4 motivi per autopubblicarsi

4 motivi per autopubblicarsi

Perché uno scrittore dovrebbe decidere di pubblicarsi da sé e non con l’editoria tradizionale? Un’autopubblicazione ha i suoi vantaggi, come ha anche alcuni fattori contro. A noi ora interessa ora parlare dei pro.

Ho già detto che sono a favore sia del self-publishing sia dell’editoria classica. La scelta fra le due opzioni, per quanto mi riguarda, sarà in funzione dell’opera che vorrò pubblicare e degli obiettivi che voglio raggiungere.

#1 – Risparmio di tempo

Con il self-publishing si azzerano le attese geologiche delle case editrici. Il tempo richiesto per pubblicare un libro (sto parlando di ebook) è soltanto un tempo tecnico, materiale per scrivere e mettere in vendita il proprio libro.

Il risparmio di tempo ci permette di utilizzarlo per fare promozione, per progettare altri libri, per scrivere. È vero che nell’attesa di una risposta lo scrittore può sempre scrivere altro, ma è anche vero che l’opera inviata è ferma. Non lavora.

#2 – Piena autonomia sull’opera

Forse basterebbe solo questo per invogliare uno scrittore ad autopubblicarsi. Sarà completamente libero di scegliere:

  1. titolo del libro
  2. illustrazione di copertina
  3. numero di pagine
  4. prezzo del libro
  5. tipo di promozione
  6. distribuzione del libro
  7. modifiche all’opera

Il libro è totalmente nelle sue mani. Lo scrittore diventa editore di se stesso e promotore del proprio lavoro. Questo lo porta ad assumere un grado di responsabilità e autocritica elevato.

Se è vero che ogni dettaglio dell’ebook sia nelle sue mani, è anche vero che quei dettagli influiscono sulla vendita del libro. Piena autonomia sì, ma deve essere un’autonomia che produce, che dà risultati.

#3 – Maggiori guadagni

Con l’editoria tradizionale lo scrittore ha diritto a una percentuale sulle opere vendute. Il 4% credo, in alcuni casi qualcosa in più. Con un ebook autoprodotto i guadagni sono tutti in mano allo scrittore.

Ho parlato di quali passi seguire per autopubblicarsi e fra questi menzionavo un editing professionale, che ha i suoi costi, e una copertina dal design accattivante, che potrebbe essere un’immagine gratuita ma anche un’immagine da acquistare.

Dalla vendita dell’ebook bisogna quindi considerare questi costi, escluso il fattore tempo, le ore lavorative impiegate per scrivere, leggere, revisionare, impaginare, promuovere, ecc. Ma se parliamo solo di soldi e ipotizziamo un ebook che vende centinaia di copie, i soldi spesi sono fin troppo ripagati.

#4 – Gusto dell’imprenditoria

C’è un certo piacere nel far tutto da sé: lo scrittore non si limita a scrivere e attendere i risultati, ma si reinventa e diviene imprenditore di se stesso. È operaio, dirigente, grafico, promotore, analizza le vendite, escogita metodi per migliorare le conversioni. Assume una capacità organizzativa che prima forse neanche sospettava.

La figura dello scrittore cambia nel tempo: da statica – il malinconico artista seduto alla scrivania a scrivere e a cercare idee – a dinamica e creativa – è sempre seduto alla scrivania, ma davanti a un computer che lo collega con il mercato, coi lettori, con le piazze virtuali.

I vostri motivi per scegliere il self-publishing

Io ho trovato quattro motivi che possono stuzzicare la curiosità e l’inventiva dello scrittore e farlo propendere per l’autopubblicazione. Voi quali altri motivi aggiungereste?

Categoria postPublicato in Editoria - Data post2 maggio 2013 - Commenti72 commenti

DanieleDaniele Imperi

Sono blogger e web writer e scrivo e leggo ogni giorno. Oltre a Penna blu, ho creato e gestisco i siti su Cormac McCarthy e Edgar Allan Poe. Leggi di più nella mia biografia.

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Commenti
  • Lino Milita 2 maggio 2013 at 09:08

    E all’inizio si deve sempre sapere che l’autopromozione implica competenze ulteriori a quello dello scrivere, perciò o si sa già ( e si è dedicato tempo per questo) e/o ci si avvale di esperti. In ogni caso per l’autopromozione occorre ricordare che il selpublisher non è più solo scrittore. E deve seguire il libro anche quando è eventualmente diffuso.

