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3 validi motivi per leggere ogni giorno

3 validi motivi per leggere

Chi è abituato a leggere non ha bisogno di motivazioni particolari, di stimoli, di consigli per aprire un libro e leggerlo. Chi legge lo fa per diversi motivi:

  • puro intrattenimento: leggere un libro è divertimento a costi ridotti
  • arricchimento del vocabolario: leggere ti fa conoscere nuove parole e nuovi modi per combinarle
  • miglioramento della scrittura: chi scrive deve leggere, lo sappiamo tutti

Esistono però anche altri motivi per leggere libri, motivi che ho chiamato validi perché portano reali benefici alla nostra persona. E quando sono gli scienziati a dirlo, possiamo dargli credito, no?

#1 – Leggere riduce lo stress

Perdersi in un libro è il massimo rilassamento. David Lewis

Secondo gli studi del Mindlab International dellʼUniversità del Sussex leggere può ridurre lo stress di oltre due terzi. Secondo il dottor David Lewis, un neuropsicologo cognitivo, leggere può addirittura abbassare lo stress del 68%.

Concentrarsi nella lettura di un libro allenta la tensione sia nei muscoli sia nel cuore. Per il dottor Lewis non importa il tipo di libro che leggiamo, la lettura ci allontana dalle preoccupazioni del momento, dalla frenesia del mondo odierno.

Sentiamo spesso dire “mi rilasso leggendo un bel libro”. La lettura ci fa entrare in un altro mondo, nel mondo immaginato dallʼautore. La lettura è sempre stata una fuga dalla realtà quotidiana, la classica evasione dalla monotonia cui siamo abituati.

Leggere un libro è un antistress che ho provato parecchie volte. Quando ero militare, al corso allievi ufficiali, avevo con me libri e fumetti: mi servivano per spezzare la tensione di quei giorni ultrafrenetici e mi permettevano di uscire da quel mondo di divise, ferro e polvere da sparo, anche se solo per qualche minuto.

Quando ho bisogno di ricaricare il cervello, prima di cena prendo i miei due libri in lettura e passo un paio di ore altrove. Lʼinverno, quando con la mia famiglia vado a raccogliere le olive, dopo una giornata di lavoro allʼaperto mi rilasso sul divano con un libro.

#2 – Leggere allevia la depressione

I libri sono più che opere dʼarte da ammirare. Alain De Botton

È chiamata biblioterapia. Per pazienti affetti da lieve depressione era stato ideato dal NICE di Londra (National Institute for Health and Care Excellence) un programma di auto-aiuto, basato sulla terapia cognitivo-comportamentale.

La biblioterapia divenne così un investimento per il servizio sanitario, che collaborò con le biblioteche per fornire un servizio di libri su prescrizione. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu usata per sollevare il morale delle truppe durante la convalescenza.

Ricordo che parecchi anni fa ho usato la biblioterapia senza saperlo. Cʼerano stati momenti di depressione, non so più per quale motivo, e la lettura di un libro, Il magico regno di Landover di Terry Brooks, mi aveva fatto tornare il buon umore.

Quel libro, a pensarci ora dopo tanto tempo, non è un capolavoro, magari non è neanche uno dei migliori dellʼautore, ha qualcosa, però, forse nello stile usato, forse nella storia in sé, che mi ha fatto dimenticare tutto e evadere nel vero senso della parola.

In fondo la storia parla proprio di questo: di un uomo che ha ormai perso interesse per la propria vita e trova il modo per fuggire. Ho letto quel romanzo cinque volte.

#3 – Leggere migliora le capacità intellettive

Le storie formano le nostre vite e in alcuni casi aiutano a definire una persona. Gregory S. Berns

Dagli studi effettuati dai ricercatori dellʼUniversità Emory (Atlanta, Georgia), dopo aver fatto leggere a dei volontari il thriller Pompeii di Robert Harris, è stato riscontrato un aumento della connettività nella corteccia temporale sinistra del cervello, unʼarea associata alla ricettività del linguaggio, e nel solco centrale, zona sensomotoria del cervello.

Per i ricercatori è stato importante trovare un libro avvincente e con una forte linea narrativa – e un romanzo, anziché un racconto, perché una storia lunga ha permesso al cervello di avere stimoli ripetuti.

Secondo il dottor Berns, neuroscienziato, i cambiamenti neurali che hanno visto associati alle sensazioni fisiche e ai sistemi del movimento suggeriscono che leggere un romanzo ti può trasportare nel corpo del protagonista.

Ho trovato interessante il fenomeno della cognizione incarnata: quando si pensa o si vede uno sport, per esempio, si possono attivare i neuroni associati allʼatto fisico di quello sport. I ricercatori hanno scoperto che leggere un romanzo e immaginarsi nei panni del protagonista porta lʼimmaginazione a un processo simile alla visualizzazione della memoria muscolare nello sport.

