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5 cose da sapere prima di scrivere una storia

5 elementi della storiaAnche se molti scrivono di getto, penso che questi cinque elementi siano da studiare prima di mettere mano alla tastiera o alla penna, perché sono elementi che guidano la nostra mano – e la storia, quindi – ma soprattutto sono elementi che determinano l’incipit di una storia e il modo in cui si dovrà raccontarla.

Io narrante o terza persona?

A me finora è risultato sempre spontaneo decidere quale tipo di narratore usare in una storia. Ovviamente da quella decisione dipende tutta la narrazione, perché l’io narrante ha i suoi limiti, forse più del narratore esterno.

Nel mio caso specifico, quindi, io non devo decidere nulla, perché quando ho in mente una storia da scrivere, la narrazione viene da sé. Nel romanzo per il self-publishing, per esempio, in cui ci sono sei storie collegate, ben 5 sono in prima persona e la cosa è avvenuta automaticamente.

Resta comunque un elemento da stabilire, che secondo me non è in funzione del genere narrativo: ho letto gialli in prima persona, quando mi sarei aspettato una terza. Ho escluso da questa sezione la narrazione in seconda persona, perché non riuscirei mai a leggere una storia raccontata in quel modo. Non ha neanche senso, per me.

Narrazione al passato o al presente?

Un tempo non amavo leggere storie raccontate al presente, mi sembrava innaturale. È anche vero che me ne sono capitate pochissime. Quando ho letto Il fiordo dell’eternità di Kim Leine, però, mi sono ricreduto. Con un altro tempo quella storia avrebbe probabilmente perso l’effetto che l’autore era riuscito a dare.

Tornando ancora al mio ebook, ci sono 3 storie narrate al presente: anche in quel caso è avvenuto tutto spontaneamente. Non avrebbero avuto lo stesso effetto se raccontate al passato.

Come decidere, quindi, quale tempo usare per la storia? In genere si usa il passato, è vero, ma in alcuni casi il presente può dare una nota diversa alla storia. Lo usate mai?

Storia lineare o intreccio?

A me viene naturale scrivere una storia in modo lineare: diciamo anzi che è più facile. Un intreccio, però, dà più sapore alla storia, crea anche suspense, ma è influenzato dal narratore: se usiamo l’io narrante, dobbiamo scegliere una storia lineare.

Nel mio ebook ho scelto l’intreccio, ma solo perché il tipo di storia lo richiedeva. Non avrebbe potuto essere diversamente. Per le altre storie che ho in programma, invece, studierò la soluzione migliore.

C’è anche da aggiungere che se scriviamo per un pubblico molto giovane, specialmente per i bambini, è da preferire una storia lineare: è più semplice seguirla per quei lettori.

Quale stile usare?

Questo è l’elemento che mi dà più problemi. Dico sempre che ogni storia richiede un suo stile e quindi mi occorre tempo per capire quale usare. Non ho ancora iniziato a lavorare su alcune storie perché sono bloccato allo stile più consono da adottare.

Lo stile influenza la storia. Ne determina anche la discorsività, la velocità di lettura. Ho trovato lo stile in Cent’anni di solitudine pesante, quindi non di facile lettura. Neanche Il Silmarillion è scorrevole da leggere, anzi potrebbe scoraggiare molti lettori fin dalla prima frase, anche se a me è piaciuto. Poteva essere scritto con uno stile diverso? No, non sarebbe stato più Il Silmarillion.

Leggendo la saga di Divergent e avendo iniziato anche quella di Lowry con The Giver – avevo detto basta con le saghe, per fortuna – romanzi young adult, ho notato uno stile di scrittura molto semplicistico, ma non penso che le autrici avessero avuto altra scelta: il pubblico è quello degli adolescenti.

Mostrare subito il protagonista o no?