  • Elisabetta 2 maggio 2013 at 11:57

    Ciao Daniele, questo è un tema accesissimo tra gli autori. A me sembra che la mentalità dell’autoprodursi sia guardata ancora con sospetto qui da noi, perché gli e-book pubblicati in proprio non sono tutti il massimo della professionalità: ne leggo tanti perché rientrano nel mio filone d’impresa (eh eh!) e trovo che ci sia ancora tanto lavoro per migliorare l’opera stessa, l’editing, l’impaginazione, la copertina. Quello che voglio dire è che servono e-book autopubblicati di standard elevati, in modo che passi nel lettore (e negli autori in genere) l’idea (suffragata dai fatti) che un buon e-book autoprodotto non ha nulla di meno di un e-book di un editore conosciuto. Al momento siamo nel guado…

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 12:04

      Sì, hai ragione, il problema è che molti ebook sono arrangiati. Quelli che proverò a vendere avranno un editing professionale, una buona impaginazione e una copertina professionale. Almeno provo a lavorare in questo senso.

      • Giovanni 2 maggio 2013 at 19:30

        Sì, il problema è che sarai una goccia nell’oceano e che dovrai adattare il prezzo a uno standard basso e che per recuperare le spese dell’editing professionale e di tutto il resto sarà davvero una grossa impresa, poi magari per te non lo sarà perché ti vedo anche abbastanza ferrato in materia :) . Parlo forse più per me e comunque in generale. Anche io sono giungo a una delle pubblicazioni di cui ho parlato in Scrittore 2013, editata professionalmente, e-book professionale, copertina comprata e sono ancora incerto perché è bello pubblicare, ma non so a che costo e il costo già rientra nel piano di marketing di cui sono all’oscuro, la promozione.

  • animadicarta 2 maggio 2013 at 14:20

    L’autopubblicazione mi tenta parecchio, proprio per i motivi che hai elencato. Avere il totale controllo sul nostro “prodotto” è molto allettante, soprattutto considerando lo stato dell’editoria attuale. Sono i tanti “contro” che ancora mi frenano dal fare questo passo, tra i quali ad esempio la mancanza di professionalità in questo campo di cui ha parlato sopra Elisabetta nel suo commento. Ma anche il fatto che un editore (serio) può garantire una visibilità del libro che da soli, senza i canali giusti, è difficile da raggiungere. In ogni caso è una questione che ha tante sfaccettature…

  • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 16:12

    Carissimo, il mio post di oggi parla di valore, autopubblicazione ed editoria: se permetti, lo segnalo come risposta al tuo post. :)

  • Tenar 2 maggio 2013 at 16:32

    Io ho scelto la via dell’editoria tradizionale, ho molto rispetto per chi si auto pubblica, ma potrei girare al contrario tutto ciò che hai scritto in un ipotetico “perché non autopubblicarsi”
    - Per avere la supervisione di chi è addentro al mercato dell’editoria
    - Per avere un vero editor, un vero grafico e un vero ufficio stampa a cui fare riferimento
    - Per avere aiuto in fase di promozione.
    Il mio libro è uscito da due settimane, insieme all’editore abbiamo stilato un calendario di presentazioni, inutile dire che quelle nei luoghi più interessanti (fiere, librerie frequentate…) le ha tutte organizzare lui. Se ne sta parlando sulla stampa locale e il libro viaggia attraverso canali che non avrei mai potuto raggiungere.

    Per autopubblicarsi servono davvero tante competenze e moltissimo tempo da dedicare alla promozione e tanti fattori “secondari” rischiano di influire. Se scrivo benissimo ma non so niente di grafica? O non ho tempo per star dietro alla promozione?
    Oppure c’è la possibilità di affidarsi per questi aspetti a dei professionisti, ma si paga, a volte anche molto.
    Quindi continuo con la lenta, macchinosa e a volte snervante strada dell’editoria tradizionale, pur conoscendone i suoi mille difetti.

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 17:39

      Indubbiamente le competenze di cui parli sono importanti. Non è ua strada facile. Io la proverò, come ho detto, ma solo per alcuni racconti lunghi. Non per tutto.

    • Giovanni 2 maggio 2013 at 19:32

      È vero quello che dici, ma capisco che i riferimenti che hai lanciati non siano a una casa editrice piccola, ma, probabilmente, medio/alta.
      Sai che alcune case editrici hanno editor che tanto editor non sono? Alcune un ufficio stampa non ce l’hanno affatto. Un vero ufficio stampa costa molto e un piccolo editore o fa da sé o delega l’autore alla promozione.