È nata così la neuroscienza letteraria, un nuovo campo che sta studiando gli effetti della lettura nel nostro cervello.

Perché non leggere?

Sono scoperte che fanno pensare, ma che allo stesso tempo ci fanno chiedere: perché la gente continua a non leggere?

Anziché intervistare le persone chiedendo loro se leggono o meno, perché per una volta non si cambia la domanda in: perché non leggi? Quali validi motivi hai per non leggere un libro?

Fonti

57 Commenti

  1. Banshee Miller
    18 maggio 2015 alle 07:45 Rispondi

    La gente non legge, o legge sempre meno perché leggere è faticoso. Anche “noi”, che leggiamo tanto e siamo allenati, non possiamo negare che dopo ore di lettura siamo affaticati. Leggere è impegnativo, bisogna stare concentrati per tanto tempo, senza distrazioni, fermi. In questa società dove la fatica è stata bandita, dove tutto è stato semplificato, dove ogni cosa dev’essere immediata, a portata di mano, con un click (lavatrici, lavastoviglie, smartphone, navigatori, app di tutti i tipi, servosterzi, park assist, rilevatori di stanchezza, e-commerce, la rete in generale) come potrebbe la gente fare una cosa, leggere, che è rimasta esattamente come cento, mille anni fa?
    P.s. La lettura è divertimento, certo, ma a costi mica tanto ridotti.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 12:59 Rispondi

      Non so, non trovo impegnativo leggere. Certo, non leggo per 5 ore di file, è normale che poi uno si stanchi.

  2. Franco Battaglia
    18 maggio 2015 alle 07:49 Rispondi

    Ci mancherebbe a non leggere tutti i giorni.. un po’ come il respirare e, perché no, lo scrivere :)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:00 Rispondi

      Prova a fare questo discorso a chi no legge… :)

  3. Francesco Magnani
    18 maggio 2015 alle 08:32 Rispondi

    Il fattore principale credo che sia la pigrizia, alcuni si sono già arresi dopo primo libro, perché magari l’hanno trovato poco attraente, altri ancora neanche ci hanno mai provato a leggere qualcosa che potrebbe essere di loro interesse.

    C’è molta frenesia e in pochi conoscono i benefici della lettura.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:03 Rispondi

      Anche secondo me la pigrizia c’entra. Ma soprattutto la frenesia, credo. Troppe distrazioni, oggi, e di cose inutili.

  4. Piccarda
    18 maggio 2015 alle 08:33 Rispondi

    Bellissimo post. Grazie! Un ottimo modo per iniziare la settimana…

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:03 Rispondi

      Grazie a te :)

  5. Ivano Landi
    18 maggio 2015 alle 08:46 Rispondi

    Non credo che saprei rispondere alla domanda “Perché leggi?”. Non c’è mai stato un motivo di cui io sia a conoscenza. Mi è sempre venuto naturale farlo fin da quando ne sono stato in grado e non ho mai contemplato la possibilità opposta, non leggere.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:04 Rispondi

      Sì, questo può essere vero, ma di sicuro saprai cosa ti dà la lettura: ecco scoperto perché leggi.

      • Ivano Landi
        18 maggio 2015 alle 14:35 Rispondi

        Potrei dire che leggo per confrontare la mia esperienza della vita con quella degli altri, provare a vedere il mondo anche con i loro occhi. Apprezzare le unicità, la mia come quelle degli altri. Credo questa sia una possibile risposta alla domanda del perché leggo.

  6. Monia
    18 maggio 2015 alle 09:25 Rispondi

    – Non leggo perché non ho tempo.
    – Beh, ma come hai il tempo per guardare la tv…
    Silenzio
    – Eh, ma almeno con la tv stacco il cervello per un po’.
    – E leggendo no?
    – No, leggere mi stanca.

    Hanno ragione i commentatori che mi hanno preceduta: leggere (secondo non pochi) stanca. (Quindi vi auguro di essere sempre stremati da libri bellissimi).

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:09 Rispondi

      Con la tv si stacca, certo, ma alla vista fa meno bene la tv di un libro. Inoltre, cosa vedi in tv? La tv spazzatura?