  • Ne Il Signore degli Anelli appare prima Bilbo, zio di Frodo, che sarà il protagonista del romanzo (uno dei tanti, anzi).
  • Ne La spada di Shannara compare prima Flick, fratello di Shea, il protagonista della storia.

Due esempi che forse ci fanno capire quando bisogna scegliere di posticipare l’entrata in scena del protagonista: in quei casi si è creata un’atmosfera di attesa, che resta sconosciuta al lettore, perché non sa ancora che Bilbo e Flick non sono i veri protagonisti.

Anche questa scelta ha una sua influenza sulla storia, perché ci porta a organizzare la materia in modo tale da rendere quel comprimario veramente utile alle vicende da raccontare.

Quali domande vi ponete prima di scrivere una storia?

Anche voi analizzate questi elementi prima di iniziare a scrivere? Quali vi sembrano più importanti e quali altri elementi sono da considerare?

39 Commenti

  1. LiveALive
    5 novembre 2014 alle 08:21 Rispondi

    Una terza persona non è necessariamente un narratore extradiegetico: la critica jamesiana, per dire, credeva che la storia migliore fosse quella narrata in terza persona come se fosse in prima. Henry James parlava nelle prefazioni di questa visione limitata e, immagino, la riteneva il modo di narrare più coinvolgente: in terza, ma riportando solo ciò che vede e pensa un personaggio, fino a fondere la sua voce con la narrazione: tutto diventa un suo pensiero, anche se in terza.
    Poi oggi va di moda anche l’onnisciente omodiegetico, come in storia di una ladra di libri, dove il narratore sa tutto di tutti, e legge i pensieri di tutti, ma usa pure l’io.

    Credo che la narrazione al presente diventerà sempre più comune: oggi si cerca di narrare momento per momento, come in un film (ma anche Aristotele ricercava una narrazione scritta simile al teatro).
    Ls narrazione al passato può dare dei problemi: perché narri qualcosa di lontano nel tempo? Non è meglio parlare come se accadesse ora?
    C’è poi un altro problema: on prima persona, se narri al passato, sai che il personaggio non correrà mai veripericoli mortali. Ma invero è un falso problemi: anche in terza, se segui un personaggio sin dalla prima pagina, dopo 50 pagine hai capito che non morirà se non alla fine, e tutti i rischi che corre in mezzo li supererà.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:45 Rispondi

      La narrazione al passato credo sia un retaggio dei primi cantastorie. O anche il famoso “C’era una volta”.

      Non mi piacerebbe leggere storie narrate tutte alla stessa maniera.

  2. Carlo Armanni
    5 novembre 2014 alle 13:06 Rispondi

    In genere sì,
    anche io mi faccio molte domande prima di iniziare qualsiasi racconto pur se breve. Generalemnte prediligo la terza persona, in quanto la prima secondo me offre minori potenzialità, soprattutto legate alla soggettività percettiva. Per mia configurazione mentale, preferisco scrivere al passato, anche se ho letto qualcosa al presente e devo dire non mi è dispiaciuto affatto. Infine per la trama mi piace l’intreccio, possibilmente non estremizzato.

    In aggiunta, mi faccio molte domande sul tipo di finale: conclusivo, lascio aperto uno spiraglio, vorrei scrivere un seguito della storia, anche se non direttamente collegato a quanto già scritto, e così via.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:49 Rispondi

      A questo punto potrei scrivere le “5 cose da sapere prima di scrivere un finale” :D

  3. LaLeggivendola
    5 novembre 2014 alle 13:53 Rispondi

    Pure io mi pongo alcune di queste domande. A volte faccio una piccola prova per il narratore, per vedere come mi riesce meglio, ma vince sempre la terza persona. Mi viene più naturale. E sono troppo uber-fan dell’intreccio per virare verso la storia lineare. A volte tento di crearne una, ma finisco sempre col complicare tutto mio malgrado xD
    Io mi chiedo moltissimo quali parti è meglio esplicitare e quali lasciare subodorare. Che tra l’essere palesi e l’essere troppo oscuri… uff.
    (Ma eri mica all’educational di Tarenzi a Lucca? Che ho visto uno che ti somigliava parecchio, almeno dall’avatar ò_ò)

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:51 Rispondi

      Avevo pensato anche io a fare delle prove: scrivere l’incipit in 1° e in 3° e al presente e al passato. Può essere divertente scoprire come cambia.

