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18 idee per scrivere storie (divise per genere letterario)

18 idee per scrivere storie

Dopo quasi due anni eccomi a riparlare di idee per creare racconti o romanzi. Nel febbraio 2012 ho scritto di 7 modi per inventare storie, a gennaio 2014 i modi per inventarle sono diventati 12, a maggio dello stesso anno escono 7 esercizi di scrittura creativa e a gennaio 2015 ben 22 nuovi modi per scrivere storie.

Non pensavo di scriverne ancora, ma mentre preparavo il lungo post sui 100 libri da leggere di martedì scorso, mi sono imbattuto in una sorta di filone narrativo, di cui non avevo mai sentito parlare. Da lì la mente è passata a un altro filone, che conoscevo, e così ho deciso di buttare giù una bozza per questo articolo, che chissà quando avrei scritto. E invece poi in due o tre giorni l’ho finito.

Ho preferito dividere le idee per generi narrativi, così da accontentare tutti. Ovviamente manca il romance, ma lì c’è poco da sforzarsi, secondo me.

Avventura

Volete ancora leggere di antichi tesori sommersi? O di lingotti d’oro sepolti da qualche parte dai nazisti? O di basi segrete nell’Artico e di storie esotiche alla Indiana Jones e di ragazzini alle prese con insondabili misteri?

Se siete stufi di leggere tutto questo, allora siete stufi anche di scriverne. O no? Perché non provare qualcosa di nuovo? Ecco qualche idea.

  1. Tarzanidi: ossia personaggi ispirati a Tarzan. E se preferite il femminile, ci sono le jungle girl. Noi in Italia abbiamo due esempi di questo genere, anche se nei fumetti: Akim e Zagor. Storie da riviste pulp? Perché no? Il mondo è grande e potete trovare l’ambientazione ideale per il vostro tarzanide.
  2. Mondo Perduto: genere caratteristico della letteratura ottocentesca e novecentesca. È grazie a Conan Doyle e alla sua opera Il Mondo Perduto (The Lost World, 1912) che è nato questo filone. King Kong ne è un esempio. Riuscite a immaginare un mondo perduto da qualche parte sulla Terra?
  3. Avventure oniriche: prendiamo come esempio il Ciclo dei Sogni lovecraftiano, un mondo a cui si accede tramite i sogni, appunto. Fantastico, non trovate? Tempo addietro mi dilettai anche io con alcune storie oniriche.

Fantasy

Ne avete le scatole piene di elfi e spade magiche? E di maghi vecchi e barbuti che risolvono situazioni? E di terre immaginarie e inesistenti, ma tutte così anglosassoni? E scommetto anche di leggende perdute e di presagi e di viaggi dell’eroe e di cavalieri senza macchia e senza paura.

È arrivato il momento di provare qualcosa di nuovo nel genere fantastico. Fantasy, poi, significa fantasia, dunque mettiamocela questa fantasia!

  1. Poemi in prosa: li ho scoperti quando ho letto l’opera di H.P. Lovecraft. “Nyarlathotep” è un esempio di poema in prosa. Una storia breve scritta con uno stile evocativo. Lovecraft li ha creati nel 1919.
  2. Mitologia italiana: in Italia Riccardo Coltri ha iniziato a creare o ricreare un fantastico italiano. Nel suo romanzo horror La corsa selvatica e nel fantasy Zeferina ha narrato due bellissime storie basate su miti antichi del nostro paese. Non immaginate neanche quanto materiale ancora vergine sia nascosto, in attesa di essere riportato in vita.
  3. Mitologia di paesi esotici: e se il nostro paese ha così tante leggende da sfruttare, quante ne hanno continenti come l’Africa, l’Asia, l’Oceania, le Americhe?

Fantascienza

Lasciamo stare per una volta le astronavi e gli alieni? E anche Marte, dai. La fantascienza in inglese si chiama science fiction, cioè una storia in cui convivono narrativa e scienza. Be’, la scienza non è limitata solo alla Fisica, all’Elettronica e all’Astronomia.