  • KINGO 2 maggio 2013 at 16:49

    La cosa che piu’ mi sconvolge e’ vedere quanto la nostra societa’ sia diventata settoriale. Chi e’ specializzato in A non sa niente di B e chi e’ specializzato in B non sa niente di A.
    Ma dov’e’ finito il genio poliedrico che sa fare tutto?
    Possibile che oggi, invece di dire “Imparo a fare questo”, si preferisce pensare “Mi rivolgo a un professionista?”

    Io ammiro chi si fa l’impianto idraulico da solo, e contemporaneamente si sistema anche i cavi elettrici, il pavimento e la caldaia. Non posso accettare chi vive in un luogo che al 99% non conosce.

    GLI EDITOR SONO LA ROVINA DELLA LETTERATURA, METTETEVELO BENE IN TESTA!!!!!

    • Tenar 2 maggio 2013 at 16:55

      Li ammiro anch’io. Ma la giornata è di 24 ore, c’è il lavoro, la famiglia, la scrittura. La grafica, ad esempio, non mi appassiona, non ho talento per le arti visive. Posso imparare i rudimenti, ma se preparo cena, mio marito è più contento e un trota mi verrà comunque meglio di una copertina. Quindi preferisco che sia un professionista a occuparsene. E se è vero che i geni poliedrici esistono è anche vero che già nel paleolitico superiore esisteva la specializzazione nel lavoro (parola di paletnologa).

      • KINGO 2 maggio 2013 at 17:27

        No, guarda, per quanto t’impegni, il trota non ti verra’ mai bene…

      • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 17:47

        Sono d’accordo sulle specializzazione. A ognuno il suo mestiere.

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 17:41

      Non ho ben chiaro quello che vuoi dire, io ho trovato un editor competente, l’ho già visto in azione e è preparato sul genere letterario che mi interessa.

    • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 17:55

      Di geni poliedrici ne nascono pochi :)

  • franco zoccheddu 2 maggio 2013 at 17:00

    Il mio cuore mi dice di dare ragione a KINGO, la mia testa dice che (purtroppo…) ha ragione su tutta la linea Tenar: insegno, due figli, la famiglia, etc etc. Oltre che riuscire a scrivere un po’ il mio romanzo, non mi rimane granché.

  • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 17:29

    Secondo me la questione fondamentale riguardante la scelta o meno di autopubblicarsi è relativa alla visibilità.
    Mi spiego meglio.
    Mettiamo che tu scrittore sei veramente bravo. Mettiamo anche che sei pure un po’ fortunato. Mettiamo che riesci a farti leggere e pubblicare da un casa editrice medio/grande. Facciamo un esempio: Fandango o E/O o anche Marsilio.
    Bene. La domanda è: quanto il tuo libro resterà visibile (sottolineo “visibile”, in “bella mostra”; non buttato chissà dove negli scaffali di un mediastore…) dentro una qualsiasi libreria, considerando il ritmo impressionante di nuovi titoli pubblicati ogni mese dalla case editrici?
    Risposta: se tutto va bene (anzi, se tutto va “alla grande”) il tuo libro rimarrà in “bella mostra” per un mese. Ma non accade quasi mai.
    Di norma, infatti, non si arriva ai 15 giorni (spesso alla prima settimana). Quindi cosa succede dopo?
    Presto detto: o ti rimbocchi le maniche e ti dai da fare per conto tuo per autopromuoverti, oppure – anche se hai pubblicato con una media/grande casa editrice – il tuo bel romanzetto finirà nel dimenticatoio molto molto presto.
    Dunque anche lo scrittore che oggi pubblica con i canali tradizionali – nell’epoca di Twitter che fagocita tutto in uno spazio di 140 caratteri, il tempo giusto per leggerli e poi passare al prossimo tweet – “deve” (sottolineo “deve”) prendere in considerazione l’autopromozione.
    Detto in altri termini: pubblicare con case editrici famose non risolve certo il problema. Che tu lo voglia o no, oggi come oggi, non puoi più esimerti dal curare altri aspetti oltre la scrittura.
    Ergo: tanto vale scegliere fin da subito la strada dell’autopubblicazione. Tempi di attesa enormemente più corti, totale controllo di ogni fase produttiva e distributiva, e royalties più elevate.
    A un patto però: saper scrivere, saper accettare le critiche e tornare sui propri errori, saper leggere grandi autori e imparare da loro, saper riscrivere e riscrivere e riscrivere e riscrivere.. Sintetizzando: sapersi distinguere dalla massa.
    Ecco. Il problema vero è questo. Scrivere un bel libro è 1000 volte più difficile che autopubblicarsi e autopromuoversi.
    A buon intenditor…
    Voi cosa ne pensate?