      No, non ero a Lucca, ma potevi sempre importunare il tipo e chiedergli se fosse… me :)

      • LaLeggivendola
        5 novembre 2014 alle 23:45 Rispondi

        Io scrivo un sacco di incipit in cui provo un po’ di tutto finché non inizia a funzionare xD Prima persona, terza persona, cambio di scena, lettera, diario, personaggio che dovrebbe arrivare dopo… è anche un po’ avvilente, perché quando si tratta di scrivere l’incipit so già che nel 90% dei casi sto scrivendo qualcosa che getterò via.
        (Allora sappi che hai un super-sosia ò_ò)

  4. Gianluigi
    5 novembre 2014 alle 13:55 Rispondi

    Di solito io non mi pongo domande. O meglio: la storia nasce nella mia testa già come dovrebbe essere. Non riuscirei nemmeno a identificare un crerio di scelta, a essere sincero.
    Forse è anche per questo che scarto la maggior parte delle idee: se mi ponessi più domande avrei anche più versatilitá nella narrativa, forse…

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:52 Rispondi

      Io mi blocco solo sullo stile, le altre domande sono di risposta immediata o quasi.

  5. mk66
    5 novembre 2014 alle 14:02 Rispondi

    Preferisco usare la terza persona, anche se non ho problemi con la prima, ma dipende sostanzialmente dal tipo di storia: se si tratta di un qualcosa che può avere a che fare con mie esperienze personali di vita vissuta allora è quasi immediata la scelta della prima persona, altrimenti vado di terza in automatico.
    Allo stesso modo, quasi sempre uso il passato (non necessariamente remoto, ma un passato prossimo misto all’imperfetto) anche se, ovviamente, narrando in prima persona e al passato non posso certo far morire il protagonista… :-D
    Per quanto riguarda l’intreccio, sostanzialmente io scrivo racconti e non romanzi, quindi nel mio caso si tratta di un uso limitatissimo (modica quantità per uso personale). In un romanzo (beh, in fondo ne ho uno in corso d’opera, o come si dice adesso un work in progress) credo che sarebbe preferibile, ma dipende dal contesto.
    Lo stile? Anche in questo caso dipende molto dal contesto. Sostanzialmente, scrivendo racconti, mi sono trovato uno stile abbastanza rapido e immediato, che fa presa subito su chi legge, d’altra parte ho spazi limitati e quindi devo gestirli al meglio.
    Anche per questo motivo, di solito, il protagonista compare subito. In un romanzo credo che opterei comunque per altre scelte: nel mio primo romanzetto, il protagonista compare di fatto nel secondo capitolo.
    Altra domanda importante, come leggo nei commenti, riguarda il finale: anch’io mi domando sovente se è preferibile un finale conclusivo o meno (anche i racconti possono avere un sequel, volendo… ;-) )

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:55 Rispondi

      La prima persona ha lo “svantaggio” che il protagonista non possa mai morire (anche se in un romanzo è successo…).

      Racconti e romanzi hanno approcci diversi, è vero. Certo, anche i racconti possono avere un seguito.

  6. Monia Papa
    5 novembre 2014 alle 14:17 Rispondi

    Certa che il pubblico di Pennablu desideri ardentemente conoscere le mie 5 risposte a queste importanti domande mi cimento nell’impresa!