Certo, si possono creare storie originali su pianeti colonizzati. Prendo come esempio Embassytown di China Miéville, una storia di fantascienza basata sul linguaggio. L’autore ha preso un filone sfruttato e l’ha rivitalizzato.

  1. Utopia: la fantascienza distopica è abbastanza frequente, mondi futuri caratterizzati da governi e società invivibili. Pensate a 1984 di George Orwell. Be’, ma allora perché non immaginare un futuro utopico, in cui l’uomo è riuscito a creare una società perfetta?
  2. Discronia: ho scoperto questo termine quando la casa editrice Edizioni XII lanciò la selezione per 12 racconti di fantascienza discronica. In un ipotetico quadrato troviamo utopia e distopia da una parte e ucronia e discronia dall’altra. Come scrissero nel bando, sono linee del Tempo che si annodano altrove, linee temporali alternative. Una ucronia nera e distorta che punta sul sapere scientifico, focus delle storie, dalla Preistoria a un futuro remoto dell’Uomo. “Snodi epocali della storia dell’umanità in n ipotetiche linee temporali parallele a quella nota.” Se non avete capito nulla, vi capisco. La fantascienza discronica non è per tutti.

Horror

Che cos’è l’horror? Semplice: fantasmi, zombi, case stregate, persone possedute, serial killer alla Jason Voorhees. Demoni che riposano dentro cantine o grotte dimenticate (non scendete mai di sera tardi a prendere il vino in cantina, è un consiglio spassionato). Oscure presenze. Cose preziose. Poltergeist.

Voi direte: tutta roba vecchia, tutte storie che girano ormai da decenni e non spaventano più nessuno. Ma io ribatto: perché davvero vi siete mai spaventati leggendo un horror? Non c’è mica la musichetta ossessiva e neanche il rock progressive dei Goblin. Non ci sono apparizioni improvvise accompagnate da assordanti suoni che vi fanno saltare in aria dalla poltrona del cinema.

Una vera storia horror non deve spaventarvi. Deve inquietarvi. E, credetemi, sono due cose diverse. Perché lo spavento è una sensazione temporanea, poi passa. Ma l’inquietudine resta, vi resta appiccicata addosso come vecchie ragnatele, come il sudore stantio o l’herpes. Sì, proprio come l’herpes, perché l’inquietudine ritorna. A volte ritorna. E allora tutto ricomincia da capo, con voi e le vostre domande inespresse (cos’era quel rumore?, che cos’ho visto realmente?). Ma qui stiamo divagando.

Stephen King, se lo avete letto, ci insegna molto sull’horror. Ci insegna che il terrore e la paura possono nascere da qualsiasi situazione. O perfino dal Babau che nei tempi antichi (ma non così antichi, perché io c’ero) si nominava ai bambini per spaventarli.

Mio zio Augusto, che riposa in pace dal 1972, mi indicava sempre il suo armadio chiuso, quando andavo a casa sua. Diceva che dentro c’era il lupo che gli aveva mangiato un dito e allo zio Augusto mancava effettivamente un dito della mano. Io guardavo da lontano quell’armadio chiuso e non mi balenava mai l’idea di avvicinarmi e aprirlo. Mica ero pazzo. Ci tenevo alle mie dita, io.

E che dire della porta di un altro zio graffiata dal lupo mannaro? Io l’ho vista da bambino quella porta e quelli che ho visto erano graffi, incisioni di artigli sul vecchio legno. Ma nessuno ha voluto dirmi chi li avesse fatti.

Considerate tutto questo preambolo come un’idea in più rispetto all’elenco striminzito che segue. Una specie di bonus. E stasera, sul tardi, scendete in cantina a prendere il vino o la conserva di pomodoro o quel che vi occorre, anche se non vi serve niente, e, mentre scendete le scale, ripensate a questo preambolo. Ma poi sbrigatevi a ritornare in superficie.