  7. LiveALive
    18 maggio 2015 alle 09:30 Rispondi

    Avessi il tempo… Leggere un’ora al giorno è insoddisfacente, se leggo ho bisogno di leggere in modo serio, e il tempo per farlo come voglio lo trovo solo in certi periodi. Io poi prediligo libri lunghi sopra le 800 pagine, e non vorrei mai dilatare troppo la fruizione. Poi sì, in un certo senso leggo tutti i giorni, ma non fiction. Anche la saggistica può creare una “fuga mentale” e farti dimenticare di essere in poltrona, ma è molto più raro, soprattutto se è per studio. Ci riescono solo quei testi che seguono passo-passo un ragionamento appassionante e ti lasciano partecipare, come i libri di Kant.
    ***
    Esistono sondaggi sul perché non si legge. Io ora non so dove recuperarli, ma ricordo che in uno di questi la larga maggioranza aveva risposto “perché è noioso”. Ma secondo me dicono così perché non ci provano neanche, si basano solo su ricordi delle scuole.
    ***
    Faccio un pensiero scemo ora… Io credo che qualcosa sia “utile” quando crea un flusso di informazioni (se non lo fa nel mondo non cambia niente). La letteratura dovrebbe avere il compito di far fluire quelle informazioni che con altri mezzi non possono essere smosse. Nello specifico, credo che queste informazioni siano rappresentate da significati puri, privi di significanti. Per capirci: un saggio sulla famiglia esprime idee tramite significanti, in modo limitato e basato su convenzioni; un romanzo famigliare usa sempre significanti, ma le dinamiche della famiglia sono esposte come puro significato. Sono cioè simulate nell’atto, tramite un caso specifico che diventa generale (cosa che, credo, permetta anche un maggior contatto con la realtà, per strano che sembri). Naturalmente la simulazione non basta, ché è comune anche ad altre arti: anche le emozioni veicolate dalla retorica costituiscono un flusso di significati puri, significati che solo quella specifica retorica letteraria (non musicale, non cinematografica) può smuovere. E poi c’è la possibilità di filtrare la visione degli eventi tramite una particolare scelta dei termini.
    Quindi, oltre a essere questo un punto in più per la”utilità” della letterarie, ti dico che probabilmente uno degli effetti collaterali positivi è anche l’aumento dell’empatia, dovuto a sua volta all’aumento della consapevolezza portato dalla visione del mondo da un punto di vista diverso dal nostro.

    (su neuroscienza letteraria non ci sta bene un collegamento al mio articolo sulla neuroestetica? Lì avevo già parlato di quelle cose – della simulazione fisica delle azioni lette – nel paragrafo sul romanzo embodied)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:14 Rispondi

      Un buon libro non deve per forza essere superiore alle 800 pagine.
      Ora vedo se il link alla neuroestetica è attinente.

  8. Mimma Rapicano
    18 maggio 2015 alle 10:00 Rispondi

    Ciao Daniele ecco un post da leggere, è proprio il caso di scriverlo. Tu hai elencato solo 3 buoni motivi per farlo, ma sono sicura ne avresti descritto almeno 10.
    Solo chi LEGGE comprende la mania e la smania di chi LEGGE. Io ho iniziato tardi, avevo 17anni, ma da allora non ho più smesso. Leggere mi aiuta e mi ha aiutata molto anche in momenti difficili. È stata una terapia, confermo il punto #2.
    Ora, chi non legge, non lo fa solo per pigrizia, per tempo, non lo fa perché leggere è impegnarsi, è quel darsi all’ignoto e non sapere mai cosa si riceve in cambio. Non tutti sono pronti a immergersi, non tutti vogliono rischiare. Ecco la lettura è per gli “arrischiati”.
    Io ho un maledetto vizio, regalare libri, qualche volta ho fatto breccia, altre no. È la vita.
    Ogni libro che leggo ho qualcosa in più, un pensiero o una visione, ma capita anche di dover sottrarre, di eliminare, far pulizia di vecchi concetti.
    Grazie Daniele per aver condiviso con noi questo tuo pensiero sulla lettura
    Mimma :-)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:19 Rispondi

      Oggi ho voluto parlare di 3 motivi che partono da studi scientifici. Ma ovviamente ce ne sono tanti altri :)
      I motivi per cui gli altri non leggono mi sfuggono, ma sarebbe interessante conoscerli.

  9. enri
    18 maggio 2015 alle 10:14 Rispondi

    A costo zero ci sono pur sempre le biblioteche, no?
    Si legge anche per imparare, per apprendere. Possono essere nozioni, diversi modi di pensare, può essere uno stile nuovo di scrittura… in pochi però si soffermano sulla parola, sul paragrafo in sé, e a volte, per la smania di proseguire, si lasciani dietro parti parzialmente o completamente oscure.
    Questo stanca e genera confusione, a volte anche frustrazione.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:20 Rispondi

      Vero, in biblioteca non paghi nulla. E ci sono ebook di classici gratis, anche.
      A molti credo non interessi imparare.

