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5 errori grammaticali frequenti

5 errori grammaticali frequenti

Ci sono errori di grammatica che ci portiamo dietro dal parlato, dalla lingua colloquiale che diventa sempre più forte, perché forse più usata, più semplice anche, errori che faticano a estinguersi, ben radicati come sono nella nostra mente, nella nostra esperienza.

Eppure, chi ama scrivere, chi della scrittura fa un lavoro, deve saperli distinguere, evitarli, capirli soprattutto.

Domande chiare e ambigue risposte

Due situazioni a confronto: nella prima il lettore-ascoltatore non percepisce l’intera domanda, anzi non percepisce uno dei verbi usati nella domanda. Eppure è un verbo chiaro. Ma veniamo alla domanda astrusa.

«Ti dispiace passarmi il sale?»

«Sì» (e il tipo gli passa il sale).

Ma se gli dispiace, perché allora glielo passa?

Il verbo dispiacere è il contrario del verbo piacere: significa, in pratica, che non ti piace fare qualcosa. Per correttezza dobbiamo bacchettare anche il personaggio A che ha posto la domanda in modo sbagliato. Insomma, vuoi il sale? Chiedilo e basta. Perché a qualcuno dovrebbe dispiacere passartelo?

Riformuliamo la domanda in una situazione differente.

«Ti dispiace lasciarci soli?»

«No» (e il tipo esce).

Domanda corretta e corretta risposta. In questo caso il verbo dispiacere è inserito a ragione e la risposta è pertinente. Certo, l’altro avrebbe potuto rispondere “Sì” e chiedere spiegazioni, ma a noi questo non interessa. Son fatti loro.

Via alla seconda domanda.

«Ti piace Tolkien?»

«Assolutamente.»

Assolutamente cosa? Assolutamente sì o assolutamente no?

Il signor Treccani dice alla voce “assolutamente”:

In maniera assoluta, senza limitazioni o restrizioni…

E aggiunge che nell’uso comune si tende a omettere nelle rispondere il sì o il no. Ma, come giustamente dice, è bene dare la risposta completa, altrimenti si possono creare equivoci. Vediamone qualcuno:

«Vuoi uscire con me?»

«Assolutamente.»

Il tipo potrebbe ingalluzzirsi e saltare dalla gioia, ma il tono della ragazza, accompagnato dalla sua espressione stravolta dal disgusto, lo atterra come farebbe un peso massimo con un diretto sul naso.

Assolutamente è un avverbio e gli avverbi servono a determinare aggettivi e altri avverbi. Li rafforzano, anche. Vediamo le risposte corrette:

«Ti piace Tolkien?»

«Assolutamente sì.»

«Vuoi uscire con me?»

«Assolutamente no!»

State dando una risposta assoluta, che non ammette repliche di sorta. Fate capire all’altra persona se la vostra risposta assoluta è negativa o affermativa.

Plurale maiestatis

Questo è un errore che leggo spesso, anche in libri pubblicati da grandi editori. Parlo dei nomi collettivi, di cui nel blog ho già scritto, ormai oltre due anni fa. Vediamo un esempio:

Una massa di operai manifestavano in strada.

Nel linguaggio colloquiale può andar bene, ma resta comunque un errore. Il soggetto è “una massa”, singolare, quindi richiede il verbo al singolare:

Una massa di operai manifestava in strada.

Altro esempio:

La maggior parte dei clienti vogliono il lavoro fatto in un giorno.

Anche qui il soggetto è singolare, “la maggior parte”. Differente sarebbe stato dire:

La maggior parte dei clienti, che vogliono sempre il lavoro fatto in un giorno, non si accontenta mai.

Il verbo accontentare è al singolare perché riferito al soggetto “la maggior parte”, che è singolare, mentre il verbo volere è al plurale, perché c’è il “che”, pronome relativo riferito a “clienti”, che è plurale.