  1. Incubi personali: li avrete fatti tutti, immagino. Ma io intendo veri incubi, non quelli alla Daniele Imperi che ancora sogna la prof che l’interroga a metà anno scolastico quando lui ancora deve comprare i libri di testo. Quegli incubi che vi fanno urlare nel sonno e svegliare tutta casa a notte fonda senza avere il coraggio di muovervi. A me sono capitati. Ebbene, trascriveteli subito. Appena fatti. Alzatevi al buio, tanto non c’è nessuno nell’ombra. Credo.
  2. Paure dell’infanzia: ne abbiamo accennato prima. Cosa vi spaventava quand’eravate dei mocciosi? Esagerate quelle paure, costruiteci attorno una storia. Io mi impegno a scrivere un racconto horror sul lupo mannaro chiuso nell’armadio di mio zio.

Mainstream

O la letteratura non di genere. Storie drammatiche, romanzi sociali, psicologici, di formazione. Storie che trattano di problematiche giovanili, di mali della società odierna. A me sta già venendo la depressione.

Ci sono tanti modi per fare letteratura mainstream. Voglio citarvi due romanzi stupendi che ho letto, di due grandi autori, entrambi britannici.

Il seggio vacante di J.K. Rowling: primo romanzo dell’autrice inglese dopo la saga di Harry Potter. Si parla di un posto vacante nel consiglio comunale in una (apparentemente) amena cittadina. Tutto qui. Tutto qui? No, non esageriamo. La Rowling ha saputo ricostruire una piccola comunità provinciale, con tutto ciò che caratterizza le piccole comunità della provincia.

A casa di Dio: titolo italiano osceno e insignificante per questo capolavoro di David Mitchell. Siamo ancora in una piccola comunità, ma qui c’è un ragazzino balbuziente e le sue giornate fra scuola, casa, amici. Tutto qui. Tutto qui? No, perché Mitchell ha ricreato alla perfezione il mondo degli anni ’80 e i suoi ricordi d’infanzia, facendo affezionare il lettore al protagonista.

Non bisogna per forza scrivere di malattie mortali, di bambini maltrattati, di disperati senza lavoro che si danno fuoco in piazza e via dicendo. Ci sono tantissimi modi per scrivere storie mainstream interessanti.

  1. Ricordi personali: come ha fatto Mitchell, che ha sofferto di balbuzie e ne ha tratto un romanzo parzialmente autobiografico. Ci sono nella vostra vita ricordi a cui siete legati che vale la pena raccontare?
  2. La vostra città: proprio lei come protagonista. Le sue vie, i suoi quartieri. Narrare la vita di un gruppo di persone in uno dei quartieri o in tutto il paesino di provincia.
  3. Il vostro mentore: c’è stata nella vostra vita una figura che vi ha fatto da guida, a cui vi siete ispirati? Trasformate quel mentore in una storia, non necessariamente biografica.

Poliziesco

Investigatori geniali, vecchiette risolvi-casi, preti detective, 007 acrobati e immortali, poliziotti in pensione che diventano investigatori, ex militari in missioni impossibili: ormai ne abbiamo viste di tutti i colori. Questo è uno dei generi che preferisco. Le serie TV americane adesso sembrano focalizzate tutte sulle innumerevoli agenzie governative di investigazione e intelligence.

Ma allora di cosa parlare in una storia poliziesca? In fondo gli elementi a disposizione sono ben pochi: un reato, una vittima, un investigatore. Il poliziesco tratta di casi da risolvere.

Se leggete le storie di Sherlock Holmes, troverete un buon numero di casi uno diverso dall’altro. Spesso si trattava di casi che solo a quel tempo potevano accadere, ma altri erano di una peculiarità unica.

Lo scrittore di storie poliziesche è uno scrittore dotato di enorme fantasia. È un cuoco eccezionale, perché sa combinare e dosare quei 3 soli ingredienti (reato, vittima, investigatore) in tantissimi modi differenti.

  1. Giovani investigatori: vi ricordate il film Young Sherlock Holmes, da noi arrivato come Piramide di paura? Lì c’erano Holmes e Watson adolescenti. In realtà i due si sono incontrati solo da adulti, ma pazienza. Potete prendere uno dei tanti investigatori della letteratura – esente da copyright – e scrivere una storia sulla sua adolescenza.
  2. Criminali storici: pensate al Proibizionismo negli USA o alla mafia italo-americana, un filone che non mi stancherò mai di vedere. Ce ne saranno di episodi su cui lavorare. E anche da noi non si scherza. Ne verrebbe fuori un bel noir.
  3. Poliziotti storici: il giornalista Paul Lieberman ha pensato bene di raccontare la storia di una speciale squadra di poliziotti in Tales from the Gangster Squad. Ai limiti della legalità, ma con certi criminali non si scherza.