    • KINGO 2 maggio 2013 at 17:32

      Concordo al 100%

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 17:44

      Penso che tu abbia ragione, ovvio che è così. La promozione è continua, non puoi smettere di portarla avanti. Lo scrittore deve pensare a pubblicizzare i suoi libri anche se pubblica con editori.

    • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 17:51

      Esatto, c’è un ricambio impressionante dei titoli! Si resta in vista per poche settimane. Anche a me risulta così.

      • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 17:54

        E, a questo punto può essere che, a parità di vendite, si guadagni di più autopubblicandosi. L’unica sarebbe ottenere da una casa editrice seria un buon contratto (percentuali, anticipo e/o royalties)…con voci e postille relative alla distribuzione e alla visibilità in libreria ben chiare.

        • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 17:57

          A parità di vendite non so quanto si guadagni di più. Un ebook deve costare meno del cartaceo. Se autopubblichi, poi, riduci parecchie spese, inoltre sei sconosciuto e non puoi alzare troppo il prezzo. Ci sono troppe variabili da considerare.

          • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 18:07

            Non puoi alzare il prezzo ma puoi giocarci (valutando vari aspetti).
            Se pubblichi pensando comunque di vendere a duecento persone (presentazioni locali, amici ecc.) puoi comunque riprenderci le spese e guadagnarci qualcosa. In fondo le grandi case editrici mettendo in circolazione tanti titoli con un grande ricambio, mi pare facciano un simile ragionamento (certo ci saranno anche altri aspetti da vedere ma di fondo non mi sembra tanto distante la cosa). Ma io parlo comunque del cartaceo. Degli e-book so poco.

    • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 18:28

      Per Luca Sempre (lo specifico perché le risposte a volte si inseriscono troppo in basso e vanno a finire sotto altri interventi): purtroppo anche se ti distingui dalla massa, se non ti vedono non ci sei. Hai detto bene. C’è un altro problema, però. Tu ti distingui dalla massa. Ma la massa cosa compra? Cosa gli piace? Ci si incontra?

    • Giovanni 2 maggio 2013 at 19:56

      Sì, Luca, concordo che sapersi distinguere e scrivere un buon libro è ciò su cui bisogna puntare perché non è nemmeno banale, ma poi se non c’è modo di dirlo in giro e di metterlo in mostra credo sia come non aver pubblicato. Serve questo e quello, non si può prescindere, purtroppo, purtroppo.

  • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 18:08

    Ripeto che per me la questione fondamentale non è il guadagno, ma la visibilità. Quindi anche chi pubblica con i canali tradizionali non può esimersi da dedicare molto tempo all’autopromozione (che guarda caso è uno degli aspetti maggiormente “criticati” da coloro i quali tendono a considerare negativamente il selfpublishing).
    Prima della visibilità viene però “la qualità”. Continuo a vedere in giro troppi ebook con copertine orrende, caratteri tipografici improbabili, sinossi sgrammaticate, e recensioni autoreferenzali scritte dal vicino di casa compiacente.
    Vabbè. Questa è un’altra storia. ;-)

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 18:12

      Vedo anche io quello che vedi tu. Il problema che molti vedono il self-publishing come la semplicità nel pubblicare. Mentre invece valgono le stesse regole che pubblicare con un editore.

      • Giovanni 2 maggio 2013 at 19:44

        Direi le stesse no, molto peggio :) . Devi saper “vendere” prima te stesso e poi la tua opera. Le regole sono quelle, ma l’applicazione è decisamente tosta. Molto.

  • Cristiana Tumedei 2 maggio 2013 at 18:12

    Articolo molto interessante che, ancora una volta, ha generato un confronto produttivo nei commenti.

    Io non sono contraria al self-publishing purché condotto nella maniera più opportuna. In sostanza, convengo con i punti che hai indicato.