  10. Chiara
    18 maggio 2015 alle 10:47 Rispondi

    Ciao Daniele, come sai io pratico meditazione, che consiste nel fare il vuoto mentale, rimanere focalizzato sul presente senza consentire a nessun pensiero estraneo di interferire con ciò che si sta facendo. Ecco: per me la lettura è una forma di meditazione, quindi non posso che confermare il suo impatto su stress e depressione. Ho avuto prova anche di come migliori le facoltà intellettive, in particolare per quel che riguarda la logica e l’intuizione. :)

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:22 Rispondi

      Se riesci a immergerti a fondo nella lettura, svuoti la mente da ogni pensiero, lasciando solo il mondo della tua lettura.
      Sono d’accordo che migliori anche l’intuizione, ne ho avuto prova anche io :)

      • Chiara
        18 maggio 2015 alle 16:40 Rispondi

        Esatto! ogni attività vissuta in questo modo può essere considerata una forma di meditazione…

    • enri
      18 maggio 2015 alle 17:21 Rispondi

      Ciao Chiara … anch’io pratico la meditazione connessa a volte a respirazione yoga o ai 5 tibetani. Ma spiegami, come fai a meditare leggendo? Se io leggessi in quello stato credo potrei leggermi un romanzo tutto d’un fiato per ricordare aria fritta. O forse i rumori e le immagini di fondo… :-). Scusa l’intromissione aloha

  11. KatyLo
    18 maggio 2015 alle 11:12 Rispondi

    Bel post Daniele. La risposta più frequente che mi è capitato di sentire è: “mi piacerebbe, ma non ho tempo”. A volte il “non ho tempo” è accompagnato da: “lavoro tutto il giorno e quando torno a casa la sera sono troppo stanco/a”. Il fatto è che il tempo per leggere non lo cerchi se la lettura non è fra le tue priorità.
    L’estate scorsa, presa dal lavoro e da tante altre cose, arrivavo a fine giornata sempre troppo stanca per leggere. Ci provavo, combattendo contro il sonno disperatamente. Alla fine lui aveva la meglio e io crollavo. Così ho cambiato strategia: ho iniziato ad alzarmi alle 6 del mattino, pur di dedicare almeno un’ora del mio tempo alla lettura, e quindi a me stessa. C’eravamo solo io, la mia tazza di caffè, il mio libro e il silenzio. Erano dei momenti magici. Risultato? Al lavoro ero più serena e rilassata. Pronta per affrontare con grinta le seguenti 8 ore a contatto con il pubblico.
    Che sia la lettura, lo studio di uno strumento musicale, di una lingua o gli scacchi, l’importante è dedicare del tempo a se stessi e tenere la mente impegnata.
    La lettura, però, a differenza di molti altri hobby ha sicuramente più vantaggi. Tra questi la possibilità di vivere più vite nell’arco di una sola vita e di imparare l’arte del mettersi nei panni degli altri.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:24 Rispondi

      Grazie Caterina :)
      Il tempo è una scusa abusata. Anche io dico sempre a molti che basta alzarsi prima la mattina. Io mi faccio almeno una mezz’ora di lettura.
      Se trovi il tempo per andare in palestra, lo trovi anche per leggere.

      • LiveALive
        18 maggio 2015 alle 14:12 Rispondi

        Ti assicuro che il tempo può essere un problema reale. Ma è difficile da spiegare, perché non è tanto il tempo in sé quanto il modello di fruizione. C’è chi riesce a leggere un’ora al giorno, facendosi durare settimane qualche centinaia di pagine, ed essere soddisfatto. Ci provassi io, mi verrebbe l’ansia: preferisco non leggere, o limitarmi a un racconto breve, o ad altri testi che possono essere fruiti in una sola sessione. Per i testi che richiedono più sessioni, voglio dedicarmici completamente, perché in tutta la mia vita ho sempre seguito un interesse per volta (te l’avevo raccontato, no? Quelle rarissime volte che trovo una ragazza non riesco più a scrivere). Per dirti: La Strada di McCarthy l’ho voluto leggere tutto in una sessione.

        • Daniele Imperi
          18 maggio 2015 alle 14:48 Rispondi

          Secondo me non è importante leggere in una sola sessione un libro. Dipende poi dal libro, uno oltre 1000 pagine e magari anche complicato, non potrai mai finirlo in una sola lettura.

  12. Banshee Miller
    18 maggio 2015 alle 13:41 Rispondi

    Biblioteche e classici gratis sì, per iniziare vanno bene, ma quando uno diventa lettore, e incomincia a leggere forte, inizia a seguire i suoi gusti, sceglie, cerca, e allora i soldi li deve tirare fuori, e non pochi. Con questo non voglio dire che la spesa sia un deterrente per chi non legge.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 13:52 Rispondi

      Sì, ma puoi comprare libri usati, a edizioni economiche, ebook.

  13. francesca
    18 maggio 2015 alle 17:19 Rispondi

    condivido in pieno..un buon libro è sempre un ottimo amico! bel post…complimenti!!!