Storico

Basta coi faraoni e con la ricerca del Graal e con improbabili imprese di qualche legione romana. Sembra che la storia sia fatta solo di antichi Egizi, antichi Romani e cicli arturiani e simili. Cavolo, la storia dell’Homo sapiens è iniziata 200.000 anni fa!

Possibile che in duecentomila anni di storia non si trovi qualche idea per scrivere un romanzo storico? Ci stiamo ancora a raccontare le solite cose.

  1. Le guerre d’Indipendenza italiane: sono 3 e vanno dal 1848 al 1866. Siamo nel Risorgimento. È un periodo che mi piace. Sarebbe interessante scrivere storie sulla vita degli italiani in mezzo a quelle guerre. O anche a cavallo delle guerre.
  2. Preistoria: altro bellissimo periodo. Finora ho letto solo una trilogia di stupendi romanzi di storia alternativa di Harry Harrison, la Trilogia degli Yilanè, ma è storia alternativa, appunto. Rovistate nella preistoria, anche se molti dettagli restano solo supposizioni per mancanza di reperti. Ma siete scrittori, quindi la fantasia non vi manca per sostituirvi, nei limiti della decenza, agli archeologi.

Buona scrittura.

45 Commenti

  1. Nani
    27 ottobre 2016 alle 05:49 Rispondi

    No, dai! Le guerre d’indipendenza no! L’interrogazione alle medie su quelle guerre e’ uno dei miei incubi ricorrenti. Accidenti, potrei scriverci un horror! :D
    Mi e’ piaciuta molto l’intro agli spunti horror.

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 12:29 Rispondi

      Le guerre d’indipendenza non piacevano neanche a me a scuola, ma è un periodo di cambiamenti e possono venir fuori belle storie.

  2. salvo
    27 ottobre 2016 alle 08:34 Rispondi

    History Crime. Ne ho scritti e pubblicati tre con Delos book: La terra il cielo il costato, La pulce e il cappio (sequel del primo) Il sole di Copernico. Turti e te con Buon successo.
    È un bel filone che unisce il poliziesco con la storia e richiede lunga documentazione.
    Salvo Figura

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 12:30 Rispondi

      Sui romanzi e racconti storici ci vuole una documentazione approfondita. Forse è quello il lavoro più grande.

  3. Chiara
    27 ottobre 2016 alle 08:53 Rispondi

    Tutte le idee proposte sono sicuramente utili, anche se penso che un autore le trovi senza il bisogno di imbeccate esterne. Per esempio, il mainstream che sto scrivendo, pur essendo un’opera assolutamente di fantasia, si ispira sia ai miei ricordi sia a una città, Milano, in cui ho vissuto tanti anni. :)

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 12:31 Rispondi

      Un autore non dovrebbe essere imbeccato, è vero, ma volevo spronare a sondare altri terreni, anziché fossilizzarsi sui soliti.
      Forse il mainstream riesce meglio quando c’è molto dell’autore dentro.

  4. Luisa
    27 ottobre 2016 alle 09:38 Rispondi

    Storie oniriche… ho già scritto alcuni sogni significativi, ma si può anche inventare storie fantastiche oniriche. La domanda è a qualcuno può interessare leggerle? Sotto quale forma presentarle agli eventuali lettori?

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 12:32 Rispondi

      Se sono ben scritte, perché un lettore non dovrebbe essere interessato a leggerle?

  5. MikiMoz
    27 ottobre 2016 alle 11:43 Rispondi

    Beh, certamente buone idee, specie nel fantasy.
    L’unico romanzo horror che mi ha inquietato un poco (o dove perlomeno ho provato una sensazione paragonabile all’inquietudine cinematografica) è L’Esorcista.
    E poi ovviamente i racconti di Poe, che però hanno un qualcosa ancora in più, di più intimo.

