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4 domande sullo storytelling

4 domande sullo storytelling

Mi sto interessando allo storytelling, una tecnica di narrazione che fa parte del copywriting, e ho già acquistato un libro per conoscerla meglio. Oggi ho letto due articoli sullo storytelling, “10 punti per uno storytelling di successo” di Marianna Guglielmino e “Storytelling, due nuovi esempi da seguire” di Beatrice Niciarelli, ma ho le idee meno chiare di prima.

Ho così deciso di tentare un esperimento di blogging: un post in divenire. Ho preparato quattro domande a cui si dovrà rispondere nei commenti o con un tweet. Le risposte dei commenti saranno poi inserite sotto la domanda relativa e così i tweet, che saranno incorporati.

4 domande sullo storytelling applicato al blogging

Si deve sempre scrivere una storia reale?

Ho visto i video nel post di Beatrice. Sono storie fittizie, non reali. Spesso in pubblicità vedo filmati del genere, ma sono appunto storie inventate. È davvero così? Se volessi usare lo storytelling nel mio blog non me la sento di inventare qualcosa di me per colpire il lettore.

La storia deve sempre avere un fondo di verità, sì. Non è la storia in sé che deve essere reale, quanto ciò che tu stai narrando. Il video di Apple è assolutamente reale, quelli che tu vedi sono attori, ma recitano fatti quotidiani che Apple ha reso possibile, per ex. fare una foto e condividerla subito dopo o ascoltare musica grazie all’iPhone in treno. Sammontana, allo stesso modo, ha realizzato un corto di fantasia per raccontare la sua storia, una storia vera, reale, concreta.

La verità, dunque, è un elemento imprescindibile per narrare storie. Puoi anche inventarti una favola araba, ma deve comunque basarsi su fatti ed eventi reali. – Beatrice Niciarelli

Per me una storia è forte quando ha come base di partenza la verità, in particolar modo se applicata ad un brand. La totale assenza di verità a favore di un ideale perfetto (ma campato per aria), per la mia esperienza, ha sempre un risultato negativo e non coinvolge. Credo anche che non abbia alcun senso fare dello storytelling quando non si racconta davvero l’azienda o marchio o persona che sia. Il mio consiglio è di scegliere bene quale, fra le molte storie che possono essere raccontate da una azienda o un brand (anche quando il brand è solo una persona) sia la più adatta a narrare questo aspetto o l’altro aspetto. Oppure su cosa concentrarsi se si racconta la storia del brand dalle sue origini ad oggi, per far vivere empaticamente al lettore la stessa storia. – Katia Anna Calabrò

Ricordate tutti “La storia infinita”, vero? E la saga di Star Wars? Cosa c’è di vero, reale o tangibile in queste storie, rimaste nell’immaginario di ognuno di noi? I valori che ci hanno trasmesso, le sensazioni, i pensieri e le emozioni che ci hanno fatto provare. Secondo il mio modestissimo parere puoi anche raccontare di volare su un cane gigante sul tuo blog, basta che tu lo faccia con trasporto, condividendo sinceramente i tuoi pensieri con chi ti legge. Pensa alla pubblicità di Muller, “fate l’amore con il sapore”, in cui protagoniste di una storia sono le pulsioni o la famiglia del Mulino Bianco, utopia pura a volte (ahimé) meno veritiera di una guerra interstellare. O ancora a Super Mario Bros, in lotta con draghi e tubi sputa fuoco per salvare un’anonima principessa: non è storytelling anche questo? Secondo me non importa cosa, importa come. – Marianna Guglielmino

Credo che per lo storytelling valga il principio della verosimiglianza, come nella narrativa di genere fantastico, ad esempio. La storia dev’essere verosimile affinché si verifichi la sospensione dell’incredulità e il lettore/spettatore si immedesimi nella storia. – Ivano

Nello storytelling la verità è una base di partenza fondamentale; tuttavia, come in ogni storia, ci si può concedere qualche piccola licenza. Ad esempio, si può aggiungere un “capitolo” alla storia di partenza per mettere in evidenza un aspetto che non ha avuto particolare rilevanza nella situazione particolare ma che potrebbe avere un impatto maggiore in situazioni simili. Il punto di partenza però deve sempre essere una verità, su cui si può lavorare tenendo conto del principio di verosimiglianza (come diceva Ivano) e del fatto che la storia, nella sua forma finale, deve apparire genuina. – Alessandra Martelli

Come non rischiare di andare off topic?