Singolare populi

E dopo il plurale maiestatis ho voluto creare il suo contrario, dal plurale di maestà al singolare del popolino. Questo è un errore grammaticale comune. In alcune frasi molti non riescono a capire quale sia il soggetto, specialmente se esistono due soggetti in una frase. Esempio:

Un parco e un giardino rigoglioso

I soggetti qui sono due: “un parco” e “un giardino”. L’aggettivo “rigoglioso” è riferito a entrambi, quindi va al plurale:

Un parco e un giardino rigogliosi

Talvolta è più difficile individuare questo errore – e quindi è più facile incorrervi – come in questa frase presa dal romanzo Narciso e Boccadoro di Herman Hesse:

la piccola Giulia con violenta riluttanza e resistenza

L’aggettivo “violenta” è sia per la riluttanza sia per la resistenza, quindi va al plurale:

la piccola Giulia con violente riluttanza e resistenza

Mi rendo conto che non suoni propriamente bene. Ma la frase può esser resa diversamente:

la piccola Giulia con riluttanza e resistenza violente

Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Participi passati aggettivati

Anche se oggi va di moda accusare la lingua italiana di sessismo, i participi passati, nei verbi attivi, non hanno né maschile né femminile. Esiste il participio e basta, non possiamo aggettivare i verbi come ci pare. Ma come al solito passiamo agli esempi:

«Daniele mi hai colpita, davvero!»

Una misteriosa fanciulla è stata colpita da me, ma non da una sassata o un pugno. Ebbene, quel “colpita” è sbagliato, perché è participio passato e il verbo colpire è in forma attiva. E se il verbo fosse al passivo? Altro esempio:

Colpita la flotta con pietre lanciate da catapulte, il comandante concesse un minuto di riposo ai suoi soldati.

In questo caso il femminile è corretto, perché la forma verbale completa sarebbe:

Dopo che fu colpita la flotta…

Ma se scrivo:

«Ti ho vista nuda.»

Sbagliato. Sia perché è poco educato far imbarazzare una signora, sia perché il verbo è attivo e c’è anche l’aggettivo “nuda” che specifica si tratti di un corpo femminile.

Cambio di genere

C’è poi quel vizio di legare il participio aggettivato al sostantivo più vicino, come accade in frasi come questa:

Ospedali e scuole costruite con materiali scadenti.

No, anche gli ospedali, in quel caso, sono stati costruiti con materiali scadenti, dunque si porta tutto al maschile generalizzante – sempre alla faccia del sessismo linguistico – e la frase corretta diventa:

Ospedali e scuole costruiti con materiali scadenti.

Conclusione

Risposte sbagliate, che possono causare litigi, femminili scambiati per maschili, singolari per plurali, verbi per aggettivi: questi sono gli errori grammaticali più frequenti che mi sono venuti in mente.

Potete elencarne altri? E, soprattutto, quali ne fate di solito?

73 Commenti

  1. LiveALive
    10 settembre 2014 alle 08:36 Rispondi

    Sì, questi cinque sono piuttosto comuni. È questione logica, ma non nascondo che spesso la versione errata et illogica suona più naturale e più meglio.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:39 Rispondi

      Nel parlato sicuramente, nei dialoghi anche, magari. Ma altrimenti è bene non usare certe forme scorrette, no?

    • Kinsy
      11 settembre 2014 alle 15:46 Rispondi

      Più meglio?!

      • LiveALive
        11 settembre 2014 alle 17:23 Rispondi

        Molto più meglio!
        (Stavo scherzando, eh! XD anche se pure Dante scrive qualcosa di simile, se non sbaglio “molto più maggiore”)

    • carmen
      16 settembre 2014 alle 00:23 Rispondi

      E’ il “più meglio” che mette angoscia”

  2. wawos
    10 settembre 2014 alle 09:41 Rispondi

    Utile (specialmente per me) post tecnico. Il caso dell’avverbio “assolutamente”, sdoganato in dosi massicce da un certo tipo di televisione, mi ha ricordato la stessa frequenza di utilizzo (a sproposito) di “piuttosto” usata al posto di “oppure”. Attualmente è un errore davvero comune.

  3. Giordana
    10 settembre 2014 alle 10:04 Rispondi

    L’uso al singolare del plurale maiestatis (o al plurale per il singolare populi) è tra gli errori che riscontro più spesso nei manoscritti che arrivano in redazione.
    In realtà lo sto riscontrando anche ora su un libro di PiEmme, dove “la maggior parte” è sempre usato al plurale. Credo si tratti di un errore del traduttore non visto in fase di correzione pre-stampa. Sempre che ci sia stata una correzione pre-stampa. Peccato perché il libro (manualistico) è davvero interessante.
    Aggiungo alla tua lista anche l’uso errato del gerundio (o, per meglio dire, l’abuso del gerundio), che dovrebbe essere collegato a un verbo di modo finito e indicare con esso contemporaneità.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:43 Rispondi

      Immagino senza difficoltà quegli errori sui vari manoscritti :)

      Io li ho trovati su libri Mondadori e di altri grandi editori…

      L’errore del gerundio mi sfugge… puoi farmi un esempio?