    Sai che anche io conosco un portone graffiato da -si dice- un lupo mannaro? Oo

    Moz-

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 12:33 Rispondi

      L’Esorcista l’ho appena cercato su Ebay e ho trovato edizioni interessanti, grazie per avermi ricordato che esisteva quel romanzo :D
      I racconti horror di Poe avevano molto più degli horror a cui siamo abituati.
      Dove sta il portone graffiato che hai visto?

      • MikiMoz
        27 ottobre 2016 alle 13:29 Rispondi

        Il portone graffiato è nel centro storico della mia città pugliese; una casa appartenente agli zii di alcuni vicini di casa che mi raccontarono questa storia.
        Evidentemente è un archetipo, chissà. O solo coincidenza??

        Poe lo avverto come “più” perché ha dalla sua anche le atmosfere. Quell’epoca particolare, moderna ma ricca di spiritismo, e poi ambientazioni di città ma quasi rurali. E’ particolare.

        Buona lettura con Blatty :)

        Moz-

  6. Barbara
    27 ottobre 2016 alle 14:49 Rispondi

    “Ovviamente manca il romance, ma lì c’è poco da sforzarsi, secondo me.”
    Ma come? Considerato che in numerosità il romanzo rosa è il più venduto (Smashwors e Amazon kindle store 2016) temo sia ancora più difficile! Perchè davvero è stato scritto di tutto, e non è che lo semplifichiamo con lui-lei, conflitto e poi vissero felici e contenti. ;)

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 14:56 Rispondi

      Sì, ma alla fine di che si parla? Di due che vogliono stare insieme e c’è qualche problema di mezzo. Per me la trama è tutta lì, il resto è contorno.

      • Barbara
        27 ottobre 2016 alle 15:05 Rispondi

        Due che sono costretti a stare insieme e all’inizio si odiano e poi no. Due che non sanno se vorrebbero stare davvero insieme, o forse ognuno a modo suo, differente dall’altro. Due che vogliono stare insieme e poi lui/lei muore (altro che lieto fine!).
        Quel che tu chiami “contorno” a volte fa rientrare il romance in un’altra nicchia, dallo storico al fantasy. Se poi riguardiamo le altre nicchie, spesso l’ambientazione avventurosa/fantasy/fantascientifica è solo il contorno ambientale della crescita del protagonista, il viaggio interiore dell’eroe.

        • Daniele Imperi
          27 ottobre 2016 alle 15:23 Rispondi

          Se muore, allora non è romance. A quanto ho capito, per essere romance alla fine i due devono stare insieme.

          • Barbara
            27 ottobre 2016 alle 15:32

            Pensavo anch’io. Ma “Io prima di te” è inserito nelle piattaforme online come narrativa rosa…

          • Daniele Imperi
            27 ottobre 2016 alle 15:41

            Le piattaforme online non ci azzeccano quasi mai con i generi letterari.

      • Valentina
        29 ottobre 2016 alle 01:23 Rispondi

        Certo. E c’era una volta. E vissero per sempre felici e contenti.

        • Daniele Imperi
          31 ottobre 2016 alle 09:04 Rispondi

          Be’, il vero romance, a quanto ho saputo, deve proprio finire con “E vissero per sempre felici e contenti” :)

  7. Elisa
    27 ottobre 2016 alle 14:52 Rispondi

    ciao Daniele, concordo sul fatto che il materiale onirico sia un ottimo spunto per qualsiasi scritto, non solo horror.
    Grazie ad un sogno ho scritto un intero capitolo di un romanzo (che stento a mandare avanti a causa di tanti impegni) e grazie ad un altro sogno strano e vagamente horrorifico alla E.A. Poe potrei scriverci un racconto. Peccato che appena alzata non lo abbia trascritto… Ho trascritto solo una parte.
    Metterò un foglio bianco e una penna sul tavolino della mia stanza, ma ho sempre paura che non serva, anzi… che ostacoli i sogni. Perchè i sogni sono bastardi… quando sanno che li vuoi catturare scappano….