    1) Scegliere il punto di vista per me è sempre arduo. Perché ogni volta mi viene voglia di vedere la storia da tutti i possibili punti di vista e si sa che, spesso, più liberta di scelta si sente di avere più ci si sente indecisi. Così nel tentativo di abbracciare tutte le possibilità si finisce col perderle tutte. Sarà per questo che mi affascina l’idea di un romanzo in cui i punti di vista cambiano da capitolo a capitolo.

    2) Mi viene più naturale scrivere e leggere al presente, tendenzialmente.

    3) Trovo divertente scrivere anche linearmente, se è quello il modo in cui la storia si è naturalmente dipanata nella nostra testa, poi fare la nostra bellissima, brillantissima, genialissima storia a pezzi e ricomporla. Spesso l’intreccio ha un suo fascino.

    4) Non sono d’accordo con la frase “ogni storia richiede il suo stile”. Non completamente almeno. Credo più nel fatto che “ogni scrittore richiede il suo stile”. E il resto viene da sé.

    5) L’ultima è una di quelle scelte che forse non si prendono mai. Accadono e basta. Oppure ci si mette d’impegno e con la storia tra le dita e, mani in pasta agli eventi, si fanno esperimenti e ancora esperimenti.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 14:59 Rispondi

      1) Come ha fatto George Martin nella sua saga: ogni capitolo scritto col punto di vista del protagonista di quella parte. Prima o poi lo proverò.

      2) A me il contrario.

      3) Sì, l’intreccio ha un suo fascino, ma anche la linearità può averlo.

      4) Sì, ogni scrittore ha il suo stile, è vero, ma a me non piacerebbe leggere ogni opera di un autore con lo stesso stile delle altre. Se cambi genere narrativo, non puoi usare lo stile usato per una storia medievale.

      5) Anche questo punto per me è abbastanza immediato. E si possono fare delle prove per vedere quale è più funzionale.

  7. Fabio Amadei
    5 novembre 2014 alle 14:18 Rispondi

    Anch’io penso che scrivere in prima o terza persona non sia legato al genere.
    Dipende dalla storia. A volte, per non sbagliare, si può fare una stesura in prima persona e vedere se funziona e dopo provare con la terza. Spesso è la prova del nove.
    Personalmente mi inguaio con i verbi: quando usare il presente e quando il passato e farli armonizzare nella stessa frase. Succede che stridono e non è facile rendere omogeneo e scorrevole l’ambientazione e/o l’eventuale concetto che si vuole esprimere. Hai qualche suggerimento?
    Anch’io credo che lo stile è quello che fa la differenza in un racconto. È quello che identifica l’autore ed è quello che regala emozioni ai potenziali lettori.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 15:01 Rispondi

      Puoi fare un esempio per i verbi al presente e al passato nella stessa frase?

      • Fabio Amadei
        5 novembre 2014 alle 15:56 Rispondi

        Verbi in tempi diversi

        Serpeggiò in me una certa ansia che mi fece quasi barcollare. Incredibilmente cominciai a bere. Mi aggrappai alla vecchia credenza della nonna e tracannai tutto il suo rosolio che era proprio li a portata di gomito e mi sentii male. Animelle, rosolio e Marsala erano un tris micidiale e perdente. Preoccupato, chiamai Don Reginaldo che mi rassicurò dicendo che lo spirito, cioè l’alcol, anche a distanza di anni non va a male e il prete di spiriti, se ne intende.

  8. Eva
    5 novembre 2014 alle 14:35 Rispondi

    Riguardo all’uso della seconda persona mi è venuto subito in mente il libro di Bajani “Se consideri le colpe”, dove il protagonista racconta quasi tutto in seconda persona perché è come se parlasse a sua madre. Mi è piaciuta molto questa soluzione, per me innovativa.
    Per quanto mi riguarda scrivo un po’ in prima e un po’ in terza, di solito come mi viene spontaneo per il tipo di storia che voglio raccontare. Quasi sempre al passato e tendo a raccontare la storia linearmente, sebbene su questo punto vorrei lavorarci su e acquisire maggiori capacità narrative.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 15:03 Rispondi

      In quel caso, allora, ci può stare la seconda, ma non credo che reggerei a leggere tutto un romanzo in quel modo.