      • Giordana
        11 settembre 2014 alle 12:22 Rispondi

        In effetti non si tratta di un vero e proprio errore grammaticale, ma di un utilizzo stilisticamente brutto di un tempo verbale.
        Quando si usa un gerundio lo si dovrebbe fare partendo dal presupposto che l’azione sia contemporanea a quella del verbo reggente, ma spesso logicamente non è così.

        Es (pessimo, perdonami):

        Carlo chiese a Gilda di uscire mordendosi le unghie.

        Figuriamoci la scena; Carlo pone una domanda a Gilda mordendosi le unghie durante tutta la richiesta: è verosimile che si parli mentre ci si mangia le unghie e, nel caso, è davvero quello che ha fatto Carlo? Quasi certamente l’intenzione dello scrittore era dire, invece:

        Carlo chiese a Gilda di uscire e si morse le unghie.

        O magari il contrario, ma con probabilità non in contemporanea.

        • Daniele Imperi
          11 settembre 2014 alle 12:42 Rispondi

          Non sono sicuro di aver capito… quindi è come scrivere:

          “Le rispose sorridendo”?

          • LiveALive
            11 settembre 2014 alle 13:32

            “Rispose sorridendo” non è particolarmente bello (meglio scrivere direttamente “sorrise, -bla bla bla-“, ma è comunque una forma logicamente corretta.
            Ma immagina uno che scrive “rispose bevendo”! O è un ventriloquo tipo quello a Italia’s got talent, o abbiamo commesso un grossolano errore.
            Altra forma: “-bla bla bla- disse scendendo dalla macchina”. Questa non è logicamente sbagliata, perché è possibile parlare mentre si scende dalla macchina, ma non è una forma chiara: il tempo che impiega a scendere dalla macchina e a parlare si equivalgono? O ha già finto di scendere? O incomincia dopo?
            In genere, consiglierei di evitare il gerundio a prescindere, perché non mi piace neppure il suo suono. Ma poi bisogna vedere il caso specifico…

            Bisogna stare attenti, perché possono venire fuori cose bizzarre. Stessa funzione del gerundio ha il “mentre”: anche a quello bisogna stare attenti. La congiunzione “e” non è mai stata abbastanza studiata, ma se ci pensi può indicare sia sequenzialità che contemporaneità*. Per esempio “mangia e beve”: qui si riferisce in astratto a un lungo periodo di tempo in cui avvengono entrambe le cose; “così disse, e bevve il latte”, qui invece con tutta probabilità indica che una cosa segue l’altra; “guarda la palla e la tocca con l’indice”, questo invece indica contemporaneità, perché tocca la palla mentre la guarda. Ma la “e” raramente causa di questi problemi, perché appunto si intuisce il suo senso a seconda delle situazioni.

            *a proposito di errori: anche la forma “sia… che…” è sconsigliata.

          • Giordana
            12 settembre 2014 alle 00:18

            Dipende dalla risposta.
            Se è breve e permette l’azione contemporanea (ad esempio, “sì” o “no”) può andare. Quindi è ok:

            “Sì!” le rispose sorridendo.

            Ma in un caso del genere:

            “Ti sbagli, non puoi impiegarci solo dieci minuti, te ne servono otto solo per prendere la bicicletta!”, le rispose sorridendo.

            Il gerundio non è adatto perché il sorriso è logicamente successivo alla risposta e non può esserci contemporaneità.

  4. Chiara
    10 settembre 2014 alle 10:12 Rispondi

    Il singolare “populi” l’ho appena trovato in una mail: ti mando i documenti x e y riferito a…” ma x e y erano riferiti alla stessa cosa, quindi andava un plurale.

    Il participio aggettivato lo uso spesso. Addirittura, so che non sempre è considerato errore.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:45 Rispondi

      Quando non sarebbe considerato errore?

      • Chiara
        10 settembre 2014 alle 16:49 Rispondi

        Forse per la fretta mi sono spiegata male. Diciamo che è una di quelle forme che, seppure errata, è entrata a far parte del parlato e quindi accettata.