In un blog aziendale lo storytelling è “semplice”, perché il post sarà sempre in argomento. Ma in un blog di nicchia come si può fare storytelling?

Qui è il copy che deve essere bravo. Andare off topic è un rischio, ma il rischio è necessario per fare un lavoro come si deve. Deve essere, però, un lavoro fatto da chi se ne intende. – Beatrice Niciarelli

Può succedere. Un po’ come quando a scuola si andava “fuori tema” nel compito in classe di italiano. :-) Io tendo a fare una prima stesura della storia che è una sorta di magma primordiale, dove inserisco davvero tutto quello che mi viene in mente possa essere utile per raccontarla. In genere ne risulta una prima narrazione abbastanza caotica. Rileggo ad alta voce, lo trovo utilissimo e quindi inizio a scremare, montare e rimontare, pezzo dopo pezzo. Fino a quando non mi pare che il racconto fili, con tutti gli elementi chiave ben sviluppati e al posto giusto. Tendo anche a far leggere la storia a qualcuno di totalmente estraneo al brand e settore. Mi serve per avere un feedback sull’efficacia della narrazione e del suo potenziale di coinvolgimento emotivo. Allo stesso tempo mi è utile anche per capire se sono (o non sono) andata off-topic. Se chi la legge mi conferma che quello che volevo arrivasse attraverso la storia è giunto a destinazione, so di essere rimasta nel tema. – Katia Anna Calabrò

Come giustamente detto anche da Beatrice, è un rischio che si corre sempre quando ci si approccia alla scrittura, dal tema della maturità alla tesi di laurea, dall’articolo sul New York Times al post sul blog di nicchia. Tuttavia, in quest’ultimo caso specifico, penso che un piccolo “fuori onda” ogni tanto non possa che essere stimolante, apportando punti di vista nuovi e interessanti ad un canale che, essendo di nicchia, potrebbe risultare altrimenti (quasi) monotematico. – Marianna Guglielmino

Io utilizzo un metodo piuttosto semplice, che ritengo però molto efficace: un foglio suddiviso in due colonne su cui annoto da un lato la storia e dall’altro i punti che voglio discutere partendo dalla storia. Successivamente traccio le linee di collegamento tra gli elementi della storia e gli argomenti da sviluppare, in modo da verificare che l’articolo, nel suo insieme, abbia una struttura chiara; questo permette anche di eliminare gli argomenti o i passaggi meno rilevanti.
Non sono però una fondamentalista della lotta all’off-topic. A tutti capita di andare fuori tema di tanto in tanto e scegliere di mantenere alcuni elementi off-topic può contribuire a far emergere la personalità dell’autore. – Alessandra Martelli

Quando e come svelare il messaggio che si vuole lanciare?

Il messaggio è sempre alla fine. Qual è il momento opportuno per mostrarlo ai lettori?

La fine è il momento migliore. La fine di un video è, appunto, ciò che resta più impresso. La conclusione, il plus, il senso deve scattare alla fine del racconto. Ti narro una storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine e proprio in questa fine c’è la soluzione al tuo problema e c’è l’elemento emotivo. Ti porto a esempio il video che ho utilizzato a Roma –> Back to the StartBeatrice Niciarelli

In genere tendo ad anticipare qualcosa nel titolo, per far capire dove voglio andare a parare e spingere alla lettura. Il titolo è una delle parti più delicate di una storia. Non sempre sono particolarmente brava o efficace nel crearlo :(
Poi sviluppo la storia e chiudo rivelando “la morale della storia”, come nella migliore tradizione :PKatia Anna Calabrò

Concordo nuovamente con Beatrice: nello storytelling il colpo di scena arriva poco prima della fine, a mo’ di “deus ex machina”. Cosa c’è di più emozionante di un happy-ending (o di una fine sconvolgente) al termine di un’avvincente climax?
Temo che svelarlo all’inizio rischierebbe di far allontanare il lettore, che penserebbe di aver già scoperto tutto. Diverso e ben più elettrizzante il caso in cui il messaggio non viene svelato completamente, ma solo anticipato per catturare l’attenzione. – Marianna Guglielmino

Un piccolo assaggio nel titolo, un antipasto all’inizio dell’articolo e poi, ovviamente, il gran finale. – Alessandra Martelli

Lo storytelling non contravviene alla regola della piramide invertita?

La scrittura per il web prevede di far capire subito al lettore di cosa parla il post, ma se mi metto a raccontare una storia il lettore saprà il tema del post soltanto alla fine.

Lo storytelling è una tecnica e come tale si diversifica dalla piramide rovesciata. Non è detto che tu non possa creare una storia utilizzando i principi della piramide rovesciata: il titolo del video di Sammontana, per esempio, è intuitivo e leggendolo si capisce subito che ciò che si vedrà sarà la storia di Sammontana. – Beatrice Niciarelli

Come ho anticipato sopra, tendo a svelare in parte quale sarà il messaggio finale cercando di anticiparlo in qualche modo nel titolo. faccio un esempio pratico e celebre: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Sappiamo già di cosa parlerà la storia ma stimola la curiosità e la voglia di sapere come possa mai essere successo che un gatto sia stato maestro di volo per una gabbianella, mille affascinanti scenari da esplorare, no? :-)Katia Anna Calabrò

La piramide rovesciata è solo una tecnica, come d’altronde lo è lo storytelling, che personalmente prediligerei per notizie flash, da consumare in pausa pranzo, magari per tenersi aggiornati. – Marianna Guglielmino

Si tratta di tecniche diverse che si adattano, secondo me, a contenuti diversi. Alternare i vari modelli può avere un effetto molto positivo, perché anche l’utente più affezionato ad un certo stile apprezza una ventata di novità; inoltre, ritengo che saper scegliere il formato più adatto al contenuto sia un indice della “maturità” dello scrittore. – Alessandra Martelli

A voi le risposte

Come già anticipato, chi vuole può rispondere nei commenti e io inserirò le risposte in una citazione con firma dell’autore. Oppure, visto che il post è segnalato su Twitter, si può rispondere con uno o più tweet e io li incorporerò sotto la domanda relativa.

Grazie a chi parteciperà.

24 Commenti

  1. Beatrice
    8 luglio 2013 alle 15:20 Rispondi

    Ciao Daniele,

    come prima cosa grazie per il link al mio articolo.
    Le tue domande cadono a pennello con il mio intervento al WebReevolution, che non posso ancora far vedere ma su cui sto preparando un post.

    Essendomi interessata molto allo storytelling, per motivi di lavoro, son felice di rispondere alle tue domande.

    1) Si deve sempre scrivere una storia reale?

    La storia deve sempre avere un fondo di verità, sì. Non è la storia in sé che deve essere reale, quanto ciò che tu stai narrando. Il video di Apple è assolutamente reale, quelli che tu vedi sono attori, ma recitano fatti quotidiani che Apple ha reso possibile, per ex. fare una foto e condividerla subito dopo o ascoltare musica grazie all’iPhone in treno. Sammontana, allo stesso modo, ha realizzato un corto di fantasia per raccontare la sua storia, una storia vera, reale, concreta.

    La verità, dunque, è un elemento imprescindibile per narrare storie. Puoi anche inventarti una favola araba, ma deve comunque basarsi su fatti ed eventi reali.

    2) Come non rischiare di andare off topic?

    Qui è il copy che deve essere bravo. Andare off topic è un rischio, ma il rischio è necessario per fare un lavoro come si deve. Deve essere, però, un lavoro fatto da chi se ne intende.

    3) Quando e come svelare il messaggio che si vuole lanciare?

    La fine è il momento migliore. La fine di un video è, appunto, ciò che resta più impresso. La conclusione, il plus, il senso deve scattare alla fine del racconto. Ti narro una storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine e proprio in questa fine c’è la soluzione al tuo problema e c’è l’elemento emotivo. Ti porto a esempio il video che ho utilizzato a Roma –> http://www.youtube.com/watch?v=aMfSGt6rHos&list=PL0984F72270A07934&index=1

    4) Lo storytelling non contravviene alla regola della piramide invertita?

    Lo storytelling è una tecnica e come tale si diversifica dalla piramide rovesciata. Non è detto che tu non possa creare una storia utilizzando i principi della piramide rovesciata: il titolo del video di Sammontana, per esempio, è intuitivo e leggendolo si capisce subito che ciò che si vedrà sarà la storia di Sammontana.

    Spero di averti chiarito un po’ di cose, se non lo hai già fatto ti suggerisco di leggere il Manuale di storytelling di Fontana, molto utile :)

    Bea

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2013 alle 15:34 Rispondi

      Ciao Beatrice e grazie per aver risposto alle domande :)

      1 – Iniziamo con la prima domanda: io parlavo di verità assoluta, non di quella relativa al prodotto. Apple ha quindi inventato una storia basandosi su cosa può realmente fare il suo prodotto. Esatto?

      Ora, applicare questo al blogging, per far passare un concetto, credo sia un po’ arduo. Almeno per me ora :)

      2 – Avevo capito che c’era il rischio off topic. Magari si può scrivere una breve introduzione per non spiazzare il lettore.

      3 – Ok, mi sembra logico.

      4 – Su questo punto bisogna studiare e lavorarci :)

      Ora incorporo le tue risposte ;)

  2. Beatrice
    8 luglio 2013 alle 15:50 Rispondi

    Eccomi qui.

    1) Quello che ha fatto Apple è prendere la quotidianità di milioni di persone e raccontarla in un video. Narrare un prodotto, come in questo caso, significa darti personaggi reali (gli attori interpretano i consumatori Apple), prodotti reali (i prodotti Apple), regalarti emozioni (la musica di sottofondo, la narrazione vocale e i sentimenti espressi nel video sono emozioni) e lanciarti un messaggio finale chiaro e preciso. Ti racconta come ha migliorato la tua vita e alla fine ti butta lì il messaggio: Designed by Apple in California.

    2) Il rischio off topic alla fine, se ci pensi, è un po’ ovunque :D

    4) Qui si può sperimentare quanto vuoi :)

    Bea

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2013 alle 15:55 Rispondi

      Immagino che per fare storytelling per un prodotto non ci siano altre soluzioni, se vuoi una comunicazione d’impatto. Mi riferisco a Apple.

      Oggi ho ordinato “Transmedia. Storytelling e comunicazione” di Max Giovagnoli. Ora ordino anche quello che mi hai consigliato tu :)

  3. Beatrice
    8 luglio 2013 alle 16:01 Rispondi

    Apple ha la fortuna di essersi raccontata dall’inizio, i suoi spot son sempre stati una narrazione :)

    Il testo di Fontana è molto utile, a volte forse un po’ “macchinoso”, ma è un vero e proprio manuale. Poi dimmi che ne pensi!

  4. Roberto
    8 luglio 2013 alle 20:12 Rispondi

    Ciao Daniele, forse il mio commento è del tutto fuori luogo. Anziché rispondere ho altre due domande da farti:
    1. Come si chiama il libro che hai acquistato?
    2. Qual è il concetto della piramide invertita?
    Perdona le mie lacune in materia.

    • Daniele Imperi
      8 luglio 2013 alle 20:22 Rispondi

      Ciao Roberto,

      1. il libro si chiama Transmedia. Storytelling e comunicazione di Max Giovagnoli. Me l’ha consigliato Cristiana.
      2. Il concetto di piramide invertita può essere riassunto così: quando scrivi un post devi comunicare subito al lettore di cosa parlerai. Se rileggi i primi due paragrafi del mio post capisci subito di cosa parlerò. È una tecnica giornalistica, applicata al blogging.

      Molti non ne tengono conto e sbagliano. Ho letto decine di post che iniziavano parlando della storia del web prima di arrivare al punto.

      Prendo come esempio il tuo ultimo post: “Il blog di Zio Paperone: quando, come, perché monetizzare?” L’hai usata pure tu la piramide rovesciata ;)
      Sei andato subito al punto e poi hai sviluppato il tema.

  5. Roberto
    8 luglio 2013 alle 20:36 Rispondi

    Grazie mille Daniele.
    Nel mio articolo la tecnica della piramide invertita l’ho usata in maniera del tutto (IN)consapevole :D
    Infatti a pensarci bene ci sono degli articoli in cui me la sono presa comoda. Mi servirà per il futuro

  6. Ivano
    8 luglio 2013 alle 21:40 Rispondi

    Ciao Daniele, ti segnalo un altro libro che dedica molta attenzione allo storytelling: “Digital Content Marketing” di Francesco Gavatorta e Alberto Maestri. Lo sto leggendo proprio in questo periodo. Un saluto!

    • Daniele Imperi
      9 luglio 2013 alle 07:25 Rispondi

      Ciao Ivano e benvenuto nel blog.
      Grazie della segnalazione, gli darò un’occhiata :)

  7. Katia Anna Calabrò
    9 luglio 2013 alle 12:43 Rispondi

    Ciao Daniele, come ti ho anticipato su twitter trovo questa tua iniziativa davvero interessante e mantengo la promessa di rispondere, per quel poco che posso contribuire. Anche io sto esplorando lo storytelling in maniera più approfondita ultimamente e mi sono segnata i titoli suggeriti.
    Taglio corto e ti lascio alle risposte. :-)

    1) Si deve sempre scrivere una storia reale?

    Per me una storia è forte quando ha come base di partenza la verità, in particolar modo se applicata ad un brand. La totale assenza di verità a favore di un ideale perfetto (ma campato per aria), per la mia esperienza, ha sempre un risultato negativo e non coinvolge. Credo anche che non abbia alcun senso fare dello storytelling quando non si racconta davvero l’azienda o marchio o persona che sia. Il mio consiglio è di scegliere bene quale, fra le molte storie che possono essere raccontate da una azienda o un brand (anche quando il brand è solo una persona) sia la più adatta a narrare questo aspetto o l’altro aspetto. Oppure su cosa concentrarsi se si racconta la storia del brand dalle sue origini ad oggi, per far vivere empaticamente al lettore la stessa storia.

    2) Come non rischiare di andare off topic?

    Può succedere. Un po’ come quando a scuola si andava “fuori tema” nel compito in classe di italiano. :-) Io tendo a fare una prima stesura della storia che è una sorta di magma primordiale, dove inserisco davvero tutto quello che mi viene in mente possa essere utile per raccontarla. In genere ne risulta una prima narrazione abbastanza caotica. Rileggo ad alta voce, lo trovo utilissimo e quindi inizio a scremare, montare e rimontare, pezzo dopo pezzo. Fino a quando non mi pare che il racconto fili, con tutti gli elementi chiave ben sviluppati e al posto giusto. Tendo anche a far leggere la storia a qualcuno di totalmente estraneo al brand e settore. Mi serve per avere un feedback sull’efficacia della narrazione e del suo potenziale di coinvolgimento emotivo. Allo stesso tempo mi è utile anche per capire se sono (o non sono) andata off-topic. Se chi la legge mi conferma che quello che volevo arrivasse attraverso la storia è giunto a destinazione, so di essere rimasta nel tema.

    3) Quando e come svelare il messaggio che si vuole lanciare?

    In genere tendo ad anticipare qualcosa nel titolo, per far capire dove voglio andare a parare e spingere alla lettura. Il titolo è una delle parti più delicate di una storia. Non sempre sono particolarmente brava o efficace nel crearlo :(
    Poi sviluppo la storia e chiudo rivelando “la morale della storia”, come nella migliore tradizione :P

    4) Lo storytelling non contravviene alla regola della piramide invertita?

    Come ho anticipato sopra, tendo a svelare in parte quale sarà il messaggio finale cercando di anticiparlo in qualche modo nel titolo. faccio un esempio pratico e celebre: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Sappiamo già di cosa parlerà la storia ma stimola la curiosità e la voglia di sapere come possa mai essere successo che un gatto sia stato maestro di volo per una gabbianella, mille affascinanti scenari da esplorare, no? :-)

  8. Marianna Guglielmino
    9 luglio 2013 alle 13:07 Rispondi

    Ciao Daniele,

    grazie per aver letto e condiviso il mio guest post.

    Purtroppo non ho letto libri o studiato particolarmente per scriverlo, ho solo lasciato fare alla fantasia ispirandomi ad una puntata qualsiasi de “Il commissario Montalbano”. Proverò tuttavia a risponderti, sperando di esserne all’altezza.

    1. Si deve sempre scrivere una storia reale?

    Ricordate tutti “La storia infinita”, vero? E la saga di Star Wars? Cosa c’è di vero, reale o tangibile in queste storie, rimaste nell’immaginario di ognuno di noi? I valori che ci hanno trasmesso, le sensazioni, i pensieri e le emozioni che ci hanno fatto provare. Secondo il mio modestissimo parere puoi anche raccontare di volare su un cane gigante sul tuo blog, basta che tu lo faccia con trasporto, condividendo sinceramente i tuoi pensieri con chi ti legge. Pensa alla pubblicità di Muller, “fate l’amore con il sapore”, in cui protagoniste di una storia sono le pulsioni o la famiglia del Mulino Bianco, utopia pura a volte (ahimé) meno veritiera di una guerra interstellare. O ancora a Super Mario Bros, in lotta con draghi e tubi sputa fuoco per salvare un’anonima principessa: non è storytelling anche questo? Secondo me non importa cosa, importa come.

    2. Come non rischiare di andare off-topic?

    Come giustamente detto anche da Beatrice, è un rischio che si corre sempre quando ci si approccia alla scrittura, dal tema della maturità alla tesi di laurea, dall’articolo sul New York Times al post sul blog di nicchia. Tuttavia, in quest’ultimo caso specifico, penso che un piccolo “fuori onda” ogni tanto non possa che essere stimolante, apportando punti di vista nuovi e interessanti ad un canale che, essendo di nicchia, potrebbe risultare altrimenti (quasi) monotematico.

    3. Quando e come svelare il messaggio che si vuole lanciare?

    Concordo nuovamente con Beatrice: nello storytelling il colpo di scena arriva poco prima della fine, a mo’ di “deus ex machina”. Cosa c’è di più emozionante di un happy-ending (o di una fine sconvolgente) al termine di un’avvincente climax?
    Temo che svelarlo all’inizio rischierebbe di far allontanare il lettore, che penserebbe di aver già scoperto tutto. Diverso e ben più elettrizzante il caso in cui il messaggio non viene svelato completamente, ma solo anticipato per catturare l’attenzione.

    4. Lo storytelling non contravviene alla regola della piramide invertita?

    La piramide rovesciata è solo una tecnica, come d’altronde lo è lo storytelling, che personalmente prediligerei per notizie flash, da consumare in pausa pranzo, magari per tenersi aggiornati.

    Spero di essere riuscita a risponderti,

    Marianna

    • Daniele Imperi
      9 luglio 2013 alle 13:14 Rispondi

      Ciao Marianna, benvenuta nel blog e grazie per le risposte :)

      Fra il tuo intervento e gli altri sto capendo. Poi sarà la pratica a fare il resto.

      Sarebbe bello creare un post che riunisca una serie di articoli scritti con lo storytelling (titolo, autore e link): una risorsa per chi vuole leggere cosa è stato scritto con questa tecnica. Come la vedi?

  9. Come fare storytelling aziendale, olè! | Valentina. Fashion webwriter e copywriter freelance
    9 luglio 2013 alle 14:59 Rispondi

    […] riflette Daniele Imperi, lo storytelling nel blog può mandare off topic, ma se maneggiato con cura impreziosisce un post e […]

  10. Marianna Guglielmino
    9 luglio 2013 alle 15:05 Rispondi

    Mi piace l’idea! Sarebbe di certo molto utile uno storify sull’argomento ;)

    • Daniele Imperi
      9 luglio 2013 alle 15:32 Rispondi

      Io non ne conosco… tu puoi mandarmi qualche link in privato?

  11. Ivano
    9 luglio 2013 alle 17:25 Rispondi

    Do un piccolo contributo al dibattito! Credo che per lo storytelling valga il principio della verosimiglianza, come nella narrativa di genere fantastico, ad esempio. La storia dev’essere verosimile affinché si verifichi la sospensione dell’incredulità e il lettore/spettatore si immedesimi nella storia.

  12. Alessandra Martelli
    10 luglio 2013 alle 09:34 Rispondi

    Ciao Daniele e grazie per questo articolo, ci sono spunti di riflessione molto interessanti. Di seguito il mio contributo :)

    1. Si deve sempre scrivere una storia reale?

    Nello storytelling la verità è una base di partenza fondamentale; tuttavia, come in ogni storia, ci si può concedere qualche piccola licenza. Ad esempio, si può aggiungere un “capitolo” alla storia di partenza per mettere in evidenza un aspetto che non ha avuto particolare rilevanza nella situazione particolare ma che potrebbe avere un impatto maggiore in situazioni simili. Il punto di partenza però deve sempre essere una verità, su cui si può lavorare tenendo conto del principio di verosimiglianza (come diceva Ivano) e del fatto che la storia, nella sua forma finale, deve apparire genuina.

    2. Come non rischiare di andare off-topic?

    Io utilizzo un metodo piuttosto semplice, che ritengo però molto efficace: un foglio suddiviso in due colonne su cui annoto da un lato la storia e dall’altro i punti che voglio discutere partendo dalla storia. Successivamente traccio le linee di collegamento tra gli elementi della storia e gli argomenti da sviluppare, in modo da verificare che l’articolo, nel suo insieme, abbia una struttura chiara; questo permette anche di eliminare gli argomenti o i passaggi meno rilevanti.
    Non sono però una fondamentalista della lotta all’off-topic. A tutti capita di andare fuori tema di tanto in tanto e scegliere di mantenere alcuni elementi off-topic può contribuire a far emergere la personalità dell’autore.

    3. Quando e come svelare il messaggio che si vuole lanciare?

    Un piccolo assaggio nel titolo, un antipasto all’inizio dell’articolo e poi, ovviamente, il gran finale.

    4. Lo storytelling non contravviene alla regola della piramide invertita?

    Si tratta di tecniche diverse che si adattano, secondo me, a contenuti diversi. Alternare i vari modelli può avere un effetto molto positivo, perché anche l’utente più affezionato ad un certo stile apprezza una ventata di novità; inoltre, ritengo che saper scegliere il formato più adatto al contenuto sia un indice della “maturità” dello scrittore.

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