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 17:29 Rispondi

      Grazie Francesca :)

  14. Veronica
    18 maggio 2015 alle 17:51 Rispondi

    Sono d’accordo con chi dice che, ormai, le cose impegnative sono state sostituite dal “tutto a portata di click” e leggere non è qualcosa di immediato, serve comunque impegno e costanza me ne rendo conto anche se a me non costa nessuna fatica e anzi me ne costerebbe non leggere.

    Credo che una parte di responsabilità sia da attribuirsi alla scuola, ricordo quanto odiavo che mi imponessero di leggere dei libri e poi fare il riassunto: non è così che si avvicinano i ragazzi alla lettura, anzi… io leggevo già e hanno rischiato di farmi smettere e molti ragazzi associano il leggere a questa noia da scuola. Un’insegnante di italiano che ho avuto, mentre spiegava le varie cose, infilava dentro consigli su libri (anche leggeri) da leggere con qualche piccolo spunto di trama per incuriosirci e in quell’anno io e i miei compagni abbiamo letto molto di più del solito. Credo sia stata una strategia vincente.

    Credo anche che una parte di colpa sia di noi lettori, perché troppo spesso ci diamo arie da intellettualoidi, ci sentiamo un po’ superiori rispetto a chi non legge e facciamo sentire i non lettori a disagio con il risultato di aver trasformato la lettura da normale attività ludica, di svago (perché è anche e soprattutto questo) a qualcosa di élite, solo per, cosiddetti, intellettuali, facendola assomigliare di nuovo a quell’attività noiosa delle scuole.

    Il tanto abusato “non ho tempo” è sintomatico del fatto che la maggior parte delle persone non vede la lettura come uno svago, per quello il tempo c’è sempre. Mai sentito qualcuno dire non ho tempo di uscire con gli amici o di guardare la tv: Una tantum può anche capitare, ma certo non rinunciano per sempre a quelle attività perché non c’è tempo.

    • Daniele Imperi
      18 maggio 2015 alle 18:08 Rispondi

      Anche secondo me la scuola dovrebbe invogliare e non obbligare i ragazzi a leggere. A me è successo lo stesso alle medie e alle superiori: obbligato a prendere un libro e quindi a me non piaceva leggere.

  15. Kinsy
    18 maggio 2015 alle 19:29 Rispondi

    Ecco, le domande che riporti alla fine meritano davvero di essere poste!
    Mi sono sempre chiesta perché solo in Italia si legge così poco. Credo ci sia qualcosa di radicato nella nostra cultura, non lo so se dovuto alla vicinanza con la Chiesa, che per secoli ha mantenuto la popolazione nell’ignoranza. Di fatto la maggior parte della gente pensa che leggere sia una cosa da intellettuali e quindi chi legge è noioso. Mai pensiero più sbagliato! Ci sono libri divertentissimi, che permettono di svagarsi come un film comico e altri che permettono di aprire interessantissime conversazioni!
    Secondo me bisognerebbe diffondere di più l’immagine del lettore. Che ne so, magari fotografando VIP con un libro in mano, pinnando gente comune che legge in metropolitana, chiedendo a politici cosa leggono, ecc. Insomma diffondere l’idea che leggere sia una cosa “in” e di moda!

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 07:52 Rispondi

      Io credo sia più per pigrizia, ma è difficile capirne le vere cause. La Chiesa poteva avere colpa nel Medioevo, ma è finito da un bel pezzo. Forse è anche come dici, che sembra qualcosa da intellettuale.

  16. Lisa Agosti
    19 maggio 2015 alle 03:26 Rispondi

    Parole sante. Secondo me quando si dice “mi rilasso con un buon libro” quel che si intende dire è “finalmente posso prendermi un po’ di tempo per me stesso senza sentirmi in colpa perché non sono produttivo”. Inoltre leggere permette di stare seduti comodi e fermi senza cominciare a friggere per le preoccupazioni che si accumulano, forse questo vale più per le donne. È bello scordarsi di tutto, riposarsi, divertirsi, e non sentirsi in colpa. Leggere è l’unica attività al mondo che ha tutte queste caratteristiche. Il libro deve essere bello però!

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 07:54 Rispondi

      Perché solo le donne hanno preoccupazioni? :)
      Leggere non significa non essere produttivi: inoltre non puoi essere produttivo tutto il giorno, il cervlello ha bisogno di riposo per ricaricarsi. Leggere dà questo tipo di riposo.

  17. maura
    19 maggio 2015 alle 10:50 Rispondi

    e vogliamo parlare di quella splendida malinconia che ti prende quando finisci un bel libro?

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 10:52 Rispondi

      Sì, succede anche a me, nostalgia anche, in alcuni casi.