  5. Salvatore
    10 settembre 2014 alle 10:26 Rispondi

    Le abitudini linguistiche nel parlato non sono sbagliate. Lo diventano quando le si riproduce nello scritto, a meno ché non sia volontà dello scrittore farle venire fuori nei dialoghi per sottolineare una particolarità del personaggio o per rendere più naturale il parlato (seppur scritto) del personaggio in questione.
    Non capisco però un esempio del tuo post: «Ti dispiace passarmi il sale?». Questa è un’abitudine linguistica assunta come “forma educata” per chiedere qualcosa. Non trovo che di per sé sia sbagliata, neanche riproducendola in formato scritto. Solo che, all’altro personaggio, farei rispondere: «No» e gli farei passare il sale. Sbaglio?

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:48 Rispondi

      Mah, diciamo che sono ammesse per semplicità, ma restano comunque errori grammaticali.

      Giusto come dici per il sale, non intendevo proprio che fosse sbagliata, ma che io la eviterei per non far ricorrere in errore l’altro :D

  6. Claudia
    10 settembre 2014 alle 10:50 Rispondi

    ” Se Abraham Lincoln fosse ancora vivo si rivolterebbe nella tomba”.
    Se è vivo come poteva essere nella tomba?
    Meno male che me ne sono accorta prima di far leggere il testo a qualcuno. :)

  7. Claudia
    10 settembre 2014 alle 10:55 Rispondi

    Ohps!
    Se è vivo come può essere nella tomba?
    :(

  8. Alessandro Cassano
    10 settembre 2014 alle 11:18 Rispondi

    Io sgozzerei chi usa il “piuttosto che” al posto di “oppure”.

  9. Michelangelo Granata
    10 settembre 2014 alle 11:19 Rispondi

    «Ti ho vista nuda.» è sbagliato. Perché?

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:52 Rispondi

      Ciao, benvenuto nel blog.

      Perché, appunto, è un participio passato di un verbo attivo. Quindi:
      io ho visto
      tu hai visto
      egli ha visto
      ecc.

      Perciò si scrive e dice: Io ti ho visto nuda.

  10. Fabio Amadei
    10 settembre 2014 alle 11:26 Rispondi

    Antipatico e scorretto è mettere l’articolo determinativo davanti al nome proprio. Ad esempio Il Giuseppe…
    È uso comune soprattutto nella lingua parlata dell’Italia settentrionale.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:54 Rispondi

      Vero, non piace neanche a me. Qui a Roma si invece metterlo nei nomi femminili. A scuola specialmente, parlando delle professoresse:
      “Oggi la Rossi interroga, mi sa.”

      Ma non lo usiamo per gli uomini.

      • LiveALive
        10 settembre 2014 alle 13:32 Rispondi

        Io sapevo che l’articolo davanti al nome proprio si poteva usare per le persone importanti in qualche campo. Per esempio, “il Petrarca”.

  11. Federica
    10 settembre 2014 alle 11:49 Rispondi

    Ora tu potresti odiarmi (non farlo ti prego!), ma mi sento in dovere di dirti che esiste solo una risposta a tutto ciò: la storia della lingua pura è una burla che ci hanno raccontato alle elementari. Molti degli esempi che porti sono acute e legittime osservazioni linguistiche che però hanno già quasi sempre una spiegazione. “Assolutamente” senza specifica di Sì o No è per esempio tipico dell’italiano neo-standard (quindi non colloquaile ma di uno standard più vicino a quello che è oggi).
    Nella prospettiva sociolinguistica, molte di queste cose sono tollerabili (ci sono molti testi di Gaetano Berruto che portano molti esempi simili a questi riportati), è la grammatica normativa che non le accetta. Ma la norma, ricordiamocelo, è paragonabile all’idea platonica: esiste nell’iperuranio perchè nella realtà ci sono solo i parlanti e loro sono tutti ben lontanti da idee platoniche.
    I primi esempi che riporti invece sono tutti spiegabili con un altro livello di analisi linguistica: la pragmalinguistica.
    «Ti dispiace passarmi il sale?»

    «Sì» (e il tipo gli passa il sale).