    Sono pure d’accordo quando dici che lo scrittore che si autoproduce è tenuto a occuparsi della promozione. So che tu dai per scontato che questo studi e si prepari precedentemente, che si dedichi a questa attività con impegno e dedizione. Purtroppo, però, vedo moltissimi esordienti, che hanno optato per il self-publishing, vanificare i loro sforzi seguendo strategie di comunicazione davvero controproducenti.

    In questo senso credo sarebbe auspicabile la nascita di un servizio di supporto proprio per la promozione editoriale. Non penso di essermi spiegata, Imperi. Che tu sappia esistono già servizi del genere online?

    Nel caso sarebbe interessante pensarci ;)

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 18:16

      Grazie :)
      Hai ragione sulle strategie di comunicazione controproducenti, ne ho viste anch’io.

      Riguardo al supporto nella promozione editoriale, tempo fa lanciai un sito insieme a un’altra persona, ma il progetto è morto durante l’estate scorsa e l’abbiamo chiuso a novembre, non rinnovando il dominio. Ne ho parlato in questo post.

      • Cristiana Tumedei 2 maggio 2013 at 18:22

        Letto… scusa se vado oltre: ma se il supporto non fosse operativo? O meglio, se si offrissero agli scrittori gli strumenti per fare da loro?

        Non parlo di mera formazione, ma di un progetto di comunicazione e web marketing editoriale che nasce dallo studio del singolo caso. In sostanza: cerchiamo insieme la linea di comunicazione e le strategie più adatte a te e ti insegno come fare a portarle avanti… avrebbe senso?

        • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 18:26

          Tumedei, tu hai sempre idee interessanti e finisce ogni volta che mi metto a pensare e a scarabocchiare appunti :D
          Avrebbe senso eccome e sarebbe una cosa originale. Ci penso senz’altro. Grazie :)

          • Cristiana Tumedei 2 maggio 2013 at 18:30

            Bene, bravo!

            Io ho buttato giù qualcosa sull’album da disegno di mia figlia. Se vuoi scansiono la pagina e te la invio ;)

  • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 18:31

    Ah, ma tu sei un vulcano a forma di tornado :D
    Ok, grazie ;)

  • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 18:44

    A questo punto sarebbe opportuno dedicare qualche post anche a cosa NON FARE con l’autopromozione. Daniele, hai già dedicato qualche post a questo argomento?
    Ad esempio: è capitato anche a voi di ricevere richieste di follow da Twitteri che vogliono solo promuovere il loro libro? Non li trovate fastidiosi e “ingenui”? ;-)

  • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 18:49

    Ottimo.

  • Elisabetta 2 maggio 2013 at 18:50

    Il web marketing editoriale è un’ottima idea, auspico che non sia fatto “all’italiana”, cioè: intanto paghi, poi noi in qualche modo ti mettiamo su fb, twitter e youtube. Insomma: andrebbe studiato (come dice Cristiana) il singolo autore, che potenzialità di visibilità ha, quali sono i canali migliori per diffondere il suo libro e in che modo monetizzare questo servizio perché l’autore deve pur pagarlo (percentuali sulle vendite? ratealizzazioni in base al venduto? ecc.)
    Però perché un progetto simile prenda quota ci vorrebbe almeno un anno di lavoro, secondo me… lavorando più o meno gratis all’inizio. Insomma bisogna crederci, conoscere a fondo il mercato, le strategie di vendita ecc ecc.
    M’è piaciuto quello che avete detto. Però capisco anche Tenar e le do ragione: per quanto mi autoproduca e sia contenta di come stanno andando le vendite, non riuscirò mai a organizzarmi da sola tutte le presentazioni che il suo editore le sta preparando (seriamente).
    Insomma non esiste la formula perfetta…

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 18:54

      Hai ragione, non esiste una formula perfetta. Sul progetto ideato da Cristiana concordo che bisogna studiarlo bene per creare qualcosa di veramente valido.

    • Cristiana Tumedei 2 maggio 2013 at 19:03

      Ciao Elisabetta, mi permetto di risponderti.

      Quello che tu definisci un modo di lavorare “all’italiana” credo sia semplicemente pressapochismo e scarso professionismo. Nel settore della comunicazione e del web marketing solitamente si procede in maniera differente.

      Un consiglio? Diffidare sempre da chi vende il successo o il risultato garantito. Il motivo è semplice: l’addetto ai lavori conosce gli strumenti che gli permettono di ottenere riscontri numerici immediati. Ma per il committente non ci sarà nessun beneficio. Questi settori si fondano sulle idee e le intuizioni di chi ci lavora. Si tratta di tentativi, di strade da percorrere e rivalutare sulla base dei risultati.