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 14:57 Rispondi

      Ciao Elisa, i sogni svaniscono subito.
      Foglio e penna vicini vanno bene, non credono che i sogni se ne accorgano :D

      • Elisa
        27 ottobre 2016 alle 15:07 Rispondi

        ok ;)
        Il materiale onirico cmq è fantastico, ha una magia intrinseca che altro materiale non ha…

  8. Ferruccio
    27 ottobre 2016 alle 16:22 Rispondi

    Alcuni generi sono presenti nei miei Primati letterari (uno fresco di questa settimana), magari grazie a te ne trovo altri.
    Se ci sono! :-)

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 16:49 Rispondi

      Buona ricerca, allora :)

  9. Roberto
    27 ottobre 2016 alle 16:26 Rispondi

    Che dire, a me piace il mistero insieme al giallo e al soprannaturale… ;-) un’insalata insomma!!

    • Daniele Imperi
      27 ottobre 2016 alle 16:50 Rispondi

      Un’insalata ben assortita, però ;)

  10. Andrea
    27 ottobre 2016 alle 21:47 Rispondi

    Terre immaginarie e inesistenti, ma tutte così anglosassoni. Quel tuo “anglosassoni” mi ha fatto riflettere molto, dato che il mondo immaginario prende vita pescando dal quello in cui si vive. Cercherò di non cadere in tale trabocchetto.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2016 alle 08:16 Rispondi

      Io ci sono caduto tempo fa, tutti i miei progetti fantasy erano anglosassoni, perché ispirati a letture fantasy di quel tipo. Non che sia sbagliato, intendiamoci, ma secondo me si può scrivere fantasy allontanandosi da quel filone.

  11. Stefania Crepaldi
    28 ottobre 2016 alle 11:27 Rispondi

    Sono idee interessanti, che vanno a focalizzare alcune possibilità per genere.
    E chissà quante altre idee ti verranno nel tempo! :)
    Se a uno scrittore non piace essere imbeccato, almeno hai dato dei bei consigli di lettura.
    Il mainstream non fa venire la depressione… dai! ;)
    L’unico romanzo che non ho letto di quelli che citi è “A casa di Dio”. Lo metto in lista.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2016 alle 11:49 Rispondi

      Dipende dal mainstream :)
      “A casa di Dio” è stata una bellissima lettura.

  12. Mirko
    28 ottobre 2016 alle 13:28 Rispondi

    Ciao Daniele, se dovessi scegliere un’idea di quelle che hai citato nel post per scrivere un romanzo, sarebbe certamente Utopia, che si trova nel genere letterario Fantascienza.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2016 alle 14:03 Rispondi

      Bene, allora dovresti leggere – e anche io dovrei farlo – L’Utopìa di Thomas Moore, che ha coniato il termine.

  13. Maria Teresa Steri
    28 ottobre 2016 alle 15:59 Rispondi

    Le idee esterne secondo me possono essere molto utili, magari per darci uno spunto da sviluppare. Anche se il mio genere non rientra in nessuno di quelli che hai proposto, mi ha colpito quello che hai detto a proposito dell’horror, sul suscitare inquietudine, una sensazione che persista a lungo, e magari attingere ai nostri stessi incubi per suscitarla. Molti thriller o libri di suspense riescono a colpire proprio perché stimolano delle paure comuni, ci fanno pensare “questo potrebbe capitare anche a me”.

    • Daniele Imperi
      28 ottobre 2016 alle 17:26 Rispondi

      Suscitare inquietudine per me è più importante del mettere paura. Non credo che ci si possa spaventare davvero leggendo una storia horror. Ma inquietare sì.