    è l’esempio classico che i docenti di linguistica riportano per spiegarti che la lingua può essere interpretata a vari livelli: uno base ed uno più profondo. In questo caso, la risposta io la definirei propria. Perchè “Ti dispiace passarmi il sale?” è la modalità di cortesia per dire a B di passare il sale ad A (fermo restando che si potrebbero usare altri mille modi con valori diversi: “Ao me passi er sale”, “prego signore, vuole porgermi il sale”, “mi passi il sale!”). Considerarlo errore mi pare riduttivo in fondo. Se non si usasse la cortesia nel quotidiano probabilmente potrebbero nascere altri problemi che quella domanda grammaticalmente ambigua invece risolve. Perchè la lingua non si preoccupa solo della “giustezza normativa” (a dire il vero non se ne occupa affatto), ma dell’efficacia nei contesti. Forse questo scambio di battute è tipico del parlato?… ni. Perchè se dovessi inserire in un romanzo una trascrizione da parlato con il contenuto “passare il sale”, io utilizzerei proprio questa formula.
    Non so se sono stata chiara, ho parlato un po’ a ruota libera… Comunque in definitiva io non definirei questi errori.
    Come sai, definisco errore il “piuttosto che” nell’uso improprio perchè in quel caso crea ambiguità nella comprensione… ma quella è un’altra storia!

    Ciaoooo

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 11:59 Rispondi

      Allora, intanto ti odio.
      Con un commento hai reso nullo un mio post e verrai bannata dal blog. :D

      Nel dialogo anche io inserisco errori di vario genere, perché deve ricalcare la lingua parlata e la storia risulta più credibile.

      Ora, quello del sale non sarà un errore – ma di certo non lo trovo propriamente corretto – ma tutti gli altri lo sono senz’altro.

    • Daniele Carollo
      10 settembre 2014 alle 16:16 Rispondi

      Mi piace la profondità della risposta di Federica!

      Mi trovo particolarmente d’accordo sulla questione riguardante il sale: ignoravo che si trattasse di un esempio tipico dei docenti di linguistica, ma, appunto, interpreto il “ti dispiace” come un “per favore”. Quindi, riuscirei a considerarlo errore solo da un punto di vista estremamente “pignolo”, se così si può dire :)

      Volevo poi aggiungere due parole su “assolutamente”: anche in questo caso, nonostante l’esigenza grammaticale di accompagnare avverbio o aggettivo, non prenderei l’esempio di una conversazione a voce, faccia a faccia: in quel caso, come tu stesso dici parlando di tono della risposta o di espressione di disgusto, il “sì” o “no” può quasi sempre essere sostituito dal proprio atteggiamento. Per il resto, d’accordo su tutto ;)

      PS Nella speranza di aver scritto meno strafalcioni possibili! :)

    • Chiara
      11 settembre 2014 alle 11:16 Rispondi

      Il tuo post mi ricorda il mio esame di semiotica all’università! comunque bello, complimenti :)

  12. Federica
    10 settembre 2014 alle 12:20 Rispondi

    sì, sì sugli altri sono d’accordo! noooo, non mi bannare!

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 12:47 Rispondi

      Ok, per questa volta niente ban :D

      • LiveALive
        10 settembre 2014 alle 13:49 Rispondi

        Sinceramente quando uno usa l’espressione “ti dispiace fare questo” e l’altro risponde “sì” mi sento sempre un poco straniato.

        A proposito della lingua pura… Ci stavo pensando. Casanova scrive la sua biografia in francese, dicendo che lo fa perché è una lingua più comune. Nell’Ottocento e anche all’inizio del novecento era comunque fondere italiano e francese, un po’ come accadeva in Russia (vedi Guerra e Pace… Meno male che il francese l’ho studiato).
        In effetti un italiano pure non è mai esistito ad un livello ampio. Addirittura, certi autori “italianissimi” nella vita di tutti i giorni parlavano una lingua diversa. Basti pensare al Manzoni, che davvero scriveva in un’altra lingua in confronto alla sua. Certo, questo vuole anche dire che, al di là del parlato, persone che un italiano puro lo cercavano c’erano. Se scoprissi che Leopardi nella vita di tutti i giorni usava un sacco di vocaboli stranieri non mi stupirei, ma le operette morali sono decisamente italiane…

  13. Michelangelo Granata
    10 settembre 2014 alle 13:44 Rispondi

    Bannala a Federica o bannala Federica….

  14. Caterina
    10 settembre 2014 alle 14:31 Rispondi

    Daniele Imperi
    Ciao, benvenuto nel blog.
    Perché, appunto, è un participio passato di un verbo attivo. Quindi:
    io ho visto
    tu hai visto
    egli ha visto
    ecc.
    Perciò si scrive e dice: Io ti ho visto nuda.