      Il destinatario finale è sempre la persona, per questo si tratta di un mestiere tutt’altro che schematico e fisso. Scusate per l’off-topic :)

      Detto questo, la mia idea è differente. Per questo ho precisato che non limiterei la cosa al mero web marketing editoriale del quale, peraltro, trovate numerosi consigli utili pure su questo blog. Il problema, a mio avviso, è come lo scrittore parla ai suoi lettori (effettivi e potenziali), come e se interagisce. Insomma, amplierei la questione a un concetto più ampio di comunicazione.

      Provate a pensarci: quanti scrittori dalle dubbie doti hanno un enorme successo? Senza entrare nel merito della nicchia a cui si rivolgono, è evidente che chi sa comunicare, chi sa raccontarsi e intesse col proprio pubblico un rapporto dinamico può avere molto più riscontro di chi si astiene dal farlo. Ma, forse, sono solo vagheggiamenti. Ci rifletterò meglio… poi, magari, mando a Imperi qualche appunto se vuole.

      • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 19:55

        Concordo: nel marketing devi tentare le strade. Fermi restando alcuni principi base, poi quando imposti una promozione stai comunque rischiando.

        Nessun vagheggiamento, anzi: manda pure i tuoi appunti quando vuoi, grazie :)

  • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 18:55

    Per Lucia Donati.
    Scrivo ciò che sento mio. Non posso snaturare me stesso seguendo ciò che piace alla massa. Fallirei prima ancora di iniziare.
    Purtroppo invece questa tendenza si sta accentuando negli ultimi anni, con l’uscita di pseudo manuali di luminari del selfpublishing che pensano di poter ridurre tutto a: “trova il tuo pubblico, scrivi per loro”.
    Ci sono molti esempi, del resto, di libri usciti in sordina che poi hanno fatto il botto, magari pubblicati da editori medio-piccoli. In quel caso chi aveva ragione? Gli editori che avevano rifiutato il romanzo perchè non in linea con i presunti “trend” del mercato o i nuovi gusti del lettore, oppure chi ha deciso comunque di scommettere sulla qualità del testo e l’originalità dell’idea?
    E’ una questione troppo complessa e al tempo stesso molto semplice.
    Alla domanda Perchè scrivi? io rispondo sempre Perchè senza sarebbe peggio.

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 19:21

      Concordo con te. Per me vale questa regola: scrivo quello che vorrei leggere.

    • Lucia Donati 2 maggio 2013 at 20:33

      D’accordo, Luca! E’ quello che dico anch’io: si scrive per necessità personale e non per accontentare qualcuno. E’ da un po’ che tratto anche questi temi e chi mi segue da vicino lo sa. Ma tu hai un blog?

      • Giovanni 2 maggio 2013 at 20:39

        Ciao Lucia, non sono riuscito a commentare nel tuo blog…

      • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 21:20

        Cara Lucia, bene!
        No, al momento non ho un blog.
        Per vari motivi.
        In realtà – da fine anni 90 ad oggi – ho gestito e scritto su vari blog, ma è da un po’ che non curo più un mio blog personale perchè negli ultimi tempi ho riflettuto parecchio sul significato (e il senso) di avere oggi un blog, nell’epoca di twitter e dei social media.
        Detto questo, a riflessione terminata, ho deciso di aprirne uno a breve! Dato però che ho un profondo rispetto per la scrittura in sè, per chi scrive, e soprattutto per chi legge, ci vorrà ancora un mesetto (credo) prima che il tutto diventi definitivo, compresa la piattaforma di pubblicazione e le tematiche affrontate.
        Mi daresti invece l’indirizzo del tuo blog?
        Grazie

        • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 21:39

          Basta che clicchi sul suo nome :)

          • Luca Sempre 2 maggio 2013 at 22:53

            Grazie.
            Ok, la stanchezza.