  18. Maria
    19 maggio 2015 alle 11:16 Rispondi

    Non credo affatto che la Chiesa abbia lasciato il popolo italiano nell’ignoranza, visto che proprio nel Medioevo i monaci amanuensi trascrissero con tanta passione e pazienza i classici latini e greci, di cui altrimenti non sarebbe rimasto nulla. Mi riesce difficile pensarlo, visto che proprio la Chiesa ha istituito nel Medioevo le università, centri del sapere e più in là proprio la Chiesa fondò le scuole pie, prime scuole popolari riservate ai non abbienti. Dobbiamo molto invece alla Chiesa per l’educazione civile e morale del nostro Paese e il fondamento della nostra cultura italiana. I motivi per cui si legge poco sono da rintracciarsi piuttosto nel fallimento della scuola italiana che non sviluppa un’istruzione libera e integrale che stimola e incentiva la lettura. Io leggo e sono cresciuta in scuole cattoliche e leggo per tutti i motivi che hai citato, caro Daniele. Leggere è un toccasana per la mente e per il corpo cui non bisognerebbe mai rinunciare. Anche a me all’età critica dei 17 anni un libro speciale, Il profeta del vento, mi ha salvato la vita, aiutandosi a trovare le risposte a quel senso della vita che mi sfuggiva. Devo dire grazie ai libri ed ora che scrivo fiabe devo dire anche grazie alle favole che mi leggeva mio padre.

    • Daniele Imperi
      19 maggio 2015 alle 12:48 Rispondi

      Ciao Maria, benvenuta nel blog. Trovo molto difficile accettare l’idea che alla Chiesa dobbiamo il fondamento della nostra cultura. Nel Medioevo la Chiesa ha terrorizzato il popolo, con torture e uccisioni, ha introdotto il reato di eresia, l’inquisizione. Alla Chiesa, casomai, dobbiamo secoli di arretratezza. Non dimenticare che un genio come Galileo Galilei fu processato dalla Chiesa per le sue idee scientifiche. E i libri non erano certo per il popolo.
      Io ho fatto le elementari in una scuola gestita da suore, ma nessuna ha mai incentivato gli alunni a leggere. Quindi non c’entra nulla che la scuola sia cattolica o laica: la scuola non è organizzata per far apprezzata la lettura.

      • Maria Felicetti
        22 maggio 2015 alle 12:57 Rispondi

        Caro Daniele, ti ringrazio della risposta. Forse esula un po’ dall’argomento del blog ,o forse no, ma credo che ormai bisognerebbe superare certe etichette ideologiche anacronistiche sulla Chiesa. In fondo proprio alcune visioni non fedeli alla complessità e alla realtà storica mi fanno capire “perché è importante leggere”. Nonostante gli uomini di chiesa abbiano indubbiamente commesso gravi errori nel passato, in questo caso il Medioevo, (Inquisizione, che peraltro era una pratica in vigore nel tempo anche nel campo civile,tant’è che l’Inquisizione spagnola era ben più temuta di quella religiosa, che prevedeva il diritto per il processato di difendersi) non si può interpretare un fatto storico al di fuori del suo contesto, altrimenti si rischia di non comprendere l’evoluzione dei processi storici che hanno portato al formarsi della mentalità che oggi usiamo per giudicarli.Non si può cioè non riconoscere oltre agli errori, dovuti ai limiti della cultura del tempo, i meriti storici di diffusione e di formazione della cultura nei cosiddetti “secoli bui”. Innanzi tutto,come ho già detto, senza l’opera instancabile degli amanuensi, tutta la cultura classica, così come i trattati di geometria o matematica, non sarebbero giunti fino a noi. E’ vero che per questi monaci il libro centrale era la Bibbia, ma proprio perché lo dovevano duplicare a mano era necessario che sapessero leggere e scrivere. E per secoli e secoli gli unici in grado di leggere e scrivere erano i monaci dei monasteri, non certo i vassalli e i contadini che erano ahimé analfabeti. Unica eccezione erano i nobili, che però si servivano per i loro figli proprio dei monasteri. Non a caso le prime biblioteche e le prime scuole nacquero nei monasteri. Se tu apri una qualsiasi enciclopedia alla voce “Monachesimo”, ti spiegano perché il monachesimo diffuso in tutto Europa creò le basi della nostra cultura. I monaci si scambiavano informazioni e scoperte di monastero in monastero, produssero la prima cartografia, le prime mappe astronomiche, inventarono sistemi di coltivazione ed irrigazione, produssero i primi formaggi e tante altre specialità alimentari e conserve, distillarono vini e liquori, inventarono lo spumante e il parmigiano, e infinite altre cose. Non solo. Accanto ai monasteri sorgevano botteghe di artigiani di ogni genere: vive cittadelle che costituirono il primo fondamento delle moderne città. I monaci inoltre catalogavano accuratamente tutte le piante e i fiori avviando i primi trattati di botanica ed erboristeria. Presso i monasteri nacquero le prime cure mediche, le prime infermerie, i primi ospedali (hospitium). Non a caso vedi oggi la croce su farmacie ed ambulanze. Perfino lo scopritore delle leggi della genetica era un monaco agostiniano (Mendel), anche se l’oscurantismo laicista (sì ahimè, ci fu anche quello!!!) volle ignorare le sue scoperte per cento anni. E l’architettura? Le opere più belle del passato non sono forse le cattedrali? Secondo te potevano essere costruite dall’ignoranza? Ancora oggi ne stiamo scoprendo i segreti! Non solo, ma molti templi contengono anche preziose informazioni ed applicazioni di astronomia, come il medievale Duomo di Milano. Copernico visse cent’anni prima di Galileo, e ben prima di lui aveva già concepito la teoria eliocentrica. Ebbene anche Copernico era un ecclesiastico! E piazzava i suoi strumenti in cima alla sua cattedrale! Galileo in fondo era “chiesa” anche lui, perché sebbene laico ci teneva a professarsi cattolico e credente, sebbene fu ostacolato dagli scienziati del tempo che lo chiamarono a dimostrare in tribunale le sue tesi (cosa a quei tempi impossibile visto che, come sai, dovettero passare altri duecento anni prima che il pendolo di Foucault dimostrasse il movimento terrestre). Certo, non tutti gli uomini di chiesa furono santi e giusti, ma disconoscere alla Chiesa il merito di aver incentivato lettura e cultura è un’altra cosa. E questo tesoro di cultura non se lo tenne per sé: le prime università nacquero nel Medioevo proprio grazie alla Chiesa, e la prima Facoltà fu proprio Teologia, cui si affiancò tempo dopo anche Filosofia, e gradualmente tutte le altre. I primi licei nacquero tutti all’interno degli ordini religiosi (salesiani, orsoline, ecc…). Quanto all’arte non c’è nemmeno bisogno che spenda due parole: il 95 per cento del patrimonio artistico italiano ha fondamento religioso, ed è di una tale bellezza che non mi sembra proprio che l’intento fosse quello di “terrorizzare il popolo”. Con affetto. Maria.