    Ciao Daniele,

    Che io sappia la regola dice che quando l’oggetto del verbo precede il verbo sotto forma di pronome, il participio passato si può concordare in genere e numero con l’oggetto. Coi riflessivi, infatti, ciò accade già di per sé per la presenza del pronome.

    Io ho mangiato una mela
    Io l’ho mangiata

  15. Federica
    10 settembre 2014 alle 14:53 Rispondi

    “Bannala a Federica!” questo è proprio italiano regionale… quasi dialetto! ;)

    Michelangelo Granata
    Bannala a Federica o bannala Federica….

    Comunque la mia era più una discussione di filosofia del linguaggio, forse. Effettivamente nello scritto formale si cerca sempre di ricercare la giustezza. Vero è che di scritto formale ce n’è poco.
    Comunque l’italiano è l’esempio di una lingua quasi mai nata. Al momento dell’unificazione circa il 2% lo conosceva ed il grosso è stato appreso attraverso la televisione! Nemmeno i maestri erano in grado di parlarlo!
    Non a caso è un paese in cui esistono almeno tre modi per chiamare quel buonissimo frutto estivo che qualcuno chiama cocomero, qualcuno anguria e quacun’altro melone d’acqua! :)

    E se la lingua davvero riflette la realtà dei suoi parlanti…. AIUTO!

  16. Michelangelo Granata
    10 settembre 2014 alle 15:00 Rispondi

    Appena mi azzardo a correggere qualcuno che posta su Facebook e non riesce a scrivere nemmeno una parola giusta in italiano, mi chiamano subito, qualsiasi sia la pagina, “professorino del c….”.

  17. Renzo
    10 settembre 2014 alle 15:18 Rispondi

    Ciao: mi chiamo Renzo, sono straniero (Argentina) ma vedo che anche voi italiani commettete molti errori i cui credevo fossero quasi esclusivi dagli stranieri.

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 16:37 Rispondi

      Ciao Renzo, benvenuto nel blog.

      No, purtroppo in Italia la lingua è conosciuta molto poco :)

  18. Daniele Imperi
    10 settembre 2014 alle 16:36 Rispondi

    Federica

    Non a caso è un paese in cui esistono almeno tre modi per chiamare quel buonissimo frutto estivo che qualcuno chiama cocomero, qualcuno anguria e quacun’altro melone d’acqua! :)

    Il famoso watermelon inglese :)

    E cucumber, che somiglia molto a cocomero, ma è una zucchina?

    • LiveALive
      10 settembre 2014 alle 21:32 Rispondi

      Anche da noi zucchina si dice cucumero.

  19. enri
    10 settembre 2014 alle 16:51 Rispondi

    Come ricordate voi nel forum, basta guardare la tv un’oretta per averne una gamma molto più ampia. Nello scritto a volte c’è chi ci fa, oltre a chi ci è. Per esempio, nella pubblicità il refuso e l’errata pronuncia sono – spero – più che voluti, perché contengono un messaggio subliminale che attacca il lettore all’errore, facendolo ricordare. Aggiungo una precisazione e una battuta.

    1) Il plurale “maiestatis” era in origine una forma di riverenza (Voi) da usarsi inizialmente solo con regnanti e alti prelati. Poi la definizione si è estesa, nello scritto e nel parlato, in “noi” (generalizzazione o occultamento dietro una presunta moltitudine) usato al posto dell’io. Non ho mai sentito prima d’ora usare questa accezione affiancandola alla “voce collettiva”, cioè in qualità di utilizzo errato del plurale. Mi rimetto alla Vostra attenzione :-)

    2) ~ domande chiare e risposte ambigue ~
    Un tipo chiede ad una avvenente ragazza:
    “Ti spiacerebbe uscire con me?”
    Se lei risponde “assolutamente no”, è no. Punto.
    Se lei risponde “assolutamente si”, è anche no, perché si riferisce al “mi dispiace”, e non fatto di uscire.
    Se risponde “assolutamente”, scappa al più presto.
    Morale: se incontri una ragazza carina e che vorresti invitare, rubala che fai prima :-)

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 17:01 Rispondi

      Plurale maiestatis è il titolo che ho dato io, ironicamente, a quel tipo di errore :)

  20. Lisa Agosti
    10 settembre 2014 alle 18:57 Rispondi

    Post impegnativo e interessante.