        • Lucia Donati 3 maggio 2013 at 10:49

          Bene, Luca, fammi sapere. Sono curiosa. Vedo che già hai risolto per il link…

  • Giovanni 2 maggio 2013 at 19:41

    Rispondo qui alla domanda del post. Perché autopubblicarsi?
    Tre motivi: l’ufficio stampa, la promozione e la distribuzione.
    Perché molte piccole case non hanno una distribuzione in quanto il costo è troppo elevato, non hanno ufficio stampa per lo stesso motivo e non stanno molto dietro alla promozione perché essendo piccoli vengono considerati poco o molto poco. A quel punto dovendo fare io ciò che in teoria sarebbe principalmente onere dell’editore o in cui dovrebbe facilitarci, mi accollo questa responsabilità in tutto e per tutto potendomi poi lamentare solo di me stesso se la cosa non va bene, ma almeno non ho ceduto i diritti della mia opera a chi di farmi promozione non si cura, ma aspetta che io venda le mie stesse copie per conto suo. Credo che in questo caso autopubblicarsi sia una conseguenza evidente. A meno che non capiti da in una grande casa editrice o in una medio/altra, il che è davvero un gran colpo di fortuna. Sì, fortuna, perché che tu sappia scrivere e coinvolgere il lettore a un certo punto diventa anche relativo. Un libro brutto come le 50 sfumature (io non l’ho letto ma lo dicono tutti) come ha fatto a vendere tanto? E come quello altri, non è il caso specifico. L’ho citato perché è il più eclatante. 50 milioni di copie in tre mesi. Ora se hanno montato un po’ la cifra non so, ma tutto può essere. Sarebbe un’azione di marketing di cui non c’è da scandalizzarsi.

    • Daniele Imperi 2 maggio 2013 at 19:58

      Purtroppo alcune piccole case editrici non hanno una buona promozione, anzi ho saputo che alcune non fanno promozione, perché non hanno fondi necessari.

  • Serena Cappi 5 maggio 2013 at 00:08

    Io ho usato un servizio di self-publishing (www.rossochina.it) dove però, a differenza di altri, alcuni professionisti mi hanno seguita per fare in modo che il mio libro non avesse errori, l’hanno impaginato a dovere e hanno creato una copertina. Questo perché l’autopubblicazione spesso “partorisce” volumi poco curati dal punto di vista grafico ma anche nei contenuti, e pertanto poco interessanti. Nel mio caso invece il mio romanzo è stato “sistemato” in ogni sua parte prima di essere messo in vendita. E’ vero che per partire bisogna investire su se stessi (ma se non siamo disposti noi a farlo, chi dovrebbe farlo al posto nostro?), ma poi si raccolgono i frutti. Anche perché le percentuali di guadagno sono ben diverse da quelle proposte dalle case editrici! ;-)

    • Daniele Imperi 5 maggio 2013 at 07:46

      Ciao Serena e benvenuta nel blog.

      La maggior parte degli ebook autopubblicati è indecente perché appunto non c’è un lavoro dietro: l’ebook ha bisogno di editing, grafica curata e impaginazione professionale. Molti purtroppo pensano sia solo sufficiente scrivere.

  • Romina Tamerici 7 maggio 2013 at 23:32

    Mi sembrano degli ottimi motivi. Il problema è che spesso i testi autoprodotti sono poco professionali. Io credo che prima o poi autopubblicherò qualcosa, ma prima voglio essere sufficientemente competente (o più competente di ora, almeno). Comunque sto curando un testo per il selfpublishing (non mio) e spero che ne venga fuori qualcosa di buono!

    • Giovanni 7 maggio 2013 at 23:49

      Se mai ti dovesse servire io mi occupo di realizzare e-book professionali.

  • [...] una casa editrice e non preferire la via del del self-publishing? La scorsa settimana ho parlato di 4 motivi validi per autopubblicarsi, ora vediamo perché scegliere un editore per la divulgazione della nostra [...]

  • [...] Continua a leggere 4 motivi per autopubblicarsi. [...]

  • Martina Tabani 12 giugno 2013 at 19:55

    Ciao, sono Martina e concordo pienamente con i tuoi quattro punti. Tuttavia, nel mio caso i miei potrebbero essere un po’ diversi perché sono interessata al self-publishing come traduttrice.
    #1 – Crescita: intendo sia professionale che economica. Stare fermi in attesa di un editore onesto non è proficuo.
    #2 – Diffusione culturale: noi traduttori non veniamo considerati autori, forse giustamente, ma mediatori tra culture diverse, figure che fanno conoscere mondi e idee di altri luoghi. La strada dell’autopubblicazione permette a molti testi di non rimanere orfani di traduttore solo per questioni puramente commerciali.
    #3 – Indipendenza imprenditoriale: la gestione autonoma di tutti i dettagli da te elencati vale anche nel mio caso.
    #4 – Riconoscimento: in Italia purtroppo ancora molte case editrici snobbano la figura del traduttore. Capita spesso che venga messo in secondo piano, che non riceva i compensi pattuiti, che il pagamento sia da fame. Forse autopubblicare una propria traduzione non darà immediati riscontri economici, ma darebbe comunque più vigore a una professione che ha bisogno di sempre maggiori riconoscimenti.
    Con questo non voglio sparare a zero. Molto è stato fatto e l’impegno di molte associazioni continua in difesa di questo lavoro, ma la mia esperienza personale mi porta a vedere il self-publishing come una strada molto allettante.