      Scrivi una storia lineare e poi spezzettala :)

  9. animadicarta
    5 novembre 2014 alle 14:46 Rispondi

    In linea di massima mi pongo anche io queste domande prima di cominciare a scrivere. Per quanto riguarda i primi tre punti, ormai sono abbastanza assestata su delle scelte precise: terza persona, passato, intreccio non lineare.
    Gli altri due punti invece mi rendono perplessa. Lo stile narrativo si può cambiare a piacimento? Non so.
    Il protagonista poi preferisco farlo comparire subito, a meno che non si ci sia un breve prologo prima. Devo dire che la scelta di mostrarlo dopo molte pagine non mi fa impazzire neanche come lettrice.

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 15:07 Rispondi

      Stile: in teoria sì, io mi diverto a farlo. Per il protagonista, ovviamente intendo farlo apparire a breve, non dopo diversi capitoli.

  10. Tenar
    5 novembre 2014 alle 15:58 Rispondi

    Completamente d’accordo!
    Non vedo neppure come sia possibile iniziare a scrivere senza aver deciso almeno questi 5 elementi! Io ne aggiungerei almeno un sesto: il ruolo dei personaggi principali. Non riuscirei a iniziare a scrivere una storia senza sapere chi è chi e cosa ci fa nella narrazione…

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 18:07 Rispondi

      Giusto, non avevo pensato a questo: di solito faccio un elenco dei personaggi principali, ma è bene appunto sapere prima chi deve intervenire nella storia. I personaggi minori e le comparse possono inventarsi sul momento.

  11. helgaldo
    5 novembre 2014 alle 19:07 Rispondi

    Mi sorprende la questione se storia lineare o intreccio. Pensavo che le storie di dividessero in lineari e circolari, in base al finale. L’intreccio invece appartiene a qualunque storia. O no?

    • Daniele Imperi
      5 novembre 2014 alle 19:21 Rispondi

      Io invece non conosco la storia circolare :D

      Intreccio è quando non hai sempre il protagonista fra i piedi, detto in modo brutale. Una storia lineare segue un ordine cronologico degli eventi, l’intreccio invece segue l’ordine deciso dallo scrittore.

  12. Nani
    6 novembre 2014 alle 03:58 Rispondi

    Verbi in tempi diversi

    Serpeggiò in me una certa ansia che mi fece quasi barcollare. Incredibilmente cominciai a bere. Mi aggrappai alla vecchia credenza della nonna e tracannai tutto il suo rosolio che era proprio li a portata di gomito e mi sentii male. Animelle, rosolio e Marsala erano un tris micidiale e perdente. Preoccupato, chiamai Don Reginaldo che mi rassicurò dicendo che lo spirito, cioè l’alcol, anche a distanza di anni non va a male e il prete di spiriti, se ne intende.

    Posso intromettermi? : )
    Leva quel “cioe’ l’alcol”: lascia al lettore il gusto di dire: “Ho capito la battuta!” : )

  13. Grazia Gironella
    6 novembre 2014 alle 06:41 Rispondi

    Ho scritto principalmente in terza persona limitata, usando il punto di vista di tre-quattro personaggi. E’ un sistema che offre molti vantaggi, perché puoi scegliere gli occhi migliori da cui guardare le scene, e anche non annoiarti (e annoiare, forse) restando per tutto il romanzo nella testa dello stesso personaggio. Tutto dipende dalla storia, però. Il romanzo che scrivo ora è in prima persona, raccontata da due protagonisti che si alternano. Ci ho riflettuto per un pezzo, ma mi è sembrata l’unica soluzione davvero possibile. E’ comunque importante pensarci prima di iniziare a scrivere, perché cambiare narratore durante la revisione vuol dire riscrivere tutto, o quasi.