  14. Pietro 57
    31 ottobre 2016 alle 03:43 Rispondi

    Articolo molto lodevole,devo dire, perché a mio parere hai fatto un ottimo abbinamento: i racconti esaminati per genere letterario o narrativo. Reputo ciò molto importante,anzi di vitale importanza per uno scrittore o scrittrice riuscire a stabilire con una certa precisione il genere narrativo di cui andrà ad occuparsi per le prossime dieci, cento o mille pagine. A qualcuno la cosa potrebbe sembrare riduttiva o addirittura estremamente limitata a tal punto da non lasciare libero lo scrittore di esprimersi al suo meglio o come l’ispirazione più gli o le suggerisce. Ma il punto focale di questo ragionamento è che lo scrittore ha di solito un punto di forza nella sua fantasia letteraria, e questo è necessario per scrivere racconti o romanzi, ma tale “fantasia, che ci aiuta a inventare o a romanzare una storia, può allo stesso tempo essere un disturbo o addirittura un impedimento per lo scrivere. Nello scrittore tutto ciò che si manifesta in eccesso nella sua scrittura diventa un difetto e non un pregio e questo vale anche per l’eccessiva fantasia. Il “genere letterario, o “genere narrativo” più è specifico, bene delineato e recintato in modo preciso e più lo scrittore avrà vita facile per la sua produzione. Vi faccio un esempio: possiamo dire che l’immaginazione o la fantasia creativa di chi scrive la potremmo paragonare a un universo senza limiti o confini, ma quando scriviamo un romanzo o un racconto non abbiamo bisogno di tutto questo “spazio letterario”, ma ce ne serve molto di meno. Ecco che qui ci viene in aiuto il “genere letterario” o “genere narrativo”. Sapendo con precisione di cosa e per cosa stiamo scrivendo, saremo più concentrati in ciò che scriviamo e saremo anche più produttivi e più soddisfatti del nostro scritto. Il genere narrativo, in parte accennato sopra, ci aiuterà a non perdere il filo, a non divagare, a non mischiare cose superflue e soprattutto daremo il nostro meglio nello sviscerare fino in fondo l’argomento che stiamo trattando. E in modo semplice ci permetterà di non perdere coerenza con ciò che dovremmo scrivere facendoci capire quando stiamo percorrendo una strada sbagliata. Un altro esempio: i generi narrativi sono molti,e se ne possono inventare altri a nostro piacimento, ma tutto ciò dovrebbe essere confinato in un unico genere ben delineato e ben definito, per questo una “storia di amore sentimentale” deve essere circoscritta e chi scrive di quel soggetto deve trattare, come una “storia di spionaggio” deve trattare solo quel soggetto e basta. Mischiare i generi narrativi si può, ma tutto diventa più complicato, difficile e pericoloso, in quanto si può facilmente andare fuori tema o addirittura confondersi le idee e stufarsi preso di scrivere. Ciò non è una limitazione, cito ad esempio una canzone che parlava di “il cielo in una stanza” , avete notato quanta immensità può contenere una stanza? Quindi stando confinati in un genere letterario specifico sarà come stare in quella stanza dove però potremo spaziare lo stesso coi cieli infiniti della nostra fantasia, ma rimanendo nello specifico stile di narrazione da noi stabilito in precedenza. In letteratura si può scrivere tanto oppure poco, ma quello che conta è “come lo si scrive quel tanto o quel poco”. E il genere narrativo che si sceglie di adottare può aiutarci molto a scrivere bene quel che vogliamo. Il mio è solo un punto di vista come un altro. Spero di esservi stato utile in qualche modo. A presto.

  15. Daniele Imperi
    31 ottobre 2016 alle 09:18 Rispondi

    Grazie. Io infatti ho sempre in mente un preciso genere in cui inserire la mia storia, così come so da subito se voglio mescolare due o più generi.

  16. elisa
    31 ottobre 2016 alle 17:10 Rispondi

    Spunti sempre molto interessanti! Ti stimo molto e ormai ti ho assunto come mentore!

    • Daniele Imperi
      31 ottobre 2016 alle 17:45 Rispondi

      Ciao Elisa, grazie e benvenuta nel blog :)

  17. Andrew Next
    2 novembre 2016 alle 06:59 Rispondi

    8 bis: Ucronia. Cosa sarebbe successo se…
    L’ucronia è tosta: richiede una padronanza della storia mostruosa, ma i risultati sono assolutamente spettacolari. Si riesce ad introdurre ogni ben di Dio e con relativa facilità, dopo che si è riusciti nel difficilissimo compito di “calcolare” lo scenario. Esempi: Il ciclo dell’Invasione (Harry Turledove), Fatherlands (Robert Harris), La svastica sul sole (Philip K. Dick) .