    Mi hanno interessato soprattutto due punti:
    1) Nel romanzo che sto scrivendo, come ho già detto in un altro commento, vorrei lasciare l’ambientazione non specificata, ma non credo riuscirò a farlo perchè: “la Federica e Luca vanno al bar” già taglia fuori il Nord (la Federica e il Luca) e il Sud (Federica e Luca).
    2) I colloquialismi sono accettabili nei dialoghi, ma il narratore deve parlare italiano correttamente. Anzi, ve lo domando. Il narratore deve parlare italiano correttamente? Mi riferisco a termini del tipo “non ci avrai MICA creduto” e “MANCO ti guarda quella”, oppure “BANNALA” (che non avevo mai sentito).

    Per finire, vorrei fare un appunto alla frase tratta da “Narciso e Boccadoro”. Penso che l’aggettivo “violenta” potrebbe essere riferito solo a “riluttanza”, non a “resistenza” che, di per sé, è un’azione passiva, non violenta. Se queste fossero le intenzioni dell’autore la frase sarebbe grammaticalmente corretta? O avrebbe dovuto scrivere “con resistenza e violenta riluttanza?”

    • Daniele Imperi
      10 settembre 2014 alle 20:21 Rispondi

      Non ho capito perché taglia fuori Nord e Sud…

      2) Certo, per il narratore occore un italiano perfetto, a meno che non sia un diario scritto in prima persona da un personaggio poco colto.

      Su violenta potresti aver ragione, infatti.

      • LiveALive
        10 settembre 2014 alle 21:34 Rispondi

        Dimentichi la terza persona limitata, cioè la terza persona con focalizzazione interna: anche lì si usa la voce del personaggio, e così sono consentite certe licenze.

        • Daniele Imperi
          11 settembre 2014 alle 07:35 Rispondi

          Non conosco tutta la nomenclatura… puoi farmi un esempio?

          • LiveALive
            11 settembre 2014 alle 13:14

            C’era nel mio articolo sul punto di vista XD
            Se scrivo “Renzo era molto maleducato, e pensava, in ben altri termini, che Rodrigo fosse un poco di buono” uso un narratore onnisciente (che è pure eterodiegetico e intrusivo). Se scrivo “Renzo si sedette. Rodrigo, quello s******, stava chiacchierando al banco con Lucia.”, invece, con tutta probabilità sto usando una terza limitata (profonda) su Renzo.

  21. Daniele Imperi
    12 settembre 2014 alle 07:59 Rispondi

    Giordana

    “Ti sbagli, non puoi impiegarci solo dieci minuti, te ne servono otto solo per prendere la bicicletta!”, le rispose sorridendo.

    Il gerundio non è adatto perché il sorriso è logicamente successivo alla risposta e non può esserci contemporaneità.

    Sì, hai ragione, in quel caso il gerundio stona davvero.

    • LiveALive
      12 settembre 2014 alle 08:35 Rispondi

      Il gerundio a me stona a prescindere, come il participio, ma lì credo che il senso sia diverso. Con “rispose sorridendo” si intende che sorrideva sia a inizio frase, sia alla fine, sia nelle pause interne.

      • Michelangelo Granata
        12 settembre 2014 alle 09:13 Rispondi

        Quindi “rispose sorridendo” si può scrivere!

        • LiveALive
          12 settembre 2014 alle 09:53 Rispondi

          Secondo me sì, nel senso che se sono felice posso pronunciare frasi anche molto lunghe tenendo gli angoli della bocca alzati, e non mi sembra innaturale, anzi… Però la ritengo comunque una scelta imprecisa. Considera infatti che se metti la istanza di enunciazione alla fine il lettore legge “dise sorridendo” dopo che ha già immaginato la frase, e potrebbe aver immaginato qualcosa di diverso… Meglio mettere direttamente un “sorrise”. È molto raro, in effetti, che il “disse” sia utile, meglio sostituirlo con una azione.

        • ENZO
          25 settembre 2014 alle 23:13 Rispondi

          sto a lavoro e sto correndo …, in una ricerca sul web, mi sono trovato su questo blog e sono rimasto affascinato, non ho potuto non commentare.
          Complimenti a tutti e sopratutto a Daniele, mi avete fatto ricordare l’infanzia a scuola e sopratutto a quanto è bella la lingua italiana.
          Enzo

          • Daniele Imperi
            26 settembre 2014 alle 07:59

            Ciao Enzo, grazie e benvenuto nel blog.