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2014 alle 08:01 Rispondi

      Cambiare narratore dopo la stesura non se ne parla.
      Io non mi faccio mai domande sul narratore della terza persona, nel senso che non sto lì a capire se sia extradiegetico o monodiegetico, che ancora devo capire cosa significhino :)

      • Grazia Gironella
        6 novembre 2014 alle 14:23 Rispondi

        Nemmeno io so cosa significhino, ma vivo bene lo stesso! Ho una certa avversione per questo genere di terminologia da esperti, che però sui testi italiani va per la maggiore. E’ uno dei motivi per cui preferisco quelli americani. (Non ce l’ho con chi li usa, i paroloni, ma con chi li inventa.)

  14. Chiara
    6 novembre 2014 alle 10:55 Rispondi

    Il romanzo che sto scrivendo utilizza una terza persona limitata a focalizzazione multipla. Ne ho parlato nell’ultimo post del mio blog. Mostra due piani alternati, uno narrato al passato e l’altro al presente.
    Il protagonista non entra subito in scena, perché l’incidente scatenante deriva dall’azione di un altro personaggio, un comprimario. Tutte queste scelte sono state assolutamente spontanee.
    Sullo stile sto ancora lavorando. è la prima stesura e cerco di procedere in modo libero e sincero. In futuro si vedrà. :)

    • Daniele Imperi
      6 novembre 2014 alle 11:58 Rispondi

      E che significa?
      Devo ancora leggere quel post.

      Due piani alternati? Non ne ho mai visti.

  15. Lisa Agosti
    6 novembre 2014 alle 19:04 Rispondi

    Per il mio romanzo ho scelto la terza persona e il tempo verbale passato, e non a caso. Di solito si associa la prima persona e il tempo presente alle storielle rosa di scrittrici femminili principianti (storie molto autobiografiche, stile diario segreto). Già che il mio romanzo tratta di donne, viaggi, amicizia e amore ho voluto scegliere il passato in terza persona per allontanarmi se possibile dall’etichetta “rosa” che nel mio dizionario ha un’accezione negativa.
    Per quanto riguarda l’intreccio e lo stile, penso che siano da considerare insieme. Se si scrive con uno stile molto ricercato e un po’ difficile da seguire, è meglio evitare l’intreccio o lasciare gli eventi abbastanza lineari. Se invece si scrive con uno stile elementare si può giocare con l’intreccio degli eventi rendendolo più elaborato, senza rischiare di confondere troppo il lettore.
    PS: ho visto “Divergent” e mi è piaciuto moltissimo, ma non ho letto il libro. Invece ho letto e adorato la trilogia “The hunger games”, l’hai letta?

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2014 alle 07:48 Rispondi

      La prima persona insieme al tempo presente non mi piace molto, ma al passato m’è piaciuta. Dipende poi anche se lo stile dello scrittore ti piace.

      E insomma stai scrivendo una romanzo rosa :D

      Sullo stile credo tu abbia ragione. McCarthy ha uno stile molto ricercato e le storie che ho letto finora sono tutte lineari, in effetti.

      Divergent è piaciuto anche a me, i romanzi sono abbastanza semplici come stile.

      “The hunger games” non l’ho letto, ma proprio ora mi sono letto l’incipit, le prime due pagine, e mi stava piacendo. Quindi lo prenderò :)

  16. Lisa Agosti
    8 novembre 2014 alle 06:07 Rispondi

    Dopo che l’avrai letto fammi sapere cosa ne pensi… forse abbiamo trovato IL libro che piace a tutti e due… :)

