena
    18 marzo 2015 alle 07:22 Rispondi

    Io ho un piano editoriale a ovest di Paperino, ormai si è capito. Però ho anche un progetto Scrivener con le idee per i post: dove sta per finire questo bell’articolo. Di dubbi ne ho tanti, di problemi pure, posso scrivere tranquillamente per il prossimo millennio!
    Grazie anche oggi e buona giornata

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:04 Rispondi

      Allora cambia rotta e lascia Paperino a Paperopoli :D
      Se hai un elenco di idee, sei a buon punto. Trasforma idee, dubbi e problemi in post.

  2. Briccioledinfo
    18 marzo 2015 alle 07:55 Rispondi

    Ciao, è da molto tempo che non ci si sente! Ho sempre considerato il blog come un momento di riflessione, di discussione, tra blogger e lettore. Un modo per condividere e scambiare idee, conoscenze, ma anche dubbi e non sapere.
    Più volte ho ribadito infatti che il blogger, la maggior parte delle volte, non è colui che insegna, ma colui che apprende dal proprio lettore, grazie a nuove idee, nuovi dubbi, ma anche diversi punti di vista.
    Ed è proprio per questa ragione che ho sembre incitato il commento più che la condivisione, perchè è grazie ad esso che il blogger trae spunto per nuovi argomenti e nuove riflessioni, perchè è grazie ad esso che si possono allargare i propri orizzonti. Insomma, non si finisce mai di imparare!
    A presto ;) Gioia

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:06 Rispondi

      Ciao Gioia, ben tornata :)
      Concordo con quello che hai scritto, perché a me è capitato di imparare dai commenti, di trovare nuovi punti di vista e creare post proprio dalle discussioni.
      I commenti fanno crescere il blog, infatti, non certo le condivisioni, che sono processi automatici.

  3. Banshee Miller
    18 marzo 2015 alle 07:56 Rispondi

    Molti spunti interessanti. Così, anche chi sostiene di non poter gestire un blog perché non abbastanza esperto in qualcosa, non ha più scuse. La riflessione è sicuramente l’ambito più stimolante.

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:07 Rispondi

      Giusto, ormai le scuse non reggono più :)
      Anche io considero la riflessione l’elemento più importante.

  4. Alessandro Madeddu
    18 marzo 2015 alle 09:02 Rispondi

    Bisogna ricordarsi di come facevamo, quando s’era a scuola, a improvvisare conoscenza senza aver aperto il libro di testo… :)

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:08 Rispondi

      Eh, ma per me questo è un problema: a scuola, quando non avevo studiato, facevo scena muta, quindi rischio di pubblicare post senza titolo e senza contenuti :D

  5. Ferruccio
    18 marzo 2015 alle 09:14 Rispondi

    Be’ in realtà io non scrivo nulla che non “conosco”. Ma come fai tu quando qualcosa ti incuriosisce cerchi di informarti e poi la racconti con parole tue

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:10 Rispondi

      Dipende. Non mi sognerei mai di scrivere qualcosa che ignoro completamente. Per esempio, non scriverei mai un post su “come scrivere una lettera di vendita”, perché non ne ho mai scritte. Ovvio, posso cercare online e informarmi, magari in inglese, ma che senso avrebbe?

  6. Salvatore
    18 marzo 2015 alle 09:57 Rispondi

    Be’ io scrivo spesso a vanvera e finora è il metodo che mi riesce meglio. La verità è che non mi pongo troppe domande. Forse non è un bene, ma non credo che sia un male. I miei post sono genuini e i contenuti (spero) di qualità. In cosa non ragiono, allora? Nel progettare a priori. Lascio che le mie dita calchino la momentanea ispirazione. Forse…

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:11 Rispondi

      Scrivere a vanvera, allora, possiamo metterlo come settima idea :D
      I tuoi post sono genuini, si sente. Però hai detto che dedichi il fine settimana a scrivere i post per quella successiva, giusto? Come ti regoli, allora? Non è anche questo progettare a priori?

      • Salvatore
        18 marzo 2015 alle 15:38 Rispondi

        Infatti, alla fine, ho aggiunto “forse”. Lo so, amo le contraddizioni. È più forte di me… -.-‘

  7. LiveALive
    18 marzo 2015 alle 10:56 Rispondi

    Non ho nulla da dire, ma mi spiaceva non lasciare il mio commento quotidiano.
    Intanto ti dico che forse tra poco avrò un guest post da proporti.
    Ho appena finito di leggere Kant: mi ha riempito proprio. E tu, hai letto Stoner?
    Se ho letto Kant è perché ho l’esame di estetica tra poche ore: fammi gli auguri!

    P.S.: qualche giorno fa il blog si aggiornava da solo, normalmente, e infatti mi pareva pure che le visite fossero aumentate. Ora mi tocca di nuovo forzare l’aggiornamento in modo manuale…

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:13 Rispondi

      Grazie per il guest post.
      Stoner non ancora letto, forse a breve. Auguri per l’esame :)
      Parli del mio blog? Se sì, come fai a vedere che le visite sono aumentate?

      • LiveALive
        18 marzo 2015 alle 18:49 Rispondi

        Infatti non ne ho idea se sono aumentate: mi pareva, dai commenti… XD
        L’esame è andato bene.