    Ok, il libro di Harris non è esattamente fantascienza, ma un giallo fantapolitico… però è straordinariamente meraviglioso, per il livello di dettaglio nell’ambientazione dei personaggi e dell’impianto narrativo.

  18. Angelo
    7 novembre 2016 alle 11:18 Rispondi

    Vorrei porti una domanda per ricevere un tuo consiglio. Sono anche io dell’opinione che bisogna documentarsi prima di scrivere. Ma dove? Cioè, se avessi in mente romanzi storici, o anche di altro genere, poliziesco, giallo o altro, dove si possono reperire le informazioni necessarie per documentarsi ad esempio sulle consuetudini, sulle ambientazioni o anche su delle caratteristiche particolari di qualche città che si deve descrivere? So che internet è una miniera di informazioni, ma al tempo stesso è un’oceano nel quale si rischia di annegare tra le troppe informazioni, perdendo tempo dietro una quantità di materiale che poi risulterà inutile. Quindi da cosa cominciare? Dove cercare esattamente? E come riuscire a fare una cernita delle informazioni?

    • Daniele Imperi
      7 novembre 2016 alle 11:57 Rispondi

      Io mi documento principalmente sui libri, ma anche sul web, cercando fonti valide. Poi esistono anche dei forum tematici, in cui chiedere informazioni.

  19. Francesca
    8 novembre 2016 alle 15:32 Rispondi

    Santo cielo, questo articolo è una specie di Eldorado per me, non-ancora-writer-ma-che-sogna-di-diventarlo, e in costante ricerca di spunti per la mia latitante e atrofizzata creatività!! Grazieee!

    • Daniele Imperi
      8 novembre 2016 alle 15:38 Rispondi

      Ciao Francesca, benvenuta nel blog.
      Quale storia di ispira? :)

      • Francesca
        8 novembre 2016 alle 16:10 Rispondi

        Ciao Daniele!
        In verità non è il primo articolo che leggo, seguo il tuo blog già da un po’! Durante le pause dal mio noiosissimo lavoro attuale :-), mi metto ad esplorare il mondo della scrittura, lo trovo meraviglioso e penso anche di aver una discreta attitudine a maneggiare le parole. Il mio tallone d’achille però è sempre stata la creatività: la mia mente è troppo analitica e finisce per incanalarsi sempre negli stessi pattern, nelle stesse idee già esistenti, ricade di continuo nella trappola dell’emulazione e ha un’estrema difficoltà a metterci del “suo”, ad essere originale e realmente “creatrice”. Ricordo ancora la frustrazione, da ragazzina, quando con entusiasmo mi mettevo davanti un foglio bianco e rimanevo inerme a contemplarlo senza che nemmeno un barlume di idea arrivasse a salvarmi!
        Ad ogni modo eccomi, come al solito sto divagando! Per rispondere alla tua domanda, tra le succosissime idee che hai elencato, mi solleticano particolarmente due categorie: la fantascienza, che mi affascina anche in campi diversi dalla parola scritta, e il mainstream, in particolare nella declinazione relativa alla figura del mentore.
        Poliziesco, horror e fantasy non fanno molto per me, Avventura potrebbe essere un esperimento interessante, e il filone Storico mi piacerebbe molto, ma ho un po’ troppe lacune in questo ambito per riuscire a costruire un background attendibile alla mia storia, per lo meno dovrei prima documentarmi approfonditamente!
        E tu hai una preferenza?

        • Daniele Imperi
          8 novembre 2016 alle 16:14 Rispondi

          Molti dicono che ormai non si scriva più nulla di originale :)
          L’emulazione è normale, se uno è agli inizi, ma secondo me è una tendenza facile, quando un argomento ti magnetizza.
          A me attirano questi temi:
          Mondo Perduto
          Avventure oniriche
          Mitologia italiana
          Discronia
          La vostra città
          Le guerre d’Indipendenza italiane
          Preistoria

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