            La lingua italiana è bella, vero, ma lo sarebbe ancor di più se la gente imparasse a rispettarla :)

  22. enri
    26 settembre 2014 alle 07:48 Rispondi

    C’è anche chi pensa prima di parlare. E magari sorride prima e a volte neanche apre bocca. Dipende dal contesto e dal personaggio che recita. Il gerundet può piacere o meno, ma è comunque una risorsa a cui attingere. Meglio “sorrise rispondendo” o “rispose sorridendo” che “sorrise mentre mangiava”

    • Daniele Imperi
      26 settembre 2014 alle 08:00 Rispondi

      Precisazione molto condivisibile. Bisogna studiare bene il contesto, hai ragione, prima di usare o meno il gerundio.

    • LiveALive
      26 settembre 2014 alle 08:14 Rispondi

      Il mentre è quasi come il gerundio. Diciamo piuttosto che dovremo distinguere l’aspetto logico dal modo in cui è normalmente percepito. “rispose bevendo”, logicamente, vuol dire che parla mentre deglutisce l’acqua. Noi però a istinto lo interpretiamo come “rispose, e bevve durante le pause”. Ma allora si può scrivere: “bla bla bla” bevve un sorso “bla bla bla”. (anche se a volte può risultare fastidioso)

      Io però rimango della mia opinione: rispondere mangiando va oltre le capacità umane. Rispondere sorridendo è già più fattibile.

  23. enri
    26 settembre 2014 alle 11:09 Rispondi

    Se io rispondo mangiando, mia mamma mi rimprovera. E rispondere sputacchiando pezzi di cibo è ancora peggio. :-)

    • LiveALive
      26 settembre 2014 alle 11:47 Rispondi

      Non è rispondere mangiando, è parlare con la bocca piena XD

  24. antonio
    5 marzo 2015 alle 11:09 Rispondi

    Cortesemente, vorrei sapere se è giusto dire: “Che io sappia c’è qualcosa altro da dirmi?

    • Daniele Imperi
      5 marzo 2015 alle 14:23 Rispondi

      Ciao Antonio, benvenuto nel blog.
      La frase è corretta. Io inserire una virgola e un apostrofo: “Che io sappia, c’è qualcos’altro da dirmi?

  25. Ania
    23 settembre 2015 alle 08:30 Rispondi

    Gentile Daniele, vorrei approfittare della tua conoscenza e porti una domanda. Vorrei una risposta con la spiegazione dettagliata. Spero che la natura della domanda non risulti sciocca, lo spero anche per il mio italiano attuale, non essendo autoctona :) Ti ringrazio in anticipo.
    Quale di queste frasi è corretta e perché?
    1. Se prima imparasse a scrivere.
    2. Se prima avesse imparato a scrivere.

    • Daniele Imperi
      23 settembre 2015 alle 08:46 Rispondi

      Ciao Ania, benvenuta nel blog.
      Le frasi sono tutte e due corrette. La prima si riferisce a un fatto presente, la seconda a uno passato. Ti faccio 2 esempi:

      1. “Se prima imparasse a scrivere, potrebbe mandare un libro a un editore”.
      2. “Se prima avesse imparato a scrivere, non avrebbe ricevuto tutti quei rifiuti dalle case editrici”.

  26. camilla
    28 ottobre 2015 alle 11:45 Rispondi

    Ciao Daniele e complimenti per il blog. Sono arrivata qui cercando una risposta:
    l’errore, molto comune, di usare “gli” al posto di “le” ha un nome specifico? Potresti aiutarmi?
    Grazie

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2015 alle 15:03 Rispondi

      Ciao Camilla, benvenuta nel blog.
      Non credo abbia un nome quell’errore, non l’ho mai sentito almeno.

  27. alma guarracino
    15 agosto 2016 alle 11:50 Rispondi

    Mi ha veramente sorpresa il vedere quanta gente abbia ancora a cuore la buona lingua italiana.
    Cercavo conforto e conferma per l’uso improprio di “o meno”.
    Es. Non so se sia uscito o meno.
    per me la forma corretta è: non so se sia o non sia uscito.
    Ho ragione?
    Potete siutarmi?
    Alma

    • Daniele Imperi
      2 settembre 2016 alle 11:58 Rispondi

      Ciao Alma, benvenuta nel blog. Io ho sempre usato “o meno” in quel senso, non è sbagliato.

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