    • Daniele Imperi 13 giugno 2013 at 07:40

      Ciao Martina e benvenuta nel blog.
      Concordo sui tuoi 4 punti. Ho scritto tempo fa che uno scrittore, per testare il mercato e anche per avere più soddisfazioni, deve far tradurre le proprie in altre lingue, magari prima in inglese.

  • maria antonietta 31 gennaio 2014 at 22:24

    ciao Daniele
    complimenti per le tue competenze sulle pubblicazioni di racconti romanzi.
    Io ho pubblicato una sola volta un racconto-romanzo adatto ai ragazzi dai nove ai 99 anni poichè per l’argomento trattato ” bambini di strada” potrebbe essere uno strumento adatto a genitori e insegnanti per supportare una tematica tanto delicata quanto necessaria da trattare con i ragazzini.
    Io ho dipinto anche alcune tavole interne , la copertina è stata dipinta da una mia amica pittrice.
    La casa editrice mi ha dato abbastanza spazio
    Credo che il mio guadagno dovrebbe essere del 5%. Io non ho ancora visto un euro, però non avevo puntato sul guadagno quanto proprio sulla pubblicazione del mio unico racconto per ragazzi. Mi sono occupata della presentazione, della promozione …ho trovato questa la parte più pesante del lavoro. Così che adesso io continuo a scrivere racconti e brevi romanzi, li pubblico per capitoli su face-book, infine lo regalo con copertina, presentazione ecc ecc in formato pdf a chi ma lo richiede. “autopubblicazione FAIDATE. Li pubblico anche nel mio blog lafantasiaeiltempo.blogspot.it
    il blog, suddiviso in pagine, raccoglie : racconti, romanzi, poesie in italiano, vernacolo, haiku, limerick…nel blog mi sento libera e penso solo a scrivere per chi ama la narrativa descrittiva di ambienti, personaggi che tessono la storia. Scusami per lo spazio e il tempo rubato ma il tuo blog è INVITANTE…a presto
    Mietta

    • Daniele Imperi 1 febbraio 2014 at 08:40

      Ciao,
      nel contratto che ti hanno fatto dovrebbe esserci scritto quale percentuale ti spetta.

  • Ulisse Di Bartolomei 7 marzo 2014 at 18:57

    Salve Daniele
    Circa “il fai da te” editoriale, mi trovo in difficoltà per le immagini storiche da utilizzare nei miei testi. Il problema sta nei diritti. In rete se ne trovano senza limiti ma come fare a capire se utilizzabili liberamente o bisogna chiedere a qualcuno? Tali immagini sono ovviamente dipinti o foto vecchie di secoli. Per escludere la questione decisi anni fa di non metterne, ma adesso me ne servirebbero da mettere in una copertina.
    Nello specifico mi servono due ritratti. Uno di Giovanni il Battista e uno di Carlo Marx. Grazie per un consiglio. Ulisse

    • Daniele Imperi 8 marzo 2014 at 08:11

      Ciao Ulisse,
      per le foto trovate in rete devi vedere se sono “copyleft”, quindi esenti da diritti. Oppure, appunto, chiedere se puoi pubblicarle.

      Ma prima devi vedere se sono a una buona definizione/risoluzione.

      • cornetta maria 19 luglio 2014 at 12:37

        Potrebbe gentilmente spiegarmi quali garanzie offre l’autopubblicazione contro eventuali tentativi di clonazione o di plagio della stessa? E quali sono le sedi competenti per un eventuale ricorso? La ringrazio

        • Daniele Imperi 21 luglio 2014 at 07:41

          Le stesse che offre la pubblicazione con un editore: una volta che hai immesso nel mercato il tuo libro, che senso avrebbe per un editore o un altro scrittore rubarti quel libro?

          Inoltre puoi sempre proteggere il manoscritto alla SIAE.

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