  8. MikiMoz
    18 marzo 2015 alle 11:41 Rispondi

    Eheh, ma sono post che comunque l’argomento vanno a toccarlo, o meglio… fai della tua “ignoranza” un modo per parlarne o addirittura per essere utile a terzi (vedi l’intervista o gli spunti di riflessione). E’ impossibile scrivere, invece, di qualcosa che non conosciamo senza arginare l’argomento con questi metodi :)
    Anche perché ci sgamerebbero e passeremmo per idioti… giustamente!

    Moz-

    • Daniele Imperi
      18 marzo 2015 alle 13:16 Rispondi

      L’argomento devi toccarlo per forza. Certo, usi la tua ignoranza per creare contenuti che possono essere utili. Scrivere di qualcosa che si ignora completamente è impossibile, certo, come se io dovessi scrivere un post su come fare un atterraggio di fortuna con un aereo da guerra: posso documentarmi senz’altro, ma si sentirebbe che non è naturale, come si sa che io non sono un pilota militare e quindi il lettore capirebbe che quello non è un contenuto originale.

  9. franco battaglia
    19 marzo 2015 alle 07:01 Rispondi

    Minchia m’hai scoperto!!.. ;)

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2015 alle 08:57 Rispondi

      Pare di sì ;)

  10. Grazia Gironella
    19 marzo 2015 alle 21:24 Rispondi

    Niente da aggiungere, molto su cui concordare. Certo è bello raccontare ai lettori ciò che si è imparato, meglio se sulla propria pelle, ma anche divulgando il sapere altrui. Siamo persone, però, non libri di testo. E’ gratificante per i frequentatori del blog dare un vero contributo alla questione sollevata, piuttosto che limitarsi ad ascoltare soluzioni. Direi che questo è un mio lato debole: tendo a cercare di essere esaustiva, mentre non sempre ce n’è sempre bisogno.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2015 alle 09:00 Rispondi

      Sì, anche secondo me è meglio raccontare le proprie esperienze, sono più reali e anche le più logiche.
      Divulgare il sapere? In che modo?
      Essere esaustivi? Credo dipenda dal tipo di post che scrivi.

      • Grazia Gironella
        20 marzo 2015 alle 10:07 Rispondi

        Io scrivo, ma sull’argomento scrittura c’è un sacco di gente che ne sa più di me. Quando leggo manuali propongo anche ai lettori del blog le cose che più mi sono sembrate interessanti. In questo senso intendo “divulgare”. Sull’essere esaustivi dipende in effetti dal post. Se parlo di come studiare i personaggi, per fare un esempio, cerco sempre di raccogliere più materiale possibile, ma può essere bello anche che i lettori completino il post con le loro conoscenze.

        • Daniele Imperi
          20 marzo 2015 alle 10:13 Rispondi

          Ok, lo fanno in molti, anche io credo di averlo fatto e comunque lo farò. Leggi un libro, un saggio e condividi i passi che possono essere utili agli altri.
          Io intendevo anche che alcuni argomenti si prestano a essere completati in più di un post, altrimenti rischi di scrivere un’enciclopedia.

  11. Giuseppe Vitale
    20 marzo 2015 alle 07:27 Rispondi

    Mi riconosco, Daniele, nello scrivere i post da intendersi come metodo di lavoro, come hai fatto tu a proposito del come si scrive un romanzo. Molti dei post del mio blog io li scrivo appunto per questo. Li considero dei vademecum personali che mi guidano in qualche progetto che devo, appunto, iniziare a sviluppare. In fondo, per me, ogni post che scrivo lo butto giù apposta: proprio perché non conosco l’argomento mi documento e produco almeno uno sprazzo di luce, per iniziare ad illuminarlo. Esprimo, in qualche modo, un punto di vista che è solo l’inizio di un’esplorazione. Come tale il post dovrebbe fornire interrogativi e non risposte. Un buon post, credo, dovrebbe ispirare domande, curiosità, voglia di saperne di più. Questa è la mia esperienza, mi piacerebbe sapere da te e dagli altri cosa cercate nei post degli autori che scrivono, appunto, per sbozzare un pezzo di marmo.

    • Daniele Imperi
      20 marzo 2015 alle 09:03 Rispondi

      La definizione di vademecum calza bene. Un post anche secondo me deve dare interrogativi e non sempre risposte: deve far riflettere e guidare i lettori alla loro personale risposta.
      Nei post altrui io cerco sia risposte, se non conosco l’argomento, sia un modo per riflettere e cercare da me risposte, che poi mi danno modo di scrivere altri post a mia volta.

  12. Lisa Agosti
    20 marzo 2015 alle 21:22 Rispondi

    Mi capita abbastanza spesso di pensare a scrivere un post e decidere che non so abbastanza sull’argomento. I miei followers sono quasi tutti più esperti di me.
    Sto anche valutando l’idea di scrivere un post di domande di cui non conosco la risposta, una specie di quiz che aiuti me anziché chi mi legge :)
    A proposito di aiuto: hai scritto qualcosa sui tempi verbali da usare nei flashback?

    • Daniele Imperi
      21 marzo 2015 alle 11:16 Rispondi

      Il post con le domande mi piace, una volta l’ho fatto anche io qui.
      No, sui tempi verbali dei flashback non ho scritto nulla. Ma credo tu possa scegliere liberamente quali usare.

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