        • Daniele Imperi
          22 maggio 2015 alle 13:24 Rispondi

          Le cattedrali sono state costruite per il lusso della Chiesa del tempo. Gli architetti erano monaci? Non credo. Galileo non era Chiesa, fu processato dalla Chiesa. Galileo era uno scienziato e la Chiesa ha preferito professare l’ignoranza anziché premiare le scoperte della scienza.
          Ricorda che è stato istituito l’Indice dei libri proibiti, soppresso soltanto nel 1966.
          In epoca moderna la Chiesa, nella persona di Ratzinger, ha osteggiato la saga di Harry Potter e stiamo parlando del 2003.
          Non si tratta di superare le etichette ideologiche anacronistiche sulla Chiesa, ma di considerare il male che ha fatto, che non è giustificabile e non va dimenticato, come non si dimenticano i mali creati dalle varie ideologiche politiche.

  19. Francesca Lia
    20 maggio 2015 alle 18:02 Rispondi

    Un articolo che mi ha fatto stare meglio x) !
    Per me leggere vuol dire soprattutto emozionarmi e pensare a cose interessanti, che stimolano la mia immaginazione o riflessione. Se un libro non mi dà nessuna delle due cose, lo abbandono.

    • Daniele Imperi
      20 maggio 2015 alle 18:35 Rispondi

      Bene :)
      Hai ragione, per me è soprattutto scoprire cose interessanti e stimolare la mia immaginazione, che per fortuna i due libri in lettura mi stanno dando: Oltre il confine di Cormac McCarthy e PopCo di Scarlett Thomas.

  20. Grazia Gironella
    20 maggio 2015 alle 22:37 Rispondi

    A parte essere interessante, divertente, istruttivo, leggere è un tale sollievo, a volte! Metti che ti abbiano fatto incavolare di prima mattina, oppure sia una di quelle giornate in cui il morale non si è proprio svegliato… prendi un libro e parti. Non credo ci siano situazioni in cui non ho voglia di leggere. Per chi non legge sono molto dipiaciuta. Questo di solito risulta antipatico, ma non posso farci niente. Pensare a quante cose meravigliose ci sono nascoste nei libri e rinunciare a conoscerle, è un vero peccato.

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 07:58 Rispondi

      Vero, è anche sollievo. Non credo sia antipatico essere dispiaciuti, io ho detto di peggio a chi non legge :D

  21. Giada
    21 maggio 2015 alle 06:17 Rispondi

    Non ho mai pensato che la lettura potesse stancare. Infatti, in più di un’occasione, non sono riuscita a chiudere il libro finché non sono giunta alla fine. Il più lungo mi ha preso quasi una giornata sana, ma quando l’ho finito mi sentivo benissimo! Forse un po’ triste per essere tornata alla realtà… Dimenticavo che in quell’occasione mi sono dovuta fermare per alcuni minuti: ero scoppiata in lacrime e non riuscivo più a vedere niente.
    Comunque penso che non capirò mai chi non legge, soprattutto coloro che tirano fuori la scusa che non hanno tempo. C’è sempre tempo per un buon libro!