  17. ada di pietrantonio
    8 novembre 2014 alle 16:50 Rispondi

    Di recente ho pubblicato un romanzo con youcanprint. È la mia prima pubblicazione. Il romanzo è nato quasi per caso, una sorta di sfida con me stessa. La parola con me, aveva sempre trovato la sola strada di: pensieri, aforismi, “poesie?”, opinioni… Io le definisco sbavature dell’anima, che ho fatto leggere a pochi amici. Non mi ritenevo capace di scrivere dialoghi. Così mi sono messa alla prova. Ho iniziato senza avere proprio niente in testa, descrivendo una delle mie camminate quotidiane e poi chissà strada facendo potevo pure incotrare qualcuno con cui scambiare due parole. E così è stato!
    Pura sperimentazione!
    Non ho pensato al target di riferimento, anche se posso individuarlo ex post. Non ho scelto con consapevolezza un particolare stile di scrittura, e nell’intreccio delle due storie mi pare di individuarne almeno due. Non è un racconto lineare e utilizzo sia la prima che la terza persona, nonché i verbi al presente e al passato.
    Che ne dite, ho qualche speranza?
    Se così non fosse, pace e gioia, mi sono divertita una cifra! Con tanta fuffa letteraria in giro il mio romanzo fa buon peso!
    Ci si firma con uno pseudonimo o con il proprio nome. Booo! Ad ogni modo, io sono Ada Di Pietrantonio.

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2014 alle 17:55 Rispondi

      Ciao Ada e benvenuta.
      Non so se hai speranze o meno, mescolare due tipi di narratore e due tempi non è detto che sia sbagliato. Dipende dalla storia e da come è raccontata.

  18. ada di pietrantonio
    8 novembre 2014 alle 18:56 Rispondi

    Grazie per aver risposto, essere in “awaiting moderation” mi inquietava un po’. Sono arrivata qui per caso e spippolando vedo che c’è molto da imparare…
    Per ora mi oriento e poi forse mi butto nella mischia… chissà?

  19. Asja
    15 novembre 2014 alle 23:05 Rispondi

    Non posso nemmeno pensare lontanamente dirmi una scrittrice, sono solo una ragazza che ama scrivere (ho 13 anni). Non so se avete mai sentito parlare di Wattpad, ma è una piattaforma interattiva in cui puoi pubblicare e leggere quello che scrivono gli altri commentando e/o mettendo un like. Ho trovato questo blog per caso, ma non vi annoio oltre con la mia storia. Secondo me potrebbe essere utile sperimentare nuovi modi di scrivere. In molti libri che piacciono a ragazzi della mia generazione (ad esempio Shadowhunters e Insurgent, l’ultimo della trilogia di Divergent) le autrici scrivono da vari punti di vista (Punto Ottico Visivo, o abbreviato POV). Ci ho provato e non è tanto facile perché istintivamente ti viene da descrivere cose che magari un personaggio non sa ma un’altro si. serve molta attenzione e impersonificazione. Prediligo la prima persona perché coinvolge di più il lettore da un punto di vista emozionale. Non ho capito molto, cosa intendi con storia lineare o intreccio? Intendi forse raccontata giorno per giorno nel caso della lineare? oppure arricchita di flashback e simili nell’intreccio? Ho dato la mia opinione, spero sia gradita :) buonasera a tutti ^-^

    • Daniele Imperi
      16 novembre 2014 alle 10:27 Rispondi

      Ciao Asja e benvenuta. Non conosco Wattpad, ma darò un’occhiata.

      Ho letto la trilogia di Divergent, ma il POV c’è solo nell’ultimo romanzo. Però è interessante.

      Forse leggerò Shadowhunters, l’incipit mi era piaciuto, anche se io ormai solo molto lontano dalla tua generazione :)

      La prima persona coinvolge di più, è vero, però è anche molto limitata, me ne sto accorgendo nel romanzo in stesura.

      Hai capito benissimo la differenza fra storia lineare e intreccio. Nell’intreccio, per esempio, puoi anche non trovare il protagonista in un capitolo e leggere ciò che succede altrove.

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