    • Daniele Imperi
      21 maggio 2015 alle 07:59 Rispondi

      A me è capitato due volte, credo, di passare tutto il giorno a leggere un libro e finirlo, ma nessuno, a quanto ricordo, mi ha fatto piangere.

      • Giada
        22 maggio 2015 alle 04:37 Rispondi

        Io sono un caso disperato di eccesiva emotività…

  22. Fabio Piccigallo
    22 maggio 2015 alle 09:32 Rispondi

    In casa siamo tutti lettori. Io, mia moglie, il piccolo che a 7 anni già divora 2/3 libri alla settimana.
    Ultimamente poi, per una punizione (l’aveva fatta grossa) gli abbiamo vietato la TV per qualche giorno e… da allora è rifiorito! Leggere è un toccasana, a tutte le età. Spegnete la TV.

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2015 alle 09:43 Rispondi

      Una casa di lettori forti :)
      Complimenti per il piccolo, comincia bene.

  23. Luz
    22 maggio 2015 alle 13:09 Rispondi

    Ciao, Daniele, lieta di conoscerti. Ti rispondo da prof di Lettere di un manipolo di disordinati, caotici, distratti, splendidi alunni: non si legge per noia, perchè costa troppa fatica, perchè leggere esige silenzio, lentezza, cura dei dettagli, sentirne il sapore, apprezzare, abbandonarsi. Non si legge perchè spesso figli di genitori non lettori a loro volta, pertanto non educati a farlo. Non si legge per una serie di motivi tutti banalissimi. Perchè se lo si vuole ci sono il tempo, la possibilità e lo slancio.
    Non sono una lettrice vorace. Gusto una narrazione a poco a poco. Al momento leggo “Memorie di Adriano” e vado a rilento, come è giusto che sia.

    • Daniele Imperi
      22 maggio 2015 alle 13:49 Rispondi

      Ciao Luz, benvenuta nel blog.
      Anche io penso che i motivi per cui non si legge siano banali. Ho visto nel tuo blog che leggi due libri al mese: non sono pochi.

  24. Nicolò Evangelista
    15 febbraio 2016 alle 00:39 Rispondi

    Ciao a tutti, mi chiamo Nicolò ed ho 21 anni. Con dispiacere ammetto di non essere mai riuscito a finire un libro in vita mia (me ne vergogno tantissimo) , anche se , credetemi, la voglia è immensa!
    Passo ore e ore a leggere su internet articoli o informazioni cercate da me stesso.. talmente tante parole in una sera che se fossero messe in un libro a quest’ora sarebbe di 1000 pagine…
    Non lo so.. va contro di me, e anche se continuo ad essere certo di questa affermazione, non mi fermo e non mi arrendo sull’idea che prima o poi arriverà quel momento di chiudere un libro avendo finito le ultime righe e rimanere uno o due minuti a ripensare al tutto, quasi come si fa dopo aver visto un film.
    Pochi giorni fa , essendo appassionato dai sogni , viaggi astrali etc , sentii in un video il nome di un libro, cosi mi accorsi subito che finalmente ero riuscito a trovare un bel libro da finire una volta per tutte, ero eccitato e non vedevo l’ora che arrivò a casa per vedere cosa mi avrebbe potuto trasmettere, ma sono riuscito ad aprirlo e leggerlo solo il primo giorno, leggendo si e no 30/40 pagine… lo chiusi perché si fece tardi ma non fini’ la voglia di continuarlo …
    Sono passate almeno due settimane da quel giorno e mi rendo conto che ho voglia di continuare a leggerlo ma non ho voglia di farlo fisicamente ! Sarà perché sono passati troppi giorni e quindi mi autoconvinco che magari iniziando a leggerlo dal punto lasciato in precedenza mi dimentico delle cose o cambia l’atmosfera … non lo so… sarà perche non ne ho mai finito uno e non so che cosa si prova… Sono pigro lo ammetto, però non credo che sia l’unico motivo…

    • Daniele Imperi
      15 febbraio 2016 alle 09:25 Rispondi

      Ciao Nicolò, benvenuto nel blog.
      Non credo sia la pigrizia l’unico motivo. Una cosa strana, davvero. Potresti provare con dei romanzi brevi, ce ne sono anche di 100 pagine, così magari vedi se si tratta solo di pigrizia.
      O potresti fare finta che il libro, anziché diviso in capitoli, è solo una serie di articoli e te ne leggi uno al